Massimo Bossetti è stato sentito per la prima volta da Letizia Ruggeri, il pm bergamasco che indaga sulla morte di Yara Gambirasio, e avrebbe proposto un’ipotesi alternativa a quella della Procura per la presenza delle macchie di sangue sui vestiti della tredicenne. Lo hanno rivelato i suoi avvocati Claudio Salvagni – che ha parlato di “un’indagine pazzesca” – e Silvia Gazzetti al termine dell’interrogatorio di tre ore nel carcere di Bergamo. Gli avvocati hanno spiegato che “Bossetti ha tenuto a chiarire una serie di aspetti relativi a illazioni uscite in queste settimane sulla stampa, come per esempio relative all’eccessiva frequentazione di centri estetici”.
“Per il resto possiamo soltanto dire che ha risposto a tutte le domande del pm, ha continuato a dichiararsi innocente e a dimostrarsi determinato nella propria difesa, cosa che ci fornisce uno stimolo in più per andare avanti”, ha proseguito l’avvocato Salvagni. “Bossetti per noi resta innocente: è il classico uomo tutto casa, famiglia e lavoro. Nel corso dell’interrogatorio ha anche proposto una risposta alternativa per la presenza delle sue tracce biologiche sugli indumenti di Yara, ma per il momento la questione è protetta da segreto istruttorio. Per il resto confermiamo che chiederemo la ripetizione dell’esame del dna e aspettiamo la chiusura dell’indagine per conoscere a nostra volta in modo più approfondito le carte della Procura”.
Il manovale avrebbe scritto al pm e sarebbe pronto a fare un altro nome. Rivela il Corriere della Sera. L’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio si è rivolto più volte, con un certo nervosismo, agli agenti della polizia penitenziaria, ripetendo in modo quasi ossessivo di voler parlare con il sostituto procuratore Letizia Ruggeri, titolare delle indagini, chiedendo esplicitamente di chiamarla. Per dirle che ha “un nome da fare”, che c’è una “seconda persona di cui parlare”. Queste le espressioni, piuttosto chiare, riportate dalla polizia penitenziaria, al telefono con la procura.


























