Sono già stati riascoltati i due colleghi citati da Massimo Giuseppe Bossetti durante l’interrogatorio di martedì di fronte al pubblico ministero Letizia Ruggeri. “Loro potrebbero sapere qualcosa”, aveva detto l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, riferendosi a due artigiani, come lui, che tuttora lavorano in proprio di cantiere in cantiere.In breve tempo i due colleghi sono stati riascoltati, ma non sembra che abbiano rivelato particolari sconvolgenti agli inquirenti, come racconta il Corriere della Sera. Entrambi gli artigiani hanno confermato che l’indagato perdeva spesso sangue dal naso, è successo in più occasioni, anche durante il lavoro.
Nessuno dei due, però, ha messo in luce altri episodi che avrebbero potuto essere interessanti alla luce delle ipotesi di Bossetti: “Il mio sangue potrebbe essere finito su alcuni attrezzi poi utilizzato da qualcuno che ha ucciso Yara”, aveva detto il muratore bergamasco. Nessuno ha ricordato intrusioni in cantiere, particolari furti di materiale, o la scomparsa di attrezzi. La ricostruzione offerta dal carpentiere di Mapello sembra quindi vacillare, ma le verifiche degli inquirenti non si fermano comunque: le indagini proseguono, si cercano riscontri anche sull’attendibilità delle persone sentite.

