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Cronache
Tagli alla mensa, Carabinieri-chef. "Renzi ci restituisca la dignità"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Ora i Carabinieri diventano anche chef. Effetto dei tagli alle forze dell'ordine che colpisce anche la mensa delle stazioni locali dell'Arma. I militari devono pranzare con 2,60 euro, la differenza la mettono di tasca propria. E uno a turno deve anche mettersi dietro ai fornelli. Con conseguenze per la sicurezza e l'attività di prevenzione e repressione. Sulla questione Affaritaliani.it ha intervistato l'appuntato scelto Vincenzo Romeo, rappresentante nazionale del Co.Ce.R. Carabinieri.

Vincenzo Romeo, che succede? Ai Carabinieri tagliano anche la mensa?


Sì, purtroppo i tagli sono arrivati anche sulla mensa. È una situazione che va a colpire soprattutto le stazioni locali, quelle presenti sul territorio. Per il pranzo vengono dati solo 2,60 euro e se prima i supermercati ci venivano incontro con la fatturazione a fine mese ora dopo il decreto del governo Renzi sulla Pubblica Amministrazione e l'obbligo di fatturazione elettronica le cose si fanno più difficili e i supermercati non ce la fanno più. Per non parlare dei ristoranti che prima riuscivano a far fruire un pasto a 4,65 euro. Ora un carabiniere a turno deve occuparsi della spesa mettendo di tasca proprio la differenza visto che 2,60 euro sono davvero pochi.

I Carabinieri devono anche trasformarsi in chef...

Sì, di cuochi non ce ne sono e dunque a turno un collega deve mettersi ai fornelli e preparare da mangiare ai commilitoni.

Non avete pensato a una riorganizzazione interna per evitare problemi e carenze?

Sì, noi possiamo anche riorganizzare i turni in modo che nessuno debba mangiare durante la giornata lavorativa e far così risparmiare anche quei 2,60 euro ma significa trasformarsi in impiegati. E i Carabinieri devono restare Carabinieri per garantire la sicurezza affrontando l'imprevedibilità dell'azione preventiva e repressiva.

Quali sono le conseguenze sul vostro lavoro?

Le conseguenze ci sono perché ovviamente è tutto tempo sottratto all'attività di prevenzione e repressione criminale. Se è giusto che dobbiamo rimanere a presidiare anche le piccola realtà locali dobbiamo però essere messi in condizioni di farlo. La vicenda della mensa può sembrare una piccolezza, ma è esemplificativa delle condizioni in cui ci ritroviamo a fare il nostro lavoro. Noi combattiamo per la nostra dignità. Vogliamo avere almeno condizioni dignitose. A partire dal blocco degli scatti di anzianità che persiste dal 2011 sono troppi i disagi ai quali dobbiamo far fronte nella nostra attività quotidiana.

Che cosa chiedete allo Stato?

Noi chiediamo dignità allo Stato e al governo. La stessa dignità e rispetto dei valori dello Stato dimostrata dei colleghi che sono usciti dal corteo che in Calabria è finito con l'inchino della Madonna sotto la casa del boss. Non possiamo elemosinare persino il pasto. Sembra di essere tornati in tempi di guerra sul fronte, quando bisognava arrangiarsi col rancio o quello che si trovava. Lo Stato deve garantire il senso dello Stato mettendo le forze dell'ordine in condizioni quantomeno dignitose per fare il proprio dovere. E invece purtroppo continuiamo a prenderci calci in faccia dal governo. Andando avanti così la demotivazione tra i colleghi dell'Arma si farà devastante.

Ma con il governo Renzi la situazione è migliorata o peggiorata?

Non sono legato a nessuna parte politica. Posso però dire che mi sembra che questo governo non abbia dialogo con le parti sociali. Il tema delle forze dell'ordine non pare interessare visto che Renzi penso non abbia mai nominato la parola "sicurezza". Se vogliamo parlare di riorganizzazione di alcuni aspetti delle forze dell'ordine sono d'accordo ma non si può sempre e soltanto risparmiare su chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini.

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