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Cronache

Palermo, lì 3 aprile 2013

Gent.ma Sig.ra Presidente della Camera dei Deputati
Onorevole Laura Boldrini Gent.ma Sig.ra Presidente Laura Boldrini,

Mi chiamo Valeria Grasso e da circa un anno sono entrata nel programma di protezione quale Testimone di Giustizia, facendo la scelta di andare via da Palermo e preferendo forzatamente la località protetta. Ciò ha comportato radicali cambiamenti nella mia vita ed in quella della mia famiglia, ma è proprio per i miei figli che ho scelto di vivere nella località protetta e cioè ho pensato che non fosse stato giusto che i miei figli di 11, 13 e 19 anni, vivessero una vita blindata, sotto scorta e che, conseguentemente, rinunciassero alla loro libertà.

Tuttavia, se da un lato credevo di avere garantito alla mia famiglia una vita più serena (ma ciò è avvenuto soltanto parzialmente); dall’altro avverto un senso di frustrazione e di sconfitta perché andando via dalla mia terra, sento che i miei sacrifici, il coraggio di avere denunciato i miei estorsori appartenenti al clan Madonia - Di Trapani del quartiere San Lorenzo di Palermo, non siano serviti a nulla. Avverto, con grande amarezza e sconforto che della nostra vita non importi a nessuno e meno che mai a chi dovrebbe invece proteggerla. Infatti, mi viene assegnata una abitazione in località protetta e per legge mi viene erogato un contributo da testimone pari ad €. 2.640,00 mensili.

Prima di ricevere l'abitazione, passo alcuni mesi in diverse strutture alberghiere e precisamente dal mese di maggio, fino alla metà del mese di settembre, con tutti i disagi che può ben immaginare ed il contributo, nel periodo di permanenza nelle predette strutture alberghiere, mi viene dimezzato ad €. 1.320,00. Il problema sta nel fatto che dopo aver ricevuto l'abitazione, dal mese di settembre 2012, il contributo avrebbe dovuto essere erogato per intero.

Cosi non è stato, perché nei mesi di settembre, ottobre, novembre 2012 e aprile 2013, mi sono state effettuate delle trattenute sul contributo mensile, rispettivamente di euro 350, 500, 500 e 450. Dette trattenute dovute ad asserite e non dimostrate consumazioni di "extra" durante la permanenza nelle strutture alberghiere. Più volte ho cercato di ricevere le ricevute degli alberghi per capire da cosa dipendessero questi contributi "extra", con vari esposti, istanze ed anche diffide formali, ma senza alcuna risposta. Dietro mia continua insistenza, mi vennero mostrate le fatture che gli alberghi avevano recapitato al Servizio Centrale di Protezione, nelle quali fatture erano addebitati gli importi giornalieri dei predetti “extra”, in maniera del tutto generica e, soprattutto, mancanti delle singole ricevute, delle asserite consumazioni, da me debitamente e singolarmente firmate.

Il Servizio Centrale di Protezione, per la quantificazione dei detti “extra”, si è basato esclusivamente a quanto comunicato loro dagli alberghi, in modo del tutto arbitrario e senza alcuna possibilità di controllo: né da parte del predetto Servizio Centrale di Protezione, né da parte mia; limitandosi, in ciò, a recepire per buone le fatture loro inviate dai singoli alberghi. E l’anzidetto senza che io possa fare nulla, perché le fatture in questione sono direttamente intestate ed indirizzate al Ministero degli Interni – Servizio Centrale di Protezione, da quest’ultimo pagate e successivamente addebitate al Testimone di Giustizia nella parte unilateralmente asserita a carico di quest’ultimo.

Il tutto senza alcuna preventiva verifica, senza alcuna preventiva comunicazione e quel che più grave, a mio parere, senza che il Testimone di Giustizia possa fare alcunché per bloccare tempestivamente i superiori addebiti, quanto meno al solo fine di riscontrarli. Nella sostanza si verifica che il Servizio Centrale di Protezione assume per buono, sic et simpliciter quanto addebitato dagli alberghi, non dubitando affatto della buona fede di questi ultimi che, in teoria, potrebbero addebitare tutte le somme volute e senza alcun limite. Come è evidente il meccanismo che genera queste indebite trattenute è assolutamente perverso e privo di controllo da parte mia, così come da parte di tutti gli altri Testimoni di Giustizia e da parte di tutte le migliaia di soggetti sotto tutela che, verosimilmente, subiscono anche loro quanto qui esposto. Capirà bene, gent.ma Presidente, che questo è un meccanismo inaccettabile, che dovrà essere stroncato con estrema durezza e fermezza.

La difficoltà, inoltre, a ricevere le risposte giustificative, motiva più di qualche sospetto. E ciò soprattutto perché io sono certissima di non avere consumato gli “extra” addebitati ed infatti non esiste, né potrebbe esistere, anche un solo biglietto di “extra” firmati da me o da altri componenti del mio nucleo familiare, come avviene in tutti gli alberghi del mondo. Le aggiungo, infine, che per lunghi tratti (anche dei mesi) del periodo di soggiorno nelle strutture alberghiere, il mio compagno non era presente per ragioni di lavoro e per un breve periodo erano presenti soltanto due dei miei tre figli, perché io, insieme alla terza, eravamo in località d'origine. Mi risulta che il Servizio abbia pagato sempre per intero, come se il soggiorno fosse stato sempre e continuativamente di 5 persone e per tutto il periodo di soggiorno nelle strutture alberghiere e mi risulta anche che il costo da convenzione è di €. 100,00 circa al giorno per persona!

Che fine fanno i soldi pubblici? Perché il Servizio Centrale di Protezione si fida ciecamente degli albergatori e non si fida di quello che io dico, né apre una seria inchiesta e né riesce a dimostrare documentalmente ciò che asserisce? Perché il Servizio Centrale di Protezione si preoccupa di addebitare presunti “extra” ai testimoni e non si preoccupa di decurtare agli albergatori la parte di servizi non erogati dall’albergo? Avendo piena, immediata e preventiva conoscenza di ciò, perché un soggetto sotto tutela prima di allontanarsi dalla località protetta ha necessità di essere autorizzato proprio dal detto Servizio Centrale di Protezione. Ma vi è di più! Come se tutto quanto sopra riferito non bastasse, in questo mese di Aprile, mi è stato tolto la parte di contributo destinata al mantenimento di mia figlia Margherita, che nello scorso mese di gennaio, per gravi motivi di salute, è dovuta tornare a vivere a Palermo.

Preciso che mia figlia è dovuta tornare a studiare a Palermo, perché in preda ad una gravissima crisi depressiva, detta crisi certificata da ben 4 medici; due dei quali del Servizio di Igiene Mentale della A.S.L. di Palermo e gli altri due mandati direttamente dal Servizio Centrale di Protezione, i quali medici hanno consigliato il temporaneo ritorno a Palermo, perché mia figlia rischiava di avere pregiudicato l’anno scolastico, oltre che una irreversibile malattia mentale. Adesso è ospite con la nonna (mia madre), in attesa di completare l’anno scolastico, fare gli esami di stato per la licenza liceale e riunirsi nuovamente al proprio nucleo familiare; non avendo mai dato il carattere definitivo al suo trasferimento. Anche in questa circostanza il comportamento del Servizio Centrale di Protezione e più in generale dello Stato Italiano, è stato encomiabile: Mia figlia torna a Palermo per gravissimi motivi di salute e lo Stato cosa fa? Senza dirmi nulla mi decurta la parte del suo contributo! Chi dovrebbe occuparsi di Lei? Sono davvero addolorata! E lo sono, non soltanto perché, per avere fatto il mio dovere di cittadina e di mamma, ho dovuto subire il dolore di lasciare la mia casa, la mia famiglia e la mia terra; in più adesso mi trovo forzatamente lontana anche da mia figlia di 19 anni, gravemente depressa, che dopo 1 anno di vita senza vita è stata costretta a tornare momentaneamente dai nonni per non perdere l’anno scolastico. E lo stato cosa fa? ASSOLUTAMENTE NULLA!

Anzi miseramente la toglie dal mio nucleo familiare! Tutto ciò, gent.ma Presidente, è inaccettabile e auspico veramente che il Suo prezioso intervento possa servire a stroncare pubblicamente questo sistema perverso che Le ho rappresentato. E l’anzidetto, La prego di credermi, senza alcun intento speculativo e/o di denaro; bensì ritengo che tutte le persone che come me e come Lei, sia pure per ragioni diverse ma pur sempre onorevolissime, hanno messo a rischio la propria vita per salvare quella degli altri, debbano meritare il massimo del rispetto, nel ricordo di chi quella vita l’ha persa davvero. In ultimo, malgrado tutto, Le dico che il mio impegno nella diffusione della cultura della legalità e della lotta alla mafia continuerà; soprattutto tra i giovani, per far comprendere loro quanto sia importante credere e diffondere i valori della nostra Costituzione.

Per questo motivo, ho maturato il desiderio di creare una sorta di percorso di legalità, educativo e formativo, rivolto soprattutto ai giovani attraverso la realizzazione di seminari, convegni, eventi e tutto ciò che concerne la legalità, per donare un’alternativa ai ragazzi. Le motivazioni per cui ho deciso di costruire questo progetto sono molteplici, ma sono riconducibili principalmente ad un sogno: donare ai giovani la possibilità di scegliere, di essere protagonisti del loro presente e del loro futuro e non semplici spettatori, talvolta anche, magari inconsapevolmente, paganti. Spero, infine, che Lei veramente possa raccogliere questo mio grido di aiuto per costruire insieme degli esempi positivi e ribaltare il concetto che pagare il pizzo e comunque vivere nella diffusa illegalità, sia il prezzo minore da pagare; detto concetto ancora oggi presente anche per colpa dei comportamenti sopra riferiti.

Con grande stima e fiducia

Valeria Grasso

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