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Cronache

Di Fabio Frabetti

Essere sfrattati dalle stesse persone che hanno usurpato la loro proprietà, con una procedura irregolare priva dei fondamentali documenti che la possa legittimare.  Quello che è successo negli ultimi trent'anni ai coniugi Sannino abbraccia tutto il vocabolario del malaffare.

SOCIO DISONESTO - Tutto inizia ventinove anni fa, nel 1984. Gino Sannino e Zionela Belgrave cercano di assicurare un degno futuro a loro ed ai loro figli di 4 e 8 anni, investendo i loro risparmi per acquistare una proprietà a Vicchio del Mugello, incantevole località sulle colline toscane che ha dato i natali a Giotto e Beato Angelico.

Quello dei Sannino è un investimento di 100 milioni di lire per 30 metri cubi di edificazione: «Abbiamo ricostruito di sana pianta il locale, ampliato il laghetto per la pesca sportiva e avviato un’attività ristorativa con annesso bar e pizzeria. Successivamente i terreni sono stati dichiarati edificabili con l’approvazione del Piano Regolatore del Comune, il quale prevedeva la costruzione di un complesso turistico sportivo. Lo chiamammo “Lago Due Torrenti”. Furono lavori in economia, apportammo migliorie per seicento milioni di vecchie lire, il valore finale era di circa un miliardo. Per realizzare questo progetto nel 1987 fu costituita una srl nella quale l'anno seguente entrò un socio al 25%. Questa persona voleva aumentare le sue quote e non riuscendo nell'intento di trovare un accordo cita Gino in tribunale per alcune millantate irregolarità amministrative. Il tribunale nomina nel 1991 quindi un commercialista come amministratore giudiziario».

 

TRAME OSCURE – I Sannino pensano che questa procedura almeno avrebbe chiarito ogni dissidio non immaginando minimamente cosa stava per accadere.  «Il bilancio venne falsificato includendo debiti non esistenti, una perizia fasulla stimò al ribasso il valore dei beni immobiliari della società, gli onorari dell'amministratore giudiziario che vennero fatturati erano eccessivamente alti, tanto che divenne ben presto il maggior creditore della società: la due Torrenti aveva una modesta entrata di 20 mila euro annui e l'amministratore ne fatturava 50 mila per alcune ore alla settimana, cifre che quindi non potevano essere pagate. Come se non bastasse arrivò a far chiudere l'attività commerciale, in modo da aggravare irreversibilmente la situazione economica. Le perdite iniziali di 90 milioni di lire quadruplicarono nel giro di pochi mesi».  Come in un amaro romanzo non tutte le persone che sembrano buone e desiderose di aiutarti poi si riveleranno tali. Alla coppia si avvicinano due cancellieri del tribunale: sostenevano di poter intercedere presso il giudice incaricato che fino a quel momento non aveva mosso un dito per contrastare l'illecito operato dell'amministratore giudiziario. I funzionari del tribunale però in cambio di questo favore avrebbero voluto che Gino vendesse loro i suoi diritti in un altro procedimento pendente davanti allo stesso giudice. Di fronte al rischio di perdere la casa e l'attività commerciale, per la richiesta di liquidazione avanzata dall'amministratore, la coppia accettò questa offerta. Ma quanto promesso dai cancellieri rimase lettera morta: la srl fu messa in stato di liquidazione alla fine del 1992.

 

CAMBIALI INSOLUTE -  La storia si ripete con la nomina da parte del giudice istruttore di un liquidatore giudiziario che non sembra affatto curare gli interessi della società. Gino e Zionela sono così costretti a svendere un anno più tardi la loro quota sociale per appena 150.000 euro, il 10% del valore reale.  Dovettero anche accettare le cambiali come mezzo di pagamento imposto dal compratore: un personaggio che poi si rivelerà agire in nome e per conto di un prestanome. Vari soggetti, tra cui anche il notaio, riescono con alcuni raggiri, non solo a far confermare alla corte d'appello il controllo della società alla nuova proprietà, ma anche ad ottenere dalla donna una firma sul documento collegato alla cessione delle quote, come se il pagamento fosse già avvenuto. In realtà questo pagamento non c'è mai stato e le cambiali, ancora insolute, sono in mano dei Sannino. Per tutti questi anni hanno condotto una battaglia legale che non è mai incredibilmente arrivata a giudizio nonostante i coniugi abbiano in mano le cambiali protestate ed abbiano presentato prove inconfutabili sul malaffare che ha avvolto le loro vite.

 

COME TERRORISTI - Qualche anno fa i nuovi compratori, accompagnati da un ufficiale giudiziario e dai carabinieri dei comandi di Vicchio e Borgo del Mugello, si presentarono a casa dei Sannino per sfrattarli. Gino, disperato, arrivò a cospargersi di benzina, minacciando di darsi fuoco: l'ufficiale giudiziario sospese la procedura. Due mesi più tardi ci riprovarono approfittando del fatto che la coppia fosse andata a Firenze. Con un dispiego enorme di carabinieri e di posti di blocco ci fu una vera e propria invasione a casa dei coniugi: «Nostro figlio svegliato nel sonno fu letteralmente cacciato di casa. I carabinieri non gli permisero neanche di chiamare l'avvocato. Fu ammanettato perché voleva entrare in casa e prelevare i documenti dei genitori. Sia i compratori che diversi sconosciuti ebbero tutto il tempo necessario per mettere mano a documenti importanti che riguardavano cause pendenti contro gli stessi acquirenti. Furono portati via un sacco di nostri oggetti, la casa fu letteralmente svuotata. Portarono via il furgone, le finestre e le porte furono murate. Ci fu detto che quella roba era stata trasferita in un magazzino di proprietà degli stessi compratori. Un qualcosa di allucinante. Quando nostro figlio riuscì a informarci di quello che stava accadendo tornammo subito verso casa, ma fummo bloccati da una pattuglia dei carabinieri. Nell'ordinanza del giudice si diceva esplicitamente che quell'operazione doveva essere compiuta senza informarci. Un tipo di operazione adatta più ad un terrorista piuttosto che a due comuni cittadini»..

 

RAPINA LEGALIZZATA - Gino e Zionela si attendono da un momento all'altro di essere cacciati da casa. Questo nonostante alcuni protagonisti della loro storia, si siano rivelati ulteriormente invischiati nell'illegalità. «Il giudice che aveva in mano il fascicolo è stato nel frattempo trasferito da Firenze a Milano e accusato di corruzione, concussione e associazione a delinquere. Il liquidatore è stato anche in carcere ed è indagato per gli stessi reati. Il potere di quella famiglia di compratori e del loro prestanome arrivava dunque ai poteri forti delle istituzioni, coinvolgendo pubblici ufficiali di vari livello. Tutto perché abbiamo tentato di far valere i nostri diritti e conservare gli unici beni che possediamo. Ora lo sfratto tra pochi giorni sarà esecutivo. Dobbiamo anche sopportare gli annunci su Internet con la messa in vendita delle nostre proprietà. Una sorta di mafia locale ci sta per mettere sulla strada. È una rapina “legalizzata”».

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