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Sisma, speriamo che nessuno abbia riso

Dopo le lacrime arriveranno gli appalti…

Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato, il costruttore napoletano, don Francesco Piscicelli, la notte del sisma in Abruzzo, il 6 aprile 2009 (309 morti e migliaia di sfollati), sghignazzarono, al telefono, pensando agli appaltoni, che avrebbero ottenuto. La registrazione fu diffusa sul web.
Quella risata diventò quasi il simbolo del cinismo e dell’avidità,  che sembrò si  nascondessero dietro  agli appalti sulla ricostruzione dell’Abruzzo.
Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato, Francesco Piscicelli, che al cellulare-telefonico, non quello che trasporta i detenuti- si raccontavano di quanto avessero riso, nella notte del terremoto, indignarono tutti i cittadini aquilani e milioni di italiani.
Speriamo che, la notte del 24 agosto, nessuna cricca abbia riso,  pensando ai guadagni da intascare, grazie alla tragedia del terremoto nel Lazio.

E, soprattutto, ci auguriamo che, dopo le lacrime e la solidarietà ai terremotati, non spuntino, presto, i sorrisoni degli imprenditori, incaricati di ricostruire i centri distrutti o danneggiati dal sisma. E che gli incarichi vengano conferiti, con la massima trasparenza e con i più severi controlli.
Ma questa speranza potrà diventare realtà, quando e se verrà, definitivamente, rottamata una classe politica, e amministrativa, maneggiona e famelica, che da molti anni ha smesso di occuparsi dei problemi reali della società.