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Stato-mafia, l’ex cappellano carceri: “Da Scalfaro lo stop ad Amato”

“E’ finita l’ora di Nicolò Amato. Si deve cambiare”. Così disse l’ex capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, a monsignor Curioni (ex capo dei cappellani delle carceri) e monsignor Fabbri, che lo sostiene al processo Stato-mafia. Confermato quanto detto da Amato in un’intervista ad Affaritaliani.it

E’ finita l’ora di Nicolo’ Amato. Si deve cambiare“. Lo avrebbe detto il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro a monsignor Fabbri e a monsignor Curioni (ex capo dei cappellani delle carceri italiane) nel 1993. A riferirlo e’ lo stesso Fabio Fabbri, ex vice ispettore dei cappellani carcerari rispondendo alle domande del pm Francesco Del bene, nell’ambito del processo per la trattativa Stato-mafia, nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. “Scalfaro disse pure: qui nel cassetto ho tre nomi ma fin quando saro’ io presidente questi non li voglio al Dap”, ha detto ancora Fabbri. Secondo il monsignore Scalfaro avrebbe anche chiamato il ministro Conzo per comunicare che i due sacerdoti avrebbero collaborato con lui per individuare il sostituto di Nicolo’ Amato. Quando, il giorno dopo, i due sacerdoti si incontrarono con Conso, “il ministro era in grande difficolta’ ed imbarazzo anche perche’ no nsapeva che pesci prendere. Fui io – ha proseguito Fabbri – che parlando con don Cesare Curioni feci il nome di Adalberto Capriotti”.

Galatolo, servizi non parteciparono a strage via d’Amelio – “I servizi segreti non parteciparono alla strage di via d’Amelio”. A sostenerlo e’ stato Vito Galatolo, neo collaboratore di giustizia ,deponendo a Caltanissetta, collegato in video-conferenza, al processo Borsellino quater. “So che Cosa nostra manteneva dei rapporti con i servizi, ma non mi risulta -ha detto l’ex boss palermitano dell’Acquasanta- che abbiano preso parte alla strage di via d’Amelio. Era risaputo che frequentavano il castello Utveggio”, ex hotel su Monte Pellegrino, sovrastante via D’Amelio.

Mi sono pentito per evitare attentato Di Matteo – “Lo scorso novembre ho chiesto di parlare con il pubblico ministero Nino Di Matteo perche’ non volevo che si verificasse una catastrofe. Non appena ho saputo che Vincenzo Graziano era stato scarcerato, ho deciso di parlare con i magistrati e avvisarli perche’ sapevo che Graziano era in possesso di una gran quantita’ di esplosivo”. Lo ha detto il neo collaboratore di giustizia Vito Galatolo, deponendo a Caltanissetta al processo per la strage di via D’Amelio. Galatolo, interrogato dai Pm di Palermo che lo valutano attendibile, ha parlato del progetto di un attentato contro Nino Di Matteo, uno dei pm del processo per la trattativa Stato-mafia. L’input per il piano, secondo il pentito, sarebbe venuto dal boss latitante Matteo Messina Denaro.