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L’assassino dell’orso confessò, una giustizia da favola…

LE DUE STORIE

Orso ucciso in Abruzzo, l’indagato confessa: “Sì, sono stato io”

Investì il giovane Andrea De Nando, condannato. Ma tra pochi mesi potrà tornare a casa

Sì, lo ammetto: sono stato io“. Al termine di uno sfiancante, interminabile, interrogatorio è arrivata la sofferta confessione. Le forze dell’ordine hanno torchiato il sospetto per ore, con grande dispiegamento di forze e di mezzi, compresi tutti i trucchi del mestiere che si utilizzano in questioni intricate e apparentemente senza soluzione. Ma ora gli investigatori ce l’hanno fatta. Finalmente, dopo otto lunghi giorni di indagini al tappeto hanno raggiunto il tanto agognato risultato: l’assassino dell’orso ha confessato.

Esatto, dell’orso. Già, perché in una giornata di redazione succede anche questo, che all’improvviso ti arrivi sulla scrivania (o meglio, sulla schermata di un pc), una serie di agenzie che danno ampio risalto a una storia che sembra uscita direttamente da qualche libro di fiabe e allora viene il sospetto che si stia leggendo Capuccetto Rosso o Pollicino. E invece no, è tutto vero. L’assassino dell’orso ha confessato.

Il “brutale omicida“, che ha provato a giustificarsi asserendo che il colpo è partito per sbaglio dalla sua arma, aveva peraltro subìto danni alla sua proprietà per le incursioni di un orso. Non è ancora chiaro se lo stesso orso che ha poi perso la vita oppure un altro. Fatto sta che l’uomo ora rischia una condanna di 2 mesi.

Per carità, non vogliamo far arrabbiare gli animalisti e le loro buone ragioni. Se quell’uomo ha sbagliato è giusto che paghi. Ma poi capita che lo stesso giorno si venga a sapere che chi ha investito e ucciso sulle strisce pedonali un ragazzo che stava attarversando col semaforo verde, Andrea De Nando, debba pagare solamente con otto mesi di carcere. Avete capito bene, otto mesi. Perché la pena inflittagli dalla Cassazione di 3 anni e 8 mesi potrà essere scontata per 3 anni ai servizi sociali.

Tra 8 mesi l’uomo che investito passando col rosso un ragazzo potrà tornare a casa, quando quel figlio non potrà mai tornare a casa dalla madre. Invece chi, forse per sbaglio, ha ucciso un orso rischia 2 anni di carcere. Per carità, sono storie diversissime e magari alla fine nemmeno il 61enne abruzzese andrà per davvero in galera. Ma leggere queste due storie a distanza di pochi minuti un certo effetto lo fa e rende ulteriormente l’idea, se ancora ce ne fosse bisogno, di una giustizia italiana schizofrenica, spesso illogica, certamente paradossale. Una giustizia da “favola”. Solo che in questo caso non vissero tutti felici e contenti…