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I morti del terremoto sono anche colpa degli italiani

I morti del terremoto sono anche colpa degli italiani
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Nonostante con Usa, Giappone e Cile, l’Italia sia tra i maggiori Paesi a rischio sismico, nonostante la catena di terremoti (citando i più noti: 1908 Messina e Reggio Calabria 100mila morti; 1968 Belice 311 morti; 1976 Friuli 1.000 morti; 1980 Irpinia 2.914 morti; 2009 L’Aquila 309 morti), l’Italia si è dotata della legge che prevede la normativa antisismica (come cioè costruire gli edifici) nel 2009.
La colpa dei terremoti è solo della natura, ma l’uomo può fare molto. Intanto la scienza fa progressi per cui gli studi si sposteranno sempre più dalla astrofisica alla geofisica, ciò per consentire di prevedere i terremoti con ore d’ anticipo. Intanto le tecniche costruttive-architettoniche-ingegneristiche richiederanno interventi sempre  più semplici sugli edifici, anche quelli esistenti, per renderli antisismici.
Cionondimeno Stati come la California o il Giappone a tutto questo ci sono arrivati da tempo, da anni costruiscono secondo la normativa antisismica e gli effetti dei terremoti vengono limitati. Purtroppo i 290 morti di Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice sono anche la conseguenza di un Paese, una delle maggiori economie del mondo, i cui cittadini hanno un relativo senso dello Stato, dove ciascuno bada al proprio particolare (e si tralascia di affrontare il tema dell’abusivismo edilizio, in attesa del solito condono…, che ha devastato il territorio).
Se tutti gli italiani – dal libero professionista all’imprenditore, dall’idraulico all’operaio che fa gli straordinari o il lavoretto in nero – avessero sempre pagato le tasse dall’inizio della Repubblica a oggi, il Paese, i suoi edifici e i suoi abitanti sarebbero più in sicurezza e una tragedia come quella di questi giorni sarebbe stata minore.
Per l’Italia ci si mobilita non solo inviando pacchi dono, due euro via sms, donando il sangue in caso di calamità, ma pagando le tasse, non facendo abusi edilizi e condoni, non inquinando e via discorrendo.