La corsa per il vaccino è cominciata. Ebola non è solo un’emergenza, ma anche un’occasione per le case farmaceutiche. A partire dal nord America, dove la NewLink Genetics, canadese, ha iniziato i test della Fase 1 al Walter Reed Army Institute a Silver Spring. GlaxoSmithKline ha iniziato ora a testare il suo vaccino direttamente in Mali, uno degli stati per adesso immuni dall’epidemia. Entrambi i vaccini stanno viaggiando all’interno della burocrazia alla velocità della luce. Anche perché generalmente generalmente ci vogliono dai 6 agli 11 mesi per passare dalla fase preclinica ai “trials”.
Oltre a questi due vaccini, ci sono altri tre farmaci che sono in fase di studio. Il piu’ ‘famoso’ e’ il siero ZMapp, che e’ stato usato sui due missionari statunitensi rimpatriati dopo l’infezione, che stanno migliorando, e probabilmente anche su quello spagnolo rimpatriato a Madrid, che invece è morto. Il siero, prodotto nelle piante di tabacco ingegnerizzate, e’ costituito da tre anticorpi monoclonali, proteine che si legano alle cellule infette favorendo la reazione del sistema immunitario. Al momento, hanno avvertito i produttori, sono disponibili pochissime dosi, tutte distribuite in Liberia, e una produzione su scala ampia richiederebbe almeno due mesi di preparazione. Un’altra terapia, basata pero’ su piccoli frammenti di Rna che si legano al virus impedendogli la replicazione, era entrata nella fase dei test sull’uomo, ma l’Fda l’aveva interrotta per l’emergere di alcuni effetti collaterali. Ora l’agenzia statunitense ha eliminato in parte il blocco. Scimmie trattate con il farmaco dopo l’infezione hanno mostrato un tasso di guarigione dell’82% se curate entro le prime 48 ore dall’infezione. Un farmaco simile e’ sviluppato dalla statunitense Sarepta, ed e’ gia’ all’inizio della fase di sperimentazione sull’uomo.
