Venezia 83, da De Angelis al caso “Dau”: Khrzhanovsky respinge le accuse e si schiera con l’Ucraina
Dal cinema italiano di Edoardo De Angelis alla controversa presenza del regista russo Ilya Khrzhanovsky, passando per le produzioni internazionali e i grandi nomi di Hollywood. È una giornata ricca di titoli e protagonisti quella della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con nuove opere in gara e numerosi appuntamenti nelle sezioni parallele.
Nel Concorso ufficiale trovano spazio Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, interpretato da Vanessa Scalera e Lino Musella, e Dau di Ilya Khrzhanovsky.
Tra i titoli Fuori Concorso figurano invece Union Town di Barbara Kopple, Listy (Letters from the Silenced Country)di Andrei Kutsila, Place to Be di Kornél Mundruczó, con Ellen Burstyn, Taika Waititi e Pamela Anderson, e Joie de Vivre (Parte 2) di Luca Guadagnino. Alle Giornate degli Autori è invece il turno di Se venisse anche l’inferno, diretto da Samuele Rossi.
De Angelis porta a Venezia “Il fuoco che ti porti dentro”
Tra i protagonisti della giornata c’è Il fuoco che ti porti dentro, presentato in Concorso a Venezia 83. Il nuovo lavoro di Edoardo De Angelis nasce dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini, pubblicato da Marsilio Editori, e vede Vanessa Scalera e Lino Musella nei ruoli principali.
Accanto a loro, nel cast figurano Elena Radonicich, Ivana Lotito, Nicole Malaj, Samuele Mazza e Tony Laudadio, con Tommaso Ragno.
Al centro della pellicola ci sono le tensioni all’interno di una famiglia e il difficile rapporto tra una madre e i suoi figli, raccontati sullo sfondo della vigilia di Natale. Una storia profondamente legata alle radici napoletane del regista, ma che De Angelis rivendica come universale.
“In quest’epoca dell’intelligenza artificiale, la scrittura e gli attori restano le uniche armi speciali che contano davvero. Ho cercato di spingerli al massimo”. Così il cineasta ha sintetizzato al Lido il lavoro compiuto sul film.
De Angelis si è soffermato anche sulla ricerca estetica e narrativa che ha accompagnato la realizzazione dell’opera: “Ho cercato di spingere la scrittura e gli attori in territori inesplorati, portando con me delle compagne di viaggio disposte all’avventura, sia nella ricerca sul fotogramma sia in tutto ciò che c’era fuori da esso”.
Il racconto, pur affondando le proprie radici in una precisa realtà territoriale e linguistica, punta a superare i confini della dimensione napoletana. “Ritengo che la dimensione umana, più la si affronta in maniera particolare, specifica, identitaria, più è possibile che riguardi un po’ tutti quanti. Ieri ho incontrato una collega coreana che mi ha detto che Angela le aveva ricordato sua nonna in Corea: questo mi ha fatto capire che non si tratta di una faccenda solo napoletana. Il napoletano è diventato negli ultimi anni una sorta di lingua del cinema, ed è anche affascinante la scelta di impiegare attrici e attori non madrelingua che utilizzano quella lingua perché arriva direttamente a determinati sentimenti, soprattutto quelli legati a una dimensione primordiale. Io, chiaramente, vengo da quella terra e quindi mi esprimo con gli stilemi che mi sono più vicini, ma resto convinto che più si è identitari, più in realtà si è fratelli”.
Il caso “Dau”, Khrzhanovsky risponde alle polemiche sull’Ucraina
A catalizzare l’attenzione al Lido è anche Dau, il film in Concorso del regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky. La sua partecipazione alla Mostra è stata contestata dal governo ucraino, che ha accusato l’opera di essere uno strumento di propaganda filorussa. Contestazioni già respinte, nei giorni precedenti al festival, sia dal cineasta sia dal direttore della Mostra Alberto Barbera.
In conferenza stampa Khrzhanovsky ha ribadito la propria posizione sul conflitto: “La mia posizione rispetto al conflitto russo-ucraino è sempre stata molto chiara, da ancor prima dello scoppio della guerra, ancor prima dell’invasione del 2022, dalla guerra del Donbass. Non penso però di poter parlare degli aspetti politici della situazione”.
Il regista ha quindi espresso apertamente il proprio auspicio per Kiev: “L’Ucraina si trova in un momento di terribile e sanguinosa guerra, che dura da più di 4 anni. Penso che sopravvivrà, rimarrà forte e preserverà la sua indipendenza e avrà un futuro migliore – aggiunge Khrzhanovsky -. Ma al momento, la tensione è talmente alta che l’unica cosa che posso augurarle è la pace e che il governo ucraino abbia il successo più ampio possibile. Che salvi il Paese e vinca questa guerra”.
“Place to Be”, il road movie con Ellen Burstyn e Pamela Anderson
Tra le proposte Fuori Concorso arriva anche Place to Be di Kornél Mundruczó, con un cast che riunisce Ellen Burstyn, Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett e David Wenham.
Il film è un road movie dai toni leggeri, costruito attorno all’incontro inatteso tra una donna anziana e un uomo maturo. I due intraprendono un viaggio da Chicago a New York con un obiettivo insolito: riportare al proprietario Intruder, un piccione da competizione che si è smarrito.
Un percorso che diventa soprattutto il racconto di un’amicizia nata per caso e della fragilità dei suoi protagonisti. Come ha spiegato lo stesso Mundruczó: “Place to Be segue le correnti invisibili che ci spingono l’uno verso l’altro, ricordandoci come i momenti di fragilità possano trasformarsi nelle nostre guide più preziose. Il cinema, come la vita, deve restare indomabile”.


