di Pietro Mancini
Matteo Renzi è libero di portare, sul suo desco, imbandito per lui e per i renzini dalla moglie, donna Agnese, che non è gelosa della avvenente Maria Elena Boschi, la marca di tonno all’olio, che lui preferisce, regalatogli da un amico calabrese, imprenditore, nella provincia di Catanzaro, e dirigente del PD.
Ma la stessa libertà, nei gusti in tavola e nelle scelte politiche, andrebbe riconosciuta ai calabresi, a meno che, sulla base degli ultimi, drammatici dati, sulla disoccupazione e sull’infimo reddito di quella aspra regione, il governo abbia già deciso, d’ufficio, la retrocessione della Calabria nelle serie inferiori, come ha fatto la federcalcio con le società sommerse dei debiti. E abbia previsto per i corregionali del grande scrittore, Giuseppe Berto, autore de “Il male oscuro”, solo cenere e….Carbone ( fedelissimo renziano di Cosenza, ma nominato deputato in Lombardia ).
Last but not least : forse, nelle scelte dei candidati, da parte del leader del primo partito del Paese, dovrebbe, almeno un po’, contare non solo la giovane d’età, in quanto una regione, complessa e in crisi, come la Calabria, non si governa solo con la carta di identità. Ma anche la coerenza dei nominati, dei loro sponsor, dei loro familiari.
Bene, anzi male : lo zione del prescelto dal premier, “Mister Tonno”, ha manifestato, nel corso degli ultimi anni, una inquietudine e una propensione ai salti della quaglia non inferiore rispetto a quelle di un noto campione di fede, incrollabile, nelle proprie idee e nei propri punti di riferimento, ieri Tonino Di Pietro, oggi il “Prostituente” di Arcore : lo statista siciliano, don Mimmo Scilipoti.
Buon pranzo, signor Renzi, ma, se Sua Eccellenza me lo consente, auguro buone e oculate scelte, nelle urne di novembre, ai miei corregionali!

