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Cronache
Scambio embrioni, i genitori biologici: "Vogliamo i bimbi appena nati"

Continuano polemiche e dolore dopo il drammatico caso dello scambio di embrioni in seguito a una procedura di fecondazione assistita eseguita all'ospedale Pertini di Roma. Uno scambio dovuto alla somiglianza dei cognomi. A parlare, in un'intervista a Repubblica, sono i genitori biologici, che vogliono quei bambini una volta che saranno nati. Gli embrioni arrivano da loro, ma per errore sono stati impiantati nell'utero di un'altra donna, che è rimasta incinta di due gemelli e sta portando avanti la gravidanza.

La coppia dei genitori biologici, che vogliono rimanere anonimi, non riesce ad accettare che quei bambini siano di qualcun altro e racconta di quando ha saputo dello scambio, a pochi giorni dall'impianto degli embrioni nel corpo di una donna diversa da sua moglie. I due li hanno chiesti indietro, ma gli altri due coniugi hanno detto che quei bambini li vogliono tenere. Anche a costo di andare in tribunale. E il padre biologico replica: "Non è il momento delle polemiche. Non sappiamo neanche di chi stiamo parlando. Non sappiamo chi siano, dove vivano, cosa facciano. Ma noi li vogliamo incontrare, se loro sono disposti. Vogliamo parlarci, provare a risolvere la questione".

"Ci è crollato il mondo addosso - dice la mamma -. Abbiamo subito capito cosa vuol dire essere genitori. Dei nostri bambini non abbiamo nulla, soltanto le analisi genetiche che ci ha inviato l'ospedale. Le guardiamo e le riguardiamo. Sono i nostri quattro codici, e ci sorprendiamo a vedere le somiglianze dei caratteri, a pensarli, a immaginarli. Sono loro, siamo noi. Abbiamo questo, ma lasciateci considerarla la nostra prima foto di famiglia". E il papà: "Non vogliamo una diatriba mediatica tra noi e l'altra oppia: non servirebbe a nessuno".

"L'unica cosa che conta è proteggere i nostri figli - continuano -. Ci sono solo i loro diritti. Stiamo vivendo un incubo. Noi possiamo sopportarlo, ma non possiamo consentire che i nostri bambini diventino vittima degli sbagli di qualcun altro". "Li abbiamo voluti con tutti noi stessi - dice ancora la mamma -. E' difficile spiegare la sofferenza di una gestazione negata. Non ho mai visto una loro ecografia, né ho sentito il battito dei loro cuori. Ma sentiamo fortissimo il legame indissolubile che lega le nostre quattro vite".

La legge però dice che il figlio è della donna che lo partorisce. "Quindi chiediamo una soluzione al servizio pubblico che ha sbagliato. Non c'è certezza sull'esito del caso se la questione finisse in Tribunale. Sia quindi lo Stato a rivolvere la cosa. Nell'interesse di quei due bambini".

Di famiglia allargata i due genitori naturali non vogliono sentir parlare: "Non ci crediamo. Ci aspettiamo qualcosa di diverso. Ma intendiamo parlarne con l'altra coppia, quando riusciremo a incontrarla".

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