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Cronache
bernardoprovenzano

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

19 luglio 1992: Paolo Borsellino viene ucciso in via D'Amelio. 18 luglio 2013, Mario Mori assolto, Massimo Ciancimino inattendibile. Secondo i giudici di primo grado l'ex generale dei Carabinieri non favorì la latitanza del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. Duro colpo al processo principale, quello sulla trattativa Stato-mafia che vede imputati tra gli altri lo stesso Mori, Nicola Mancino e Marcello Dell'Utri. Il mancato blitz del '95 doveva far parte del "patto inconfessabile". Ma i dubbi rimangono. C'è chi dice: "Mori favoreggiatore a sua insaputa". Ma intanto la verità su una stagione drammatica è lontana dall'essere scoperta...

 

MORI-COSA NOSTRA: DOVE FINISCE IL "PATTO INCONFESSABILE"? - I processi e le indagini sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia sembrano in un vicolo cieco. Mario Mori, ex generale dei carabinieri, è stato assolto in primo grado dall'accusa di favoreggiamento a Cosa Nostra. Lui e Mauro Obinu non sono colpevoli della mancata cattura di Bernardo Provenzano. Un teorema ormai scritto "nella pietra" in alcuni ambienti investigativi. E una fondamentale estensione al processo principale sulla trattativa, appena cominciato e ora, si scopre, forse con le gambe corte. Secondo la ricostruzione dei pm Mori e Obinu erano i terminali di "una scelta di politica criminale sciagurata". La mancata cattura di Provenzano rientrava, secondo i magistrati, in un più ampio "accordo" tra parti dello Stato e della politica e di Cosa Nostra. Mori era stato assolto anche per la mancata vigilanza del covo di Totò Riina nel gennaio del 1993. Secondo i giudici manca il dolo. Le catture mancate non sono avvenute per volontà di Mori. Due indizi fanno ormai una prova. Quelle prove che secondo i giudici mancavano in questo processo. E non solo. Come scrive Bolzoni su Repubblica il messaggio alla magistratura inquirente è molto netto: "Cambiate il modo di fare le indagini".

PROVE E TEOREMI - Insomma, i giudici vogliono prove. Concrete, tangibili, inconfutabili. Non bastava appurare la mancata cattura di Provenzano, Servivano gli elementi per collegarla al dolo di Mori. Elementi che, almeno per il primo grado, sono mancati. Ora ai pm di Palermo serve un deciso cambio di rotta. I giudici vogliono più prove e il sottile messaggio potrebbe essere indirizzato anche all'indagine sulla trattativa. Un'indagine da molti criticata perché basata su teoremi. Lo stesso gup Piergiorgio Morosini, pur ricevendo la richiesta di rinvio a giudizio dei pm Ingroia e Di Matteo, aveva avanzato critiche in tal senso: “Il materiale acquisito non è pervenuto al giudice in forma organica per singole posizioni processuali in maniera intelleggibile“, aveva scritto Morosini. E ancora: “La memoria che è stata prodotta il 5 novembre dalla Procura non affronta il tema delle fonti di prova”.

CIANCIMINO INATTENDIBILE. MORI "FAVOREGGIATORE A SUA INSAPUTA" - Una fonte primaria per la Procura di Palermo è stato certamente Massimo Ciancimino. Ma anche qui i magistrati inquirenti hanno subito un duro colpo. Sia Ciancimino sia il colonnello Michele Riccio sono stati giudicati inattendibili dal tribunale che ha assolto Mori. L'ex pm Ingroia e il pm Di Matteo hanno detto che il processo sulla trattativa non ruota solo intorno alle parole di Ciancimino, riconoscendo comunque che si tratta di un teste "attendibile in alcune parti e inattendibili in altre". Una posizione che difficilmente sarà accettata dai giudici. Sempre Ingroia ha sottolineato il fatto che anche i giudici hanno accertato la mancata cattura di Provenzano. E allora, spiega il nuovo commissario di Sicilia & Servizi, Mori appare come un "favoreggiatore a sua insaputa". Ma in attesa di leggere le motivazioni della sentenza e ricordando che la procura ricorrerà in appello contro l'assoluzione di Mori appare inutile negare che, a torto o a ragione, il processo sulla trattativa vacilla. 21 anni fa Paolo Borsellino morì ammazzato. Di sicuro, oggi, sappiamo ancora solo quello.

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