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Cronache
Spagna: giudice vieta servizio Uber per ingiusta concorrenza

Un giudice spagnolo ha vietato a Uber di operare nel paese iberico. I tassisti che aderiscono a questo servizio, ha affermato il tribunale spagnolo giudicando cosi' su un ricorso presentato da diverse societa' di taxi, "non hanno le autorizzazioni necessarie per svolgere questi lavoro e la loro attivita' costituisce una violazione delle regole della giusta concorrenza". La decisione spagnola arriva in un contesto di polemiche su Uber nate dopo che a New Delhi era stata stuprata una donna da un tassista chiamato attraversi il servizio on line. L'India ha vietato il servizio in tutto il paese e anche il governo thailandese ha deciso in modo analogo.

Dal boicottaggio allo stupro, la vita difficile di Uber - I primi furono i tassisti milanesi, cui si unirono quelli di mezza Europa, poi ci fu lo scandalo del 'monitoraggio' degli spostamenti di una giornalista minacciato da un dirigente e infine lo stupro da parte di un autista associato. La vita di Uber, seppur recente, e' stata gia' costellata di intoppi, gaffe e problemi di varia natura, anche se l'applicazione continua a vantare un numero di utenti in crecita e un fatturato di tutto rispetto. Fu Travis Kalanick, 37 anni, a lanciare nel 2009 l'idea di una compagnia che offrisse auto a noleggio tramite una app per smartphone. Oggi l'azienda e' valutata 3 miliardi di dollari e opera in cento citta': negli Usa, in Europa, in Cina, in India, in Sudamerica.

Il mercato delle auto chiamate via app ha preso piede. Lyft, una rivale di Uber, ha aperto un servizio analogo in 24 citta' Usa. In Italia Uber e' sbarcata nell'aprile del 2013 e i tassisti le hanno dichiarato guerra, accusandola di essere una compagnia di taxi mascherata, che offre servizi senza regolare licenza. Uber replica sostenendo di essere invece come e-Bay, cioe' un servizio che mette all'asta le sue prestazioni, un'intermediaria che si limita a offrire dei freelance che girano in auto e si fermano sulla base di chiamate online. Intanto, il fatturato Uber a livello globale cresce del 20% l'anno e ha trovato finanziatori nel private equity Tpg e in Google Ventures. Uno dei punti di forza di Uber e' la fidelizzazione dei clienti: con un'unica app e' possibile utilizzare il servizio in una delle citta' in cui e' attivo in tutto il mondo. Se ad esempio si atterra a Parigi e si vuole raggiungere il centro o spostarsi in citta' bastera' aprire la stessa applicazione utilizzata in Italia e richiedere il proprio autista personale. Oltre a poter viaggiare su una berlina di lusso, a Parigi si puo' scegliere anche una monovolume - per trasportare fino a 6 passeggeri - o addirittura una moto, per spostarsi in pochi minuti da una parte all'altra della citta'.

Nemmeno una settimana dopo l'arrivo in Italia, i tassisti milanesi si erano mobilitati contro gli Ncc di Uber. Il Comune di Milano era intervenuto sia sanzionando direttamente alcuni operatori sia effettuando una serie di accertamenti: secondo palazzo Marino Uber contrasterebbe sia con la legge sul trasporto di persone mediante mezzi pubblici non di linea, sia con la legge regionale sulle autorimesse. Ochi giorni dopo la commissaria europea per l'agenda digitale, Neelie Kroes, aveva reagito oggi con una nota durissima alla decisione di un tribunale belga di vietare l'uso dell'app Uber a Bruxelles. A Bruxelles, la giustizia ha dato ragione ai tassisti vietando Uber. La Kroes aveva denunciato il "cartello dei tassisti" e si era detta "indignata". A giugno i tassisti di Londra, Parigi, Roma, Milano e altre grandi citta' europee avevano scioperato e in agosto il senato di Berlino aevva messo al bando i tassisti di Uber con multe da 25 mila euro per chi dovesse infrangere il divieto perche' "la protezione dell'utente ha la priorita'" e gli autisti Uber non hanno concessioni, ne' "competenze verificate". Anche a Londra ad agosto si era riacceso il dibattito: Margaret Hodge, parlamentare laburista, guidava una fronda di deputati che ha chiesto a Transport for London, la societa' dei trasporti della capitale, e al sindaco Boris Johnson perche' avessero concesso a Uber di diventare partner riconosciuto dalle istituzioni londinesi. A fine novembre un dirigente della compagnia aveva scatenato un'ondata di polemiche e indignazioni per aver utilizzato la modalita' "God View", "Visione divina", per seguire dall'alto tutti gli spostamenti di una giornalista 'scomoda' attraverso Uber. Infine lo stupro in India e la decisione, da parte delle autorita' di New Delhi e anche di quelle Thailandesi, di imporre un giro di vite ai tassisti senza licenza. Prima della decisione di un giudice spagnolo che, su un ricorso presentato da diverse societa' di taxi, ha bandito gli autisti di Uber perche' "non hanno le autorizzazioni necessarie per svolgere questi lavoro e la loro attivita' costituisce una violazione delle regole della giusta concorrenza".

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