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Cronache
Matacena: niente latitanza dorata, a Dubai faccio il maitre

Matacena 1: niente latitanza dorata, a Dubai faccio il maitre - A Dubai, "mi mantengo con il mio lavoro. Faccio il maitre in un locale: di quello vivo, altro che latitanza dorata". Lo dice Amedeo Matacena al centro della vicenda giudiziaria che ha condotto all'arresto dell'ex ministro Claudio Scajola. "Dopo quello che e' accaduto - spiega a Repubblica - e' tempo di chiarire alcune cose, a partire dal fatto che nell'ordinanza di custodia cautelare, ci sono un sacco di sciocchezze. Non avevo nessuna intenzione di andare a Beirut, un'idea del genere non mi ha neppure sfiorato. Sarebbe stata una follia. Mi trovo in un Paese in cui non esiste l'estradizione, perche' avrei dovuto andare in Libano dove invece esistono accordi bilaterali con l'Italia"?

Quanto alle intercettazioni da cui sarebbe emersa l'esistenza di un piano fra sua moglie e Scajola, Matacena afferma che "e' semplicemente illogico ipotizzarlo. Mettetevi nei panni di mia moglie, era disperata e ha cercato aiuto. Fra l'altro, lei non ha mai accettato il fatto che io me ne fossi andato dopo la sentenza e se e' venuta qui, e' solo per sbrigare le pratiche della separazione". Riferendosi alla sua vicenda personale dunque, Matacena afferma: "sono stato condannato ingiustamente, e' stato un processo politico. Aspetto gli esiti dei ricorsi". E ora, afferma ancora, "mi mantengo con il mio lavoro. Lavoro a Dubai come ho sempre fatto nella mia vita. L'impegno politico in Forza Italia mi e' costato molto. Ho perso praticamente tutto, compresa la mia famiglia".

Matacena 2: mi dispiace per Scajola, e' una brava persona - "Mi dispiace per Scajola, e' una brava persona con cui sono in ottimi rapporti". Lo dice ai microfoni di Sky Tg24, Amedeo Matacena. L'ex parlamentare di Fi, commentando i casi di Berlusconi, Scajola, Dell'Utri, ha detto che si tratta "sempre di un problema di politica. A nord hanno usato gli attacchi contro Berlusconi - ha spiegato - a sud il concorso esterno per colpire Forza Italia che va fortissimo. Se si e' riusciti a condannare me, che sono stato sotto scorta per 20 anni, a questo punto e' necessaria una profonda e seria riflessione sul 416 bis, che allora e' un articolo inventato dalla giurisprudenza". Matacena ha detto che la concessione della scorta alla moglie, "e' stata una cortesia di Scajola". E riferendosi al suo patrimonio,ha detto di "essere onestamente sorpreso. Non vedo occultamento. Ho ceduto quote di societa' che derivavano dal lavoro di mio padre a mia moglie dopo che sono uscito dal carcere di Catanzaro".

L'intercettazione di Chiara Rizzo: "Io sono stata stupida a non chiedere subito il divorzio" - "Gli ho detto all'avvocato: che cazzo mi dici, hanno aperto un'indagine per me? (...) Ma se io non ho fatto niente nella vita mia, che c'entro io? (...) Io sono stata stupida a non chiedere subito il divorzio, la separazione, però io che ne sapevo? Pensavo che le cose si aggiustavano".

Scajola non risponde al gip, la moglie del latitante: "Torno presto" - L'ex ministro Claudio Scajola si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Pier Luigi Balestrieri durante l'interrogatorio di garanzia nel carcere romano di Regina Coeli, dove è detenuto da ieri con l'accusa di avere favorito la latitanza di Amedeo Matacena.

La moglie di Matacena, intanto, ha rotto il silenzio. "Sto anticipando il mio rientro in Italia e sono in grado di chiarire tutto, è la sola cosa che voglio", ha detto Chiara Rizzo, moglie di Matacena, colpita da provvedimento restrittivo nell'ambito della stessa inchiesta. "Sto tornando da un viaggio programmato - ha detto - per mettermi a disposizione della giustizia e per chiarire la mia posizione. Chiarirò tutto, anche le parole dette a Scajola e riportate dalle intercettazioni".

In una conversazione telefonica del 2 agosto 2013 tra Scajola e Chiara Rizzo si discute di un "argomento riservato" che secondo il gip guarderebbe l'impegno del politico in favore di Matacena. "Scajola lo abbiamo trovato sereno e tranquillo. E' convinto di poter spiegare tutti i fatti, ma noi come difensori, allo stato, lo abbiamo consigliato di avvalersi di facoltà di non rispondere". Così l'avvocato Giorgio Perroni, difensore di Claudio Scajola, all'uscita dal carcere romano di Regina Coeli, al termine dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip. "Non abbiamo potuto parlare con lui - ha spiegato ancora il legale - e lo abbiamo visto solo nel corso dell'udienza, anche perché c'è la norma che consente al giudice di differire i colloqui con i difensori per un certo numero di giorni. Visto che non abbiamo potuto interloquire con lui sui fatti che gli si contestano, non abbiamo tutti gli atti del procedimento ma solo il provvedimento di arresto, la scelta che ci è sembrata migliore è quella di non rispondere all'interrogatorio". "Lui avrebbe parlato anche oggi davanti al gip - ha detto l'avvocato Perroni riferendosi alle intenzioni di Scajola - ma noi gli abbiamo consigliato di non farlo, poiché non abbiamo visto le carte e tutti i faldoni, circa una quarantina, che sono stati depositati". L'interrogatorio concordato con i pm si dovrebbe tenere, sempre a Roma, davanti ai magistrati Lombardo e Curcio della Direzione nazionale antimafia, e al procuratore capo di Reggio Calabria Cafiero.

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