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Studio Fraunhofer: quasi una sigaretta elettronica su due in Europa proviene da fonti irregolari

Un giro d’affari da 6,6 miliardi di euro che potrebbe salire a 10,8 miliardi entro il 2030, con la maggior parte dei prodotti provenienti dalla Cina

Studio Fraunhofer: quasi una sigaretta elettronica su due in Europa proviene da fonti irregolari

E-cigarette, studio Fraunhofer: il 48% del mercato europeo è irregolare

Il mercato europeo delle sigarette elettroniche è sempre più condizionato da circuiti di approvvigionamento non regolari. È quanto emerge da un nuovo studio del Fraunhofer Institute for Integrated Circuits IIS, che ha analizzato dimensioni, dinamiche e catene logistiche del cosiddetto mercato parallelo delle e-cigarette nel continente. Secondo l’indagine, quasi una sigaretta elettronica su due venduta in Europa proviene da canali irregolari. In termini economici, questo segmento rappresenta circa il 48% dell’intero mercato europeo del settore, pari a un valore stimato di 6,6 miliardi di euro. Le proiezioni indicano inoltre una crescita significativa nei prossimi anni: entro il 2030 il volume potrebbe arrivare a circa 10,8 miliardi di euro, con un tasso di incremento medio annuo stimato intorno all’8,6%.

Lo studio ha consentito di mappare per la prima volta il mercato sommerso delle e-cigarette nel continente, analizzando dati commerciali, statistiche doganali e informazioni sulle catene di approvvigionamento. “Per la prima volta siamo riusciti a mappare il mercato sommerso delle sigarette elettroniche in Europa, sulla base di analisi commerciali e della catena di approvvigionamento, statistiche doganali e segmentazione del mercato“, spiega Uwe Veres-Homm, responsabile dell’analisi dei rischi e della localizzazione presso il Fraunhofer IIS. “Le nostre analisi mostrano che circa il 90% delle sigarette elettroniche presenti in Europa proviene dalla Cina“. La ricerca evidenzia infatti che circa il 90% dei dispositivi venduti nel mercato europeo ha origine cinese e che la produzione è fortemente concentrata nella città di Shenzhen, dove si realizza circa il 72% delle e-cigarette prodotte nel Paese e dove ha sede circa il 70% dei produttori del settore.

Una quota consistente dei prodotti che arrivano sul mercato europeo sfugge ai canali ufficiali. I dispositivi classificati come irregolari comprendono merci presenti nel mercato grigio o nero che non rispettano le normative fiscali nazionali, i requisiti di etichettatura o le procedure di autorizzazione previste. Inoltre, in molti casi l’origine dei prodotti non è chiaramente tracciabile. Secondo le stime dello studio, circa il 35% del mercato irregolare è riconducibile al commercio illegale vero e proprio, mentre circa il 13% deriva da importazioni private di dispositivi non autorizzati o non soggetti a tassazione.

Questo fenomeno ha conseguenze rilevanti anche sul piano economico e fiscale. La diffusione di prodotti non conformi o non tassati comporta infatti perdite significative di entrate per gli Stati membri e per l’Unione Europea, oltre a generare una forte distorsione della concorrenza a danno delle imprese che operano nel rispetto delle regole. In Germania, ad esempio, la perdita fiscale stimata per il 2024 è stata di circa 119 milioni di euro.

Il rapporto mette in evidenza anche il ruolo centrale delle catene logistiche internazionali nella diffusione di questi prodotti. Le sigarette elettroniche prodotte in Cina arrivano frequentemente in Europa attraverso spedizioni di piccole dimensioni, un sistema che rende complessi i controlli sistematici. Il volume delle merci provenienti dall’Asia è infatti molto elevato: secondo la Commissione europea, nell’ultimo anno sono arrivati nell’Unione circa dodici milioni di pacchi al giorno, un numero in aumento rispetto al passato e che rende difficile per le autorità doganali verificare ogni spedizione. All’interno dell’Europa, Germania, Paesi Bassi e Belgio svolgono un ruolo strategico come hub logistici per la redistribuzione delle merci. Da questi Paesi i prodotti vengono spesso trasferiti su camion e trasportati tra gli Stati membri con controlli più limitati, un meccanismo che facilita l’ingresso di prodotti irregolari nel mercato interno e consente l’elusione delle imposte.

Secondo Horst Manner-Romberg, amministratore delegato della MRU Beratungs- und Verlagsgesellschaft mbH che ha collaborato alla ricerca, la situazione è favorita anche dalle differenze normative tra gli Stati membri. “Questa merce elude i controlli di qualità e di tutela dei consumatori e sono estremamente redditizie per i produttori. Le differenze di prezzo all’interno del mercato interno dell’Unione Europea creano inoltre incentivi al contrabbando e alle reimportazioni dai paesi confinanti, mettendo sotto enorme pressione i fornitori legali“, sottolinea Horst Manner-Romberg. Le disparità in materia di tassazione e regolamentazione contribuiscono infatti a creare differenze di prezzo tra i vari Paesi, generando opportunità per il commercio parallelo e riducendo la trasparenza del mercato.

Il fenomeno solleva anche questioni legate alla sicurezza dei consumatori. I prodotti provenienti da canali irregolari possono infatti aggirare i controlli di qualità e le procedure di autorizzazione previste dalla normativa europea, aumentando i rischi legati all’uso di dispositivi non conformi. Secondo Rico Back, managing partner di SKR AG che ha commissionato lo studio, il problema è spesso sottovalutato proprio a causa delle modalità di spedizione. “Le sigarette elettroniche arrivano in Europa in confezioni standard. Quello che sembra un traffico innocuo costituisce in realtà un mercato sommerso del valore di miliardi. Le conseguenze per l’economia e la società sono immense e la logistica si trova involontariamente al centro del problema“, ribadisce Rico Back.

Gli autori della ricerca sottolineano inoltre che un eventuale divieto totale delle sigarette elettroniche, tema presente nel dibattito pubblico in alcuni Paesi, rischierebbe di produrre effetti controproducenti. L’eliminazione dei canali legali potrebbe infatti spingere una quota ancora maggiore del mercato verso circuiti illegali. Per contrastare il fenomeno, lo studio suggerisce diverse possibili linee di intervento. Una delle principali riguarda la necessità di armonizzare a livello europeo definizioni, classificazioni e sistemi di tassazione dei prodotti, in modo da ridurre le distorsioni create dalle differenze normative tra gli Stati membri. Uwe Veres-Homm sottolinea infatti che “Standard uniformi per le licenze, la qualità dei prodotti e la tassazione potrebbero contribuire a ridurre le perdite fiscali e rafforzare la tutela dei consumator“.

Un ulteriore elemento chiave riguarda il miglioramento della tracciabilità delle catene di approvvigionamento. Tecnologie come la serializzazione basata su blockchain o sistemi di analisi del rischio supportati dall’intelligenza artificiale potrebbero contribuire a distinguere in modo più efficace i flussi commerciali legali da quelli illegali, soprattutto se integrati in una piattaforma dati centrale a livello internazionale in grado di collegare produzione, importazioni, consumi e violazioni delle normative. Infine, lo studio evidenzia l’importanza di rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine delle merci, in particolare con la Cina. Un maggiore coordinamento tra le autorità europee e asiatiche potrebbe consentire di intervenire sui flussi commerciali già nelle fasi precedenti all’esportazione, aumentando la trasparenza lungo l’intera catena di approvvigionamento e contribuendo a limitare la diffusione dei prodotti illegali fin dalla fonte.