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Cronache
Violenza contro le donne, un fenomeno da arginare con coscienza e riflessione

Violenza contro le donne, un problema che non riguarda solo il sud o il nord ma l'intero Paese 

Si celebra oggi la rituale giornata contro la violenza sulle donne. Si moltiplicano panchine rosse, convegni, vengono scritte fiumi di parole sulla recrudescenza di questo deprecabile problema che sta diventando endemico. Scarse riflessioni sul degrado della vita umana di cui è espressione questo fenomeno. Un degrado che non si supera con meri interventi normativi, ma con un occhio più attento ai modelli sociali in cui si radicano questi fenomeni.

Si è capito che il problema non riguarda solo il sud o il nord Italia ma l’intero paese e che quindi il buio delle coscienze dei tanti uomini che commettono questi efferati crimini è diffuso e capillare. Né i femminicidi possono essere classificati tra impulsivi fenomeni passionali perché il più delle volte sono premeditati e organizzati con una attenta informazione preventiva sulle abitudini di vita della vittima per individuare il momento in cui è più semplice colpire. Si assiste a coltellate, corpi esangui, bambini a cui è inferto il destino delle loro madri, massacrati anche loro.

Se si pensa che nei regimi dittatoriali lo stupro, la vendita, delle spose bambine, rappresentano abitudini della quotidianità forse occorrerebbe riflette su quanto “le magnifiche e progressive sorti” delle civiltà occidentali non siano per nulla indenni da una contaminazione ideologica e culturale di certi modelli.
Non abbiano superato l’esame in fatto di democratizzazione delle relazioni umane che presentano ancora in tanti ambiti lo schema dei rapporti di forza.

In questi schemi l’uomo gioca una importante partita perché un capovolgimento dei ruoli lo lascerebbe nudo in tutta la sua fragilità che lui non vuole conoscere, non vuole superare. Vuole solo eliminare chi può scalfire la sua apparente graniticita’. Quante donne rimangono sole soltanto perché sono troppo intelligenti e quindi molto capaci?

Quante volte le richieste di una donna di dialogo e crescita condivisa rimangono inascoltate e persino soffocate nel silenzio?  La coppia si cristallizza in schemi precostituiti in ruoli che non durano più in eterno perché tante donne si stancano e provano a forzare la serratura per uscire da un clima soffocante per ritrovare un contatto con la vita.

E invece incrociano il contatto con la morte perché questa loro scelta è troppo “rivoluzionaria” rispetto a quanto un uomo può sopportare. E questi elementi sono spesso prodromici a gesti efferati quali il femminicidio. E’ giunto il tempo forse di elaborare un nuovo decalogo delle relazioni di coppia che non lasci solo alla libera coscienza individuale il rispetto di quello che un tempo si denominava “il sesso debole”.

Una declinazione di nuovi schemi relazionali nella cui elaborazione un ruolo significativo dovrebbero assumere le istituzioni ecclesiastiche depositarie di tutta la dogmatica sulla famiglia tradizionale. Ma anche le agenzie educative, la scuola, l’associazionismo, la stampa, i social potrebbero assumere in sé questo compito. E non appaiono sufficienti vaghi riferimenti alla centralità della donna in famiglia, ma una radicale presa di coscienza della efferatezza del femminicidio quale vulnus che scinde il rapporto di appartenenza ad una comunità laica o religiosa, e che non consente riparo o perdono.

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