“Stadi aperti, anche la musica. Il mercato discografico? Tiene, spinto dal digitale”
Il via libera di Draghi per la presenza parziale dei tifosi all’Olimpico per l’Euro 2021 di calcio ha dato fuoco alle ceneri nel mondo dello spettacolo e della musica live. Nelle scorse settimane diversi lavoratori, lavoratrici e studenti, avevano già occupato il Piccolo Teatro Grassi di Milano. E il modello degli artisti del Coordinamento Spettacolo Lombardia ha avuto eco a Roma, dove attori e maestranze hanno occupato il Globe Theatre, chiedendo una “riforma strutturale del settore”. Riapertura sì, ma affiancata da sostegni economici e un cambio di passo anche sul piano contrattualistico.
|
Gli artisti del Coordinamento Spettacolo Lombardia, sono protagonisti da alcune settimane di un’occupazione pacifica del chiostro del Piccolo Teatro di Milano. Il 12 aprile si sono esibiti nella chiesa di Santa Maria in un flash mob per richiamare l’attenzione istituzionale sulla situazione dei lavoratori del mondo dello spettacolo. |
Nei giorni scorsi la mossa del premier ha poi acuito la polemica nel comparto musicale. Al malcontento generale ha risposto il ministro Dario Franceschini puntualizzando “sulla differenziazione tra la presenza del pubblico negli eventi sportivi e in quelli culturali” di aver “chiesto che, nel caso in cui si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi”.
Ieri l’ok dal Cts alla proposta del ministero della Cultura, come riportato da Ansa, che ammette per i concerti un numero di spettatori superiore o pari a quello considerato per gli stadi, nel rispetto delle misure anticovid.
Affaritaliani.it ne ha parlato assieme al ceo della Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), Enzo Mazza, con un’attenzione ai dati di mercato in crescita per l’industria discografica, durante la crisi pandemica. Rilevante per il settore è stata la conferma degli investimenti da parte delle case discografiche nonostante la complessità del periodo. La pubblicazione di novità discografiche da parte delle imprese è proseguita anche nella fase più difficile.
Nell’anno della pandemia sono stati certificati 156 album tra oro e platino, poco sotto i 166 dell’anno precedente, e digitale e streaming si sono rivelati una grande risorsa per gli artisti italiani, come per il mercato globale.
La decisione del governo Draghi circa la capienza al 25% degli stadi ha sollevato una certa polemica…
Sì, il punto è la discriminazione. La decisione ha sopreso perché da tempo sono in corso tavoli ministeriali, con le richieste del settore dello spettacolo di fare chiarezza sulle riaperture. E questi tavoli ad oggi sono stati solo interlocutori. Poi dalla sera al mattino è giunta la notizia che contrastava quanto è stato risposto finora, ossia con la mancanza di dati sufficienti e quindi l’impossibilità di stabilire con certezza una data per la ripartenza, che gli stadi possono ospitare fino al 25%. Questo ha messo tutti in allerta, la modalità è apparsa politica piuttosto che sanitaria*BRPAGE*
Il ministro Franceschini è intervenuto poi sul tema, proponendo una capienza al 50% per i luoghi dello spettacolo. Ma in molti hanno espresso perplessità sul fatto che sia questa la soluzione del problema. Che cosa ne pensa?
E’ vero, nel senso che se parliamo del mondo degli spettacoli dal vivo e grandi tour è chiaro che le misure che saranno in vigore per la prossima estate non saranno sostenibili, tant’è che tutti i principali tour sono stati posticipati al 2022. Per il resto, si possono adottare delle soluzioni intermedie, un po’ come è avvenuto l’estate scorsa, nella speranza inoltre per quest’anno di indicazioni che siano proporzionate alle sedi degli eventi. Si pensi all’esperienza dei Music Awards all’Arena di Verona. Ci sono delle possibilità di muoversi
Il bilancio post covid però non è stato in perdita, nel 2020 il mercato discografico mondiale è cresciuto del 7,4%…
Per la musica registrata, a differenza di quella live, le tecnologie digitali e lo streaming hanno guidato una crescita. Si è registrato un aumento del 30% degli abbonati, e una crescita del digitale del 25%. Lo streaming rappresenta l’80% di tutto il digitale, e quasi il 70% di tutto il mercato
Quali sono le previsioni per il dopo pandemia?
Ci si attende un’ulteriore crescita, anche perché si sono allargati i consumi. Non c’è solo il consumo in abbonamento. Sono cresciuti i ricavi da piattaforme. Da Facebook a Instagram, poi l’esplosione di TikTok. E’ chiaro che stiamo assistendo a una molteplicità di canali. C’è anche il consumo di musica tramite i videogiochi
Che cosa pensa di questa “transizione digitale”?
Da un lato ha dato una grande opportunità agli artisti giovani di presentarsi al pubblico. Con il digitale sono venute a scomparire quelle barriere che c’erano nel mondo analogico, le difficoltà di stampare i dischi, produrli, distribuirli. Con le tecnologie e le piattaforme moltissimi artisti hanno la possibilità di raggiungere il pubblico, e grazie anche, appunto, alla produzione discografica di essere nelle classifiche. C’è stato un forte ricambio di artisti e di generi musicali. Anche in Italia il successo di alcuni generi ha cambiato radicalmente il mondo della musica*BRPAGE*
Quali sono i generi che vanno per la maggiore?
Il rap e l’hip hop. Hanno dominato le classifiche italiane, portando molti artisti giovani ai vertici, e questo anche perché il consumo di musica da parte della cosiddetta generazione Z è prevalentemente orientato verso questi artisti e generi
Un elemento mancante nella “digitalizzazione”?
Per esempio la necessità di recepire la direttiva sul copyright, adottata a livello europeo ma non ancora recepita in Italia. Servirà anche per proteggere meglio i contenuti online e per garantire una remunerazione adeguata e bilanciata per tutte le piattaforme. Ci sono infatti ancora delle problematiche rispetto a piattaforme come YouTube e quelle come Spotify. Un “divario di valore”, come lo chiamiamo noi, tra le piattaforme di video streaming e quelle di audio streaming
La situazione economica degli artisti com’è?
Ma la situazione economica più complessa, in questo momento, è quella che riguarda i lavoratori del comparto musicale, che hanno subito un fermo lavorativo di quasi un anno, con problematiche anche di garanzie. Sono diciamo i ‘lavoratori fragili’, che lavorano a tempo. E c’è anche il problema della dispersione delle risorse. Molti che lavoravano nel settore della musica dal vivo hanno cercato altri impieghi.

