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Cronache
Tirreno Power, tutte le accuse alla base dell'ordinanza di sequestro

Le motivazioni del provvedimento di sequestro preventivo per la centrale a carbone di Vado Ligure sono racchiuse in una quarantina di pagine.  Le firma il gip Fiorenza Giorgi. Nell’ordinanza, eseguita dai carabinieri del Noe di Genova insieme ai colleghi di Savona, il giudice ha disposto la chiusura dei due gruppi a carbone combinato ad olio, ma non quella del terzo gruppo presente nell’impianto vadese, ovvero quello a metano.

Come era ovvio immaginare anche da parte dei lavoratori, non solo dell'azienda, c'è diffidenza verso un provvedimento che - fatto per tutelare la salute -  mette comunque a rischio molti posti di lavoro. "Un atto grave contro la centrale ed i lavoratori che negli anni si sono adoperati al rispetto delle norme per le emissioni. Per la centrale sembra ci sia un trattamento diverso rispetto ad altri impianti", ha detto Maurizio Perotti, dell’Rsu sindacale della centrale Tirreno Power. Secondo alcuni calcoli tra lavoratori diretti e indotto questo provvedimento del gip potrebbe mettere a rischio qualcosa come 700 lavoratori

Dunque, oltre 700 persone rischiano il posto con il sequestro dei due gruppi di produzione a carbone. Infatti gli altri due, a metano, hanno un funzionamento limitato con costi molto alti. Bisogna dire, peraltro, che anche i due gruppi a carbone, ad oggi, funzionavano solo al 30% delle possibilità.

Il ministero dell'Ambiente aveva fatto osservazioni e chiesto adempimenti alla Tirreno Power di Vado Ligure in merito all'Aia, cosi' come ha fatto per tanti altri casi di Autorizzazione integrata ambientale, una quarantina sulle 150 valutazioni in piedi. Lo ha detto il titolare dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, a margine della conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi con i colleghi dei dicasteri delle Politiche agricole e della Salute sui risultati delle indagini tecniche per la mappatura dei terreni destinati all'agricoltura della regione Campania. Galletti ha parlato di indagine della magistratura in corso e per la quale c'e' "il massimo rispetto" e rilevato che il dicastero "ha sempre svolto attivita' in tutti i casi di Aia e sono state fatte osservazioni ed anche richiesti adempimenti" alle aziende interessate, tra cui appunto la Tirreno Power, la centrale termoelettrica a carbone per la quale il gip del tribunale di Savona, accogliendo la richiesta del pm, ha disposto il sequestro e lo spegnimento dei due gruppi alimentati a carbone.

"Abbiamo chiesto al Prefetto di convocare al piu' presto un incontro con l'azienda, la Regione, i due Comuni di Vado Ligure e Quiliano per capire meglio i contorni di questa vicenda e trovare una soluzione che consenta sia il mantenimento dei posti di lavoro sia il rispetto e la tutela dell'ambiente". Cosi' Fulvia Veirana, segretaria della Camera del Lavoro della Cgil di Savona, a seguito del sequestro della centrale a carbone di Tirreno Power, a Vado Ligure.

"Tutte le aziende, compresa Tirreno Power - aggiunge Veirana - devono attenersi alle prescrizioni di legge. In caso contrario e' giusto che vengano sanzionate. Il punto e' come costringere l'azienda a rispettare i limiti di emissioni imposti dalla legge, garantendo l'occupazione. Per questo chiediamo che azienda e istituzioni provino a costruire percorso condiviso per la tutela dell'ambiente e dei posti di lavoro. La centrale di Vado occupa 200 lavoratori diretti che, con l'indotto, arrivano a circa 700 unita'. Non accettiamo il 'ricatto occupazionale' perche' in tutto il mondo ci sono centrali a carbone che funzionano senza rischi per l'ambiente o per la salute dei cittadini". Pino Congiu, segretario della Uiltec savonese, aggiunge che "abbiamo sollecitato l'azienda a fornire spiegazioni dettagliate sulle ragioni del sequestro. La situazione e' complessa. Il vecchio piano industriale, che prevedeva un investimento di 1,3 miliardi di euro sugli impianti e per la copertura del parco a carbone, non e' mai stato realizzato e poche settimane fa il nuovo direttore generale ha annunciato un nuovo piano entro giugno. Non vorremmo - conclude Congiu - che ci fosse una strategia di disimpegno degli azionisti sulla centrale di Vado".

Per Enrico De Nevi, segretario generale della Falei Cisl Liguria, "e' importante capire se le inadempienze riscontrate possono essere risolte o meno. Per questo abbiamo chiesto un incontro con il Prefetto e le istituzioni. Speriamo che si arrivi ad svolta importante: l'azienda faccia gli investimenti necessari e tutti, istituzioni, comitati di cittadini e ambientalisti - conclude - lavorino per arrivare a soluzioni innovative per il futuro di quel sito produttivo".

Tirreno Power: Legambiente, si lavori per riconvertire centrale
"Il sequestro dell'impianto della Tirreno Power di Vado Ligure, in provincia di Savona, rappresenta un importante passo avanti nella lotta all'inquinamento ambientale e sanitario da anni denunciato in Liguria. Ora ci aspettiamo che la centrale a carbone di Vado Ligure venga riconvertita con progetti utili e sostenibili e che possa cosi' diventare un esempio da seguire anche per gli altri impianti industriali vecchi e inquinanti presenti ancora in Italia, che arrecano solo danni all'ambiente e alla salute dei cittadini. Dall'altra parte e' pero' necessario che ci sia un cambio di rotta nella politica energetica di questo Paese". Cosi' Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente commenta il sequestro dell'impianto a carbone di Vado Ligure.

Power: gip Savona 'spegne' centrale e dispone sequestro
 Il gip del tribunale di Savona Fiorenza Giorgi ha disposto il sequestro della centrale termoelettrica a carbone di Vado Ligure Tirreno Power accogliendo la richiesta del pm Francantonio Granero. Ipotizzati i reati di disastro ambientale e omicidio colposo per le emissioni dell'impianto dal 2000 al 2006. Risultano indagati l'ex direttore generale Giovanni Gusio e il direttore dello stabilimento Pasquale D'Elia.

I carabinieri del Noe hanno notificato il sequestro dello stabilimento stamani ai dirigenti di Tirreno Power. La procura ipotizza che dal 2000 al 2006 vi siano stati 442 morti per le emissioni della centrale e fino a 2000 ricoveri correlati. Le operazioni di spegnimento riguardano i due gruppi a carbone. La relazione in base alla quale e' stato disposto lo spegnimento e' stata realizzata dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale del Ministero dell'Ambiente. Una perizia e' stata effettuata anche dai tecnici incaricati dalla stessa procura di Savona.

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