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Cronache
Stupro Firenze: droga, alcol e perversione. Quando lo sballo vale l'innocenza
Violenza sulle donne

Droga, alcol e sesso "distorto": quando lo sballo può valere l'innocenza. Il caso di Firenze

Il tribunale di Firenze ha assolto tre giovani accusati di aver violentato una compagna di classe, perché non potevano avere la percezione del “no” espresso dalla ragazza. Alcol, spinelli e “una concezione assai distorta del sesso” li avrebbero condotti in errore. E così, dato che per aversi violenza sessuale serve il dolo di chi la mette in atto, sono stati scagionati da ogni accusa. Pare fin troppo lapalissiano sottolineare che per un rapporto sessuale serve il consenso di tutti i partecipanti. Un consenso libero, consapevole e inequivocabile. O almeno così dovrebbe essere. Perché in realtà, sono infinite le sfumature che inquinano, annacquano o falsano quel consenso.

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Non esprimere nessuna partecipazione all’atto sessuale ma limitarsi a subirlo, è comunque consenso? O può darsi che la parte “passiva” del rapporto non reagisca per timore di subire conseguenze più gravi ma non desideri quel rapporto che sta subendo? Esprimere dissenso manifesto se si è in stato di alterazione, vale come diniego al rapporto? O può essere interpretato come esternazione non valida visto che non si è capaci di percepire pienamente ciò che sta accadendo? Tirarsi indietro all’ultimo momento dopo che si hanno avuto comportamenti inequivocabili circa la propria volontà di avere un rapporto intimo, vale come dissenso? O se si fa capire che si è disponibili, arrivati oltre un certo punto bisogna starci e basta? Ma soprattutto, chi ha l’iniziativa del rapporto sessuale e vuole quel rapporto, è sempre in grado di comprendere quando l’altra parte non lo desidera? E questa capacità è determinante a differenziare una violenza sessuale da un rapporto che pur non è essendo consensuale non è (per il nostro diritto) stupro? Non è giuridicamente semplice rispondere a queste domande. A rigor di logica, senza consenso ogni rapporto sessuale diventa stupro. Ma il difficile, in certi casi, è capire quando manca il consenso, se il destinatario del dissenso lo percepisce come tale, e soprattutto se l’incapacità di percepirlo è determinata da un’assenza di lucidità che esso stesso si è procurato.

Perché per la nostra legge la violenza sessuale è un delitto per cui serve il dolo, ossia la coscienza e volontà di costringere qualcuno a un’attività sessuale non voluta. Ma è altrettanto vero che la non percezione del dissenso altrui perché storditi da alcol e droga non può rappresentare un elemento che elimina la responsabilità penale. Tralasciando le aggressioni brutali che avvengono per strada da parte di soggetti che stuprano pienamente consapevoli di farlo, esiste un mondo, soprattutto giovanile, in cui le violenze sessuali, in punto di diritto e di logica, potrebbero fioccare come la neve in pieno inverno.

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