Ombre sul “nuovo corso”. Ma è solo fango o c’è qualcosa di più? Tutto ruota intorno ad Antonello Montante: presidente di Confindustria Sicilia, responsabile Legalità degli industriali a livello nazionale e, da alcuni mesi, nominato dal governo Renzi all’Agenzia dei beni confiscati. E soprattutto uno dei simboli del cosiddetto “nuovo corso”, quello delle imprese antimafia. Ora le testimonianze di tre pentiti fanno scattare due indagini dalle procure di Caltanissetta e Catania sui rapporti di Montante con esponenti della criminalità organizzata. Spuntano foto con figli di boss-compagni di classe. Lui si difende: “E’ una campagna di delegittimazione”. E viene il dubbio: in Sicilia è tornato il tempo dei corvi?
I pm di Caltanissetta e Catania sono certamente professionisti seri ed è doveroso approfondire e accertare le parole dei collaboratori di giustizia. Ma bisogna anche considerare il fatto che le dimensioni del paese nel quale Montante e il figlio del boss di Cosa Nostra, Vincenzo Arnone, sono cresciuti è davvero esiguo e che purtroppo qualche rapporto contingente è inevitabile. I due, infatti, pare andassero a scuola insieme e la foto che li ritrae insieme è risalente agli anni ’80, quando lo stesso Arnone non era sottoposto ad alcuna indagine. Sicuramente i pm hanno in mano gli elementi necessari per capire e comprendere i fatti ma nel frattempo: non è che siamo davvero di fronte a una campagna di deligittimazione nei confronti di uno dei massimi esponenti del “nuovo corso” antimafia? Non è che forse è tornato il tempo dei corvi in Sicilia? Non sempre, come insegnava lo stesso Leonardo Sciascia, ciò che dicono i pentiti è oro colato. Starà ai pm vagliare i fatti.
Montante in compagnia di Vincenzo Arnone in una foto degli anni ’80 (pubblicata dalla rivista “I Siciliani Giovani”)IL PALADINO ANTIMAFIA SOTTO INDAGINE – La notizia che il Presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, 52 anni, responsabile Legalità di Confindustria nazionale è finito sotto indagine per mafia è un’indiscrezione rirtata dal quotidiano Repubblica. Montante sarebbe iscritto nel registro degli indagati da due Procure, quella di Catania e quella di Caltanissetta. Montante, insieme a Ivan Lo Bello, è stato tra i fautori del Codice etico di Confindustria e della svolta anti racket di Confindustria. Antonio Calogero Montante, ha 52 anni, è un siciliano di Serradifalco, provincia di Caltanissetta – dove è anche presidente della locale Camera di Commercio – ed è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2008. È a capo di un impero nato negli anni ’20 del secolo scorso con una fabbrica di biciclette, è fondatore della “Msa”, Mediterr Shock Absorbers Spa, azienda di progettazione e produzione di ammortizzatori per veicoli industriali presente in tutto il mondo.
I MOTIVI DELLE INDAGINI – Le indagini dei magistrati di Catania e Caltanissetta sono partite dopo le rivelazioni, ancora tutte da verificare, di tre pentiti. Uno di questi è Salvatore Dario Di Francesco, originario dello stesso paese di Montante, Serradifalco. Di Francesco è ritenuto il tramite tra Cosa Nostra e il mondo delle istituzioni edlla provincia di Caltanissetta, dove si occupava di appalti per l’Asi. In realtà, hanno scoperto gli inquirenti, Di Francesco era molto vicino a Vincenzo Arnone, figlio di un boss di Cosa Nostra che si suicidò nel 1992 in carcere. Secondo Di Francesco, che ha iniziato a spiattellare agli inquirenti tutto il sistema di appalti truccati e di legami mafiosi, Montante avrebbe avuto legami con la famiglia Arnone. Tra l’altro già qualche mese fa la rivista “I Siciliani giovani” diffuse una foto di Montante con Vincenzo Arnone, scattata negli anni ’80 nella sede dell’Associazione Industriali di Caltanissetta. E tra i padrini delle nozze di Montante ci sarebbero stati proprio gli stessi Vincenzo e Paolo (il padre) Arnone. Ma, oltre a Di Francesco, ci sarebbero anche altri due pentiti a fare il nome di Montante su rapporti poco cristallini con la criminalità organizzata. C’è comunque da sottolineare come si tratti di un paesino piuttosto piccolo, quello in cui Montante e Arnone sono cresciuti e si sono conosciuti tra i banchi di scuola. La foto qui sopra e il matrimonio di Montante, comunque, sono avvenuti in un momento nel quale Vincenzo Arnone non era sottoposto a nessuna indagine. In attesa di capire la veridicità delle accuse, una notizia preoccupante visto che riguardano uno dei volti del cosiddetto “nuovo corso” delle imprese, e non solo, siciliane. Un volto pulito che ha portato, tra l’altro, all’elezione di Rosario Crocetta come governatore e rappresentante di un nuovo modo di agire delle istituzioni che si presentano in netta discontinuità con un fosco passato dopo il caso dei due governatori consecutivi condannati per mafia (Lombardo e Cuffaro). Un nome, quello di Montante, tra l’altro ben inserito anche a Roma, dove negli scorsi anni aveva intessuto ottimi rapporti con il ministero dell’Interno e della Giustizia e con Annamaria Cancellieri. Se confermate, queste voci sarebbero clamorose perché investirebbero proprio uno dei paladini dell’Antimafia, quel Montante che oltre a essere presidente di Confindustria Sicilia dopo aver preso il posto di Ivan Lo Bello è stato anche recentemente nominato all’Agenzia dei beni confiscati. Un’inchiesta che, dunque, imbarazzerebbe anche il governo.
LA RISPOSTA DI MONTANTE: “IL MIO IMPEGNO ANTIMAFIA CONTINUERA’” – “Ho letto su un quotidiano nazionale notizie che mi riguarderebbero. Mi tornano in mente le parole profetiche pronunciate appena qualche giorno fa dal presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. L’alto magistrato, ribadendo quanto già denunciato in più occasioni solenni anche da altri alti magistrati, ha parlato di ‘attacchi contro i nuovi vertici confindustriali siciliani e nisseni, spesso aggrediti attraverso il metodo subdolo della diffamazione e del discredito mediatico, e l’accentuata campagna di delegittimazione condotta a tutto campo contro vari protagonisti dell’antimafia operativa, mirati a riprodurre una strategia della tensione che potrebbe tradursi in azioni eclatanti’. E non è la prima volta. Non è un caso che nel 2013 il Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica abbia deciso di riunirsi proprio a Caltanissetta, mettendo attorno allo stesso tavolo i vertici delle forze dell’Ordine e della magistratura, insieme con i rappresentanti di Confindustria Montante e Lo Bello. Anche in quella circostanza, il messaggio unanime fu quello di alzare il livello di guardia attorno a chi, con azioni concrete, ha segnato una inversione di rotta nella lotta alla criminalità, e i procuratori presenti espressero preoccupazioni sulla delegittimazione in atto da parte della mafia contro i vertici di Confindustria. Detto questo, posso assicurare che il mio impegno contro il malaffare per liberare le imprese dal sopruso delle mafie continuerà con maggiore forza e determinazione di prima, in continuo contatto, così come ho sempre fatto, con forze dell’ordine, istituzioni e magistratura, cui va la mia più assoluta fiducia”. Lo afferma Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, in merito alle notizie riportate oggi dal quotidiano La Repubblica.

