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Cronache

Non c'e' dolo: la Corte d'assise d'appello di Torino ha riformato la condanna di primo grado nei confronti dell'amministratore delegato della Thyssenkrupp, Harald Espenhah, riducendo la condanna a 10 anni per omicidio colposo.

Il processo e' quello sull'incendio nello stabilimento torinese della multinazionale dell'acciaio che la notte del 6 dicembre 2007 porto' alla morte di 7 operai.

La Corte presieduta dal giudice Giangiacomo Sandrelli, oltre all'amministratore delegato Harald Espenhahn, ha ridotto le pene anche per gli altri imputati per omicidio e incendio colposo (con colpa cosciente). Raffaele Salerno, responsabile dello stabilimento torinese, e' stato condannato a 8 anni e mezzo. Gerald Priegnitz, membro del comitato esecutivo dell'azienda e il dirigente Marco Pucci sono stati condannati a 7 anni.

Per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri i giudici hanno ridotto la condanna a 8 anni; per lui i pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso avevano chiesto di ridurre la pena inflitta in primo grado a 10 anni. Il dirigente Daniele Moroni e' stato condannato a 9 anni.

Ad assistere alle lettura della sentenza, nella maxi aula 1 del palagiustizia, i familiari delle vittime, il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri, l'assessore al lavoro della Provincia Carlo Chiama, i rappresentanti sindacali. Presente in aula affianco ai pm anche il procuratore generale Marcello Maddalena.

La decisione è stata accolta con urla di disperazione dai familiari delle vittime.Dai familiari delle vittime si sono levate grida "maledetti". Dal pubblico fanno eco: "Questa è la giustizia italiana, che schifo". I parenti delle vittime del rogo alla Thyssenkrupp hanno deciso di occupare la maxi aula del Palazzo di Giustizia in cui è stata da poco letta la sentenza d'appello. L'iniziativa è una protesta contro le riduzioni di pena decise dalla Corte.  "Non lo accetto - dice una ragazza - mio fratello e altri sei ragazzi sono morti e queste pene".

Il pm Raffaele Guariniello ha espresso la sua solidariteà con i familiari delle vittime: "Ho detto che Eternit sarebbe stato il mio ultimo processo, invece resterò con voi per combattere questa battaglia fino in fondo". Insieme al procuratore generale Marcello Maddalena, Guariniello è tornato in aula per convincere i familiari a interrompere l'occupazione: "Cominceremo da domani a scrivere il ricorso in Cassazione - ha detto loro il pm - Non ci accontentiamo della colpa cosciente ma vogliamo che sia riconosciuto il dolo eventuale: e' una battaglia che continueremo a fare e conto sul vostro aiuto che pero' deve essere intelligente, e non e' questo il modo giusto".

Il pm torinese ha spiegato ai parenti che "non è semplice quando si tratta di cambiare la giurisprudenza", riferendosi alla questione del "dolo eventuale", riconosciuto in primo grado ma respinto dalla sentenza di stamane. "Nessuno è mai stato condannato a 10 anni di reclusione per un infortunio sul lavoro. Cerchiamo di cogliere gli aspetti positivi", ha sottolineato il magistrato, ricordando che quando tra 90 giorni si avranno le motivazioni si potra' capire meglio la sentenza. Nonostante la mediazione di Guariniello e di Maddalena, che ha ricordato ai familiari che "nulla si puo' modificare stando qua, ma che bisogna aspettare gli altri gradi di giudizio", l'occupazione della maxi aula da parte dei familiari prosegue.

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thyssenthyssenkruppprocessoomicidio colposoharald espenhah
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