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Traffico illecito di rifiuti, sequestri per 3,4 milioni in sette province: coinvolta anche la Puglia

Il gip di Salerno dispone sequestri a carico di imprenditori indagati. L’inchiesta riguarda rifiuti e materiale ferroso

Traffico illecito di rifiuti, sequestri per 3,4 milioni in sette province: coinvolta anche la Puglia
Immagine generata con l’IA

Beni per circa 3,4 milioni di euro sono stati sequestrati nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno. Gli accertamenti toccano sette province, furti di materiale ferroso nei cantieri Rfi e rifiuti che sarebbero stati spediti illegalmente fino in Thailandia.

L’indagine partita da Albanella ricostruisce smaltimenti illeciti e spedizioni verso la Thailandia

Il provvedimento firmato dal gip di Salerno riguarda alcuni imprenditori indagati per associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso. I carabinieri hanno eseguito il sequestro nelle province di Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone, con il coinvolgimento del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di Napoli e dei Comandi provinciali competenti.

Tra i materiali al centro degli accertamenti compare anche il ferro prelevato soprattutto nei cantieri di Rete ferroviaria italiana. L’inchiesta era partita nel settembre di quattro anni fa, dopo un controllo del Noe di Salerno nei confronti di un’azienda di Albanella attiva nel trattamento e recupero di rifiuti urbani e speciali.

Le indagini sono proseguite per diversi mesi e hanno interessato varie regioni italiane, oltre ad alcuni Paesi europei ed extraeuropei. Intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti hanno permesso agli investigatori di individuare quello che gli inquirenti definiscono “un collaudato sistema” ritenuto finalizzato “ad illecite attivita’ di smaltimento rifiuti”.

Gli investigatori hanno individuato due filoni principali. Il primo riguarda una società con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa ad Albanella. Gli accertamenti avrebbero documentato la gestione illecita di rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica.

Una parte dei rifiuti sarebbe stata destinata illegalmente a impianti in Thailandia, senza la documentazione necessaria oppure attraverso documenti ritenuti falsi o irregolari. Secondo la ricostruzione investigativa, le spedizioni sarebbero avvenute in violazione delle norme che regolano l’esportazione dei rifiuti.

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