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Cronache
Sinodo, frenata su divorziati e gay: "Non a facili populismi"

Sull'accesso dei divorziati ai sacramenti, il circolo "Italicus C" ha votato una proposta, "approvata con la maggioranza dei voti", che "apre tale possibilita' in condizioni precise ed in momenti definiti della vita ecclesiale e familiare, valorizzando il significato dell'eucaristia come sacramento per la crescita nella vita cristiana, tenendo ferma la dottrina sull'indissolubilita' coniugale". Lo riferisce il bollettino del Sinodo che da' conto anche della posizione minoritaria: "alcuni padri - si legge infatti nella relazione del gruppo guidato dall'arcivescovo di Tirana Angelo Massafra - hanno ritenuto vincolante la disciplina attuale e altri non sufficientemente maturo lo studio sul fondamento teologico che consente l'evoluzione".

"Al riguardo - si legge inoltre - i padri hanno segnalato alcuni aspetti piu' specifici per arricchire le proposte formulate nel testo: una menzione espressa sui movimenti familiari; un numero apposito sulle adozioni; un invito a studiare nuove presenze in campo educativo; un ritorno ai testi dell'instrumentum laboris circa le unioni omosessuali; un appello alle istituzioni per promuovere politiche in favore della famiglia". In ogni caso, riguardo alle nullita' matrimoniali, "sull'evoluzione della disciplina il circolo si e' pronunciato in modo unanime sulla necessita' di studiare l'ampliamento dell'esercizio della 'Potestas Clavium' e le condizioni per trattare con procedura giudiziale extraordinaria le cause che non richiedano un giudizio ordinario; si chiede ai vescovi di avviare una pastorale giudiziale accurata, preparando sufficienti operatori, chierici e laici".

 Analoga (anche se meno esplicita nella formulazione) la posizione espressa dal circolo italiano A: "rispetto alla ammissione ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia i padri del Circolo - afferma la relazione stesa dall'arcivescovo di Ancona, Edoardo Menichelli - pur sensibili alla problematica propongono che l'argomento sia ristudiato alla luce del n. 84 della 'Familiaris Consortio' al fine di precisare eventuali condizioni diverse dalla disciplina attuale". Cioe': il cambiamento e' possibile ma nel quadro di una ribadita indissolubilita' del matrimonio. Il circolo ha voluto anche "suggerire di modificare i titoli dei paragrafi utilizzando sempre l'espressione 'cura pastorale' coniugandola sia rispetto alle unioni civili e alle convivenze sia verso i separati, divorziati non risposati, divorziati risposati e persone omosessuali". "Piu' specificatamente per quanto attiene alla cura pastorale delle unioni civili e delle convivenze si e' inteso suggerire - spiega la breve relazione redatta da monsignor Menichelli - che la sensibilita' maggiore della pastorale voglia cogliere gli aspetti positivi che non appartengono all'esperienza stessa ma che vanno trovati dentro l'esperienza, naturalmente con lo sguardo trasformativo verso l'accoglimento del dono del matrimonio e della famiglia". Per quanto riguarda i processi di nullita' matrimoniale, nel circolo italiano A, "non si e' condivisa la possibilita' dell'azione diretta del vescovo diocesano nei processi di dichiarazione di nullita' soprattutto in riferimento a un deficit di preparazione specifica suggerendo tuttavia che si cammini piu' sinergicamente su una pastorale che veda coinvolti tribunali, consultori e i vari uffici famiglia delle diocesi. Si auspica che la comunita' cristiana si prenda cura di queste situazioni come espressione e testimonianza di carita'".

Una "sintesi non ufficiale" delle relazioni dei 10 gruppi linguistici da' conto di posizioni diverse e apparentemente inconciliabili: "per quanto riguarda l'accostamento dei divorziati risposati al sacramento dell'Eucaristia, sono state espresse per lo piu' - afferma il testo di sintesi generale - due riflessioni: da una parte si e' suggerito che la dottrina non venga modificata e rimanga quale e' ora; dall'altra si e' pensato di aprire alla possibilita' di comunicarsi, in un'ottica di compassione e misericordia, ma solo nel caso in cui sussistano determinate condizioni". In alcuni gruppi linguistici, inoltre, "e' stato suggerito che la questione venga studiata da una apposita Commissione inter-disciplinare". "Una maggiore attenzione - afferma ancora la sintesi del lavoro dei gruppi - e' stata poi auspicata per i divorziati non risposati, testimoni talvolta eroici della fedelta' coniugale". Allo stesso tempo, "e' stata auspicata un'accelerazione nelle procedure di riconoscimento della nullita' matrimoniale e di constatazione di validita' dello stesso; e' stato, inoltre, ricordato che i figli non sono un onere, ma un dono di Dio, frutto dell'amore tra i coniugi". In generale, riferisce ancora la Sala Stampa della Santa Sede nel suo bollettino, "i Circoli minori hanno evidenziato che la Chiesa deve essere casa accogliente per tutti, affinche' nessuno si senta rifiutato". Tuttavia, "e' stata auspicata una maggiore chiarezza, evitando confusione, tentennamenti ed eufemismi nel linguaggio: ad esempio, sulla legge della gradualita', affinche' non diventi gradualita' della legge". "Alcuni Circoli inoltre - continua la nota - hanno espresso perplessita' per l'analogia fatta con il paragrafo 8 della 'Lumen Gentium', in quanto esso potrebbe dare l'impressione di una volonta', da parte della Chiesa, di legittimare le situazioni familiari irregolari, anche se esse possono rappresentare una tappa del cammino verso il sacramento matrimoniale. Altri Circoli hanno auspicato un approfondimento del concetto di 'comunione spirituale', affinche' sia valutato ed eventualmente promosso e diffuso".

"Ferma restando l'impossibilita' di equiparare al matrimonio tra uomo e donna le unioni omosessuali, le persone con tale orientamento vanno accompagnate pastoralmente e tutelate nella loro dignita'". Lo afferma la sintesi non ufficiale delle relazioni dei gruppi linguistici presentate al Sinodo. In molti gruppi e' stato pero chiesto esplicitamente che "cio' non appaia come un'approvazione, da parte della Chiesa, del loro orientamento e della loro condotta di vita". Ad esprimere molto bene l'accoglienza che il Sinodo intende manifestare a chi vive in situazioni irregolari (per la Chiesa Cattolica) e' ad esempio la relazione del gruppo linguistico italiano C che riconosce come positivo il "desiderio di famiglia seminato dal Creatore nel cuore di ogni persona, anche di quei fedeli che, per svariate ragioni, non lo vivono in piena coerenza con la Parola di Cristo". "Poiche' tra le ragioni di detta incoerenza si annoverano la mancata coscienza di peccato e i gravi condizionamenti culturali, questi padri - si legge nella relazione - ritengono necessario un linguaggio nuovo e incoraggiante, che nell'orientare verso la pienezza del messaggio evangelico, possa far leva sugli elementi positivi che di esso sono gia' presenti nelle esperienze familiari imperfette".
  

"Rispetto alle situazioni oggettive di peccato, gli stessi padri - riferisce il relatore, Manuel Jesus Arroba Conde - senza venir meno all'annuncio della verita', muovono dalla convinzione che il Vangelo della misericordia sia una parte imprescindibile integrante la verita' stessa e, di conseguenza, non possa essere ridotto all'osservanza di un mero atteggiamento pastorale sulle persone".
  

Secondo la relazione del circolo italiano C, "i padri del circolo si sono sforzati molto seriamente per compiere un discernimento in grado di produrre formulazioni il piu' condivise possibile, accogliendo gli uni le indicazioni degli altri, soprattutto in merito a possibili lacune del testo proposto e, non di rado, rinunciando ad alcuni concetti problematici, pur di salvaguardare i contenuti". "Di cio' - conclude il testo - e' prova il fatto che la maggior parte dei modi, pur oggetto di accese discussioni, sono stati votati in maniera unanime".

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