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Cronache
Ultrà/ Gli inquirenti: "Con De Santis c'erano 4 persone"

Non era solo Daniele De Santis quando un pullman di sostenitori del Napoli, diretto verso lo stadio Olimpico passando per viale Tor di Quinto, è stato raggiunto da un lancio di sassi, fumogeni e bombe carta. C'erano almeno altre quattro persone, che indossavano un casco integrale nero. I magistrati della procura di Roma continuano a essere convinti di questa circostanza, avvalorata dalle dichiarazioni di alcuni testimoni. E quando almeno nove tifosi partenopei (di cui e' in corso l'identificazione) hanno deciso di vedere da dove provenissero questi oggetti e chi fosse l'autore della provocazione, i sodali di De Santis si sono dati alla fuga seguendo un percorso diverso da quello dell'ex ultra' giallorosso. De Santis, infatti, ha preferito scappare per un vicolo e, nel tentativo di respingere un primo assalto da parte dei supporter partenopei, ha fatto fuoco con la pistola: quattro colpi in rapida successione sparati a brevissima distanza dai tre tifosi del Napoli che poi sono rimasti feriti. Una consulenza balistica sara' disposta dalla procura non sono per definire meglio quanto fossero vicini De Santis e i napoletani ma anche per capire se i tre feriti (Ciro Esposito, Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, indagati per rissa) abbiano partecipato effettivamente al pestaggio dell'ex ultra' romanista. De Santis, infatti, ha preferito scappare per un vicolo e, nel tentativo di respingere un primo assalto da parte dei supporter partenopei, ha fatto fuoco con la pistola: quattro colpi in rapida successione sparati a brevissima distanza dai tre tifosi del Napoli che poi sono rimasti feriti. Una consulenza balistica sara' disposta dalla procura non sono per definire meglio quanto fossero vicini De Santis e i napoletani ma anche per capire se i tre feriti (Ciro Esposito, Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, indagati per rissa) abbiano partecipato effettivamente al pestaggio dell'ex ultra' romanista.

Napolitano: intransigenza assoluta con i violenti del calcio - "Intransigenza assoluta con chi usa le spranghe e le bombe carta": Giorgio Napolitano interviene nuovamente sul problema della violenza negli stadi per chiedere il massimo della severita' con "chi incendia e devasta".
   Un appello rivolto alle istituzioni ma anche a chi e' attore, a vario titolo, di tutto cioo' che avviene in uno stadio di calcio. Persino "la stampa televisiva e quella scritta" sono chiamate ad agire con senso di responsabilita'. Quanto alla polizia, garante dell'ordine pubblico ed in queste settimane al centro di polemiche, "merita rispetto ed il riconoscimento" della sua funzione. "Guai ad alimentare un clima di diffidenza" e di astio nei suoi confronti, avverte, ma anche attenzione da parte dei suoi membri a "non alimentare alcun sentimento di vittimismo come se ci si sentisse abbandonati dallo Stato e dalla societa'". Perche' "comportamenti scorretti ed abusivi" da parte di alcuni singoli ci sono stati, ed allora "e' giusto nell'interesse del corpo intervenire" con opportune sanzioni. Pero' "mai questo fatto puo' oscurare il rispetto che e' dovuto alla schiacciante maggioranza" degli agenti.

Di fronte al Capo dello Stato gli allievi degli istituti di formazione della polizia. E' il 162mo anniversario della fondazione del corpo, per molti anni (fino al 1981, ricorda Napolitano) sottoposto a ordinamento militare. Poi venne stabilito "che la funzione fondamentale delle forze di polizia e' quello di tutelare l'esercizio delle liberta' e dei diritti dei cittadini, dei diritti civili, dei diritti sociali". Quindi e' una responsabilita'nei confronti della democrazia. Pero' "i diritti dei cittadini si devono difendere contro chi ne minaccia l'esercizio, contro i violenti, contro coloro che sono portatori dell'illegalita' e addirittura di comportamenti, se non di disegni, a sfondo terroristico, eversivo". E questa "e' purtroppo la realta' di oggi".

E' vero, la societa' e' sottposta a tutti gli stress di una crisi senza precedenti. Ma in Italia, per fortuna, non ci sono state le violenze che hanno colpito, ad esempio, la Grecia. Pertanto "Non possiamo quindi considerare certe manifestazioni di illegalita' in questi ultimi anni come espressione di una autentica protesta sociale : questa si e' da noi sempre contenuta in limiti compatibili con l'ordine pubblico e con la legge. Inoltre, non abbiamo nemmeno piu', come si ebbe negli anni lontani che precedettero il terrorismo, un qualche movimento di contestazione diffuso tra le giovani generazioni come quello che poi negli anni '70, entro' in conflitto, in vero e proprio scontro armato con le forze rappresentative dello Stato".

Questo non vuol dire, comunque, che tutto sia tranquillo. Al contrario: "oggi abbiamo dei focolai di violenza e dei nuclei di aggressivita' che sono molto pericolosi e che, in ultima istanza, rappresentano una minaccia per tutto l'ordinamento." Puo' accadere in qualsiasi angolo del Paese, uno stadio di Roma come di Torino. E qui la polizia "ha un compito molto delicato, molto difficile, in prima linea". Tutte le forze di polizia, la cui " pluralita', una forza di polizia a ordinamento militare e una forza di polizia a ordinamento civile" e' un dato "isopprimibile.

E allora, dice Napolitano, "guai ad alimentare - e c'e' chi tende a farlo - un clima di diffidenza nei confronti delle forze di polizia e specificamente della Polizia di Stato, specie viste nel momento del loro impiego in servizio di ordine pubblico". Ed "e' dovere del governo, delle istituzioni, delle forze politiche, dell'informazione scritta e televisiva reagire a questi atteggiamenti che comunque serpeggiano". Perche' "chi si presenta con le spranghe, chi si presenta con le bombe-carta, chi attacca, e attacca senza scrupolo anche sapendo di poter colpire molto gravemente, e chi incendia e devasta : su questo ci deve essere una intransigenza assoluta, un rigore di cui voi siete l'espressione piu' importante e nello stesso tempo piu' esposta. E meritate, le forze di polizia meritano, il riconoscimento e rispetto che la grande maggioranza degli italiani nutre per loro".

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