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Sistema frodi settore carni per 300 mln. Sequestri e arresti in tutta Italia

Un consorzio di coop e srl sotto inchiesta nel settore lavorazione carni. Arresti tra colletti bianchi. Sequestrati yacht e beni di lusso. “The Butcher”…

La carne costa e nel suo sottomondo si possono fare un mucchio di sconcezze. Sono cronache di questi anni le condizioni di sfruttamento e sottomissione della manodopera nella macellazione e lavorazione delle carni, settore che in Italia vale 30 miliardi di euro l’anno, il 15% dell’industria alimentare

Qualche giorno fa la procura di Milano, coordinata dai sostituti procuratori Gianfranco Gallo e Maurizio Ascione e la Guardia di Finanza di Rho hanno portato alla luce, con l’inchiesta “The Butcher” (Il macellaio), uno delle tante strutture che operano nel sottomondo, un consorzio ‘fantasma’ ma neanche poi tanto, vista la diffusione in ogni angolo del Paese, per una frode fiscale di quasi 300 milioni di euro

200 finanzieri si sono mossi dove il consorzio operava, da Bari a Bergamo, da Biella a Brescia e poi Caserta, Crotone, Fermo, Foggia, Forlì-Cesena, Lecce, Macerata, Milano, Modena, Novara, Rimini, Roma, Savona, Taranto, Teramo, Torino, Venezia, Vercelli. Sono stati sequestrati 2 yacht, 90 immobili tra ville di lusso, appartamenti, ristoranti, locali notturni, 35 auto tra cui numerose di lusso, 200 compendi societari, conti correnti, disponibilità liquide, gioielli e 7 cassette di sicurezza, per un valore complessivo di circa 60 milioni. E questa finale è solo l’esecuzione dell’ordinanza sui beni, emessa dal Gip Guido Salvini del Tribunale di Milano. La frode da 300 milioni di euro avveniva attraverso dichiarazioni fiscali fasulle e fatture per operazioni inesistenti.

Funziona così: Le aziende hanno bisogno per un periodo di un numero x di lavoratori. Il consorzio, in questo caso, glieli fornisce. L’azienda paga il consorzio per il costo della manodopera e il consorzio paga il lavoratore, spesso per una somma inferiore a quella indicato nei contratti. E’ una sorta di affitto dei lavoratori, attività che con la legge Biagi poteva essere esercitata solo dalle agenzie interinali (alle quali sono richiesti standard molto rigidi). 

Il committente, spesso delle grande distribuzione, è “distratto” e non conosce le condizioni reali del suo appalto. Il consorzio al centro di “The Butcher” forniva, tramite appalti e sub appalti, oltre 1400 lavoratori a varie aziende nelle città sopra indicate. Il consorzio era costituito da coop e srl intestate a “prestanome”, nelle quali venivano sistematicamente creati rilevanti crediti iva fittizi, attraverso la presentazione di dichiarazioni annuali fraudolente (mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti) e/o infedeli. La struttura consortile era il mezzo per la progressiva monopolizzazione del mercato nazionale delle carni e per la movimentazione di ingenti masse di capitali illeciti.

Per questo sono finiti in carcere 5 persone (tra cui 2 commercialisti), 12 agli arresti domiciliari; 4 liberi professionisti sono stati colpiti dalla misura restrittiva dell’obbligo di firma, nonché dall’interdizione per un anno dall’esercizio dell’attività e dal divieto di assumere uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; mentre sono oltre 50 gli indagati a piede libero.

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Come chi scrive ha raccontato nel libro Coop connection (edizioni Chiarelettere) vari settori, come quello delle carni, vivono sulle connessioni promiscue tra colletti bianchi e manovalanza sottopagata e sfruttata, spesso organizzata in coop e società che appaiono e scompaiono a seconda del bisogno. E l’inchiesta “The Butcher” è un altro tassello di questa relazione. 

“In manette è finito A.B., tarantino di 69 anni residente a Riccione, già noto alle cronache fin dall’anno 2012, quando, sempre la GdF, ma questa volta di Rimini, scoprirono una frode fiscale di 50 milioni di euro”, ha affermato Umberto Franciosi, Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna che da anni denuncia il fenomeno.

“Bisogna intervenire immediatamente sul piano legislativo”, spiega Francioso ad Affaritaliani. L’abolizione del reato penale in merito alla somministrazione fraudolenta di manodopera è stata depenalizzata con un decreto del Jobs Act nel 2015 dal governo Renzi. E la nuova legge sul caporalato introdotta a fine 2016 sanziona l’intermediazione (cioè tutti problemi e le eventuali illegalità restano in a carico ai caporali o ai consorzi che fanno caporalato) ma fa perdere le tracce di quella che viene chiamata “somministrazione”, i lavoratori presi in affitto dall’azienda e dati dal consorzio.

Occorre ripristinando il reato penale nella somministrazione di manodopera (depenalizzato nel 2016)”, dice Francioso, “ reintroducendo il reato della somministrazione fraudolenta di manodopera (abrogato con il Jobs Act). Sarebbe opportuno anche un po’ di responsabilità sociale da parte delle imprese committenti che non possono non accorgersi di quanto accade nei loro appalti. Se si continua a competere con questa organizzazione del lavoro non può esserci un futuro per nessuno”.