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Cronache
La moglie di Bossetti: "Mi parlava di Yara"
Da Facebook

Il test del Dna conferma: Massimo Giuseppe Bossetti non è figlio di Giovanni Bossetti, elemento che smentisce la versione della madre del sospettato, Ester Arzuffi. La moglie: parlava di Yara, ma era tranquillo. Il sospettato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dalla moglie nessun alibi. Presto una fiction sull'omicidio


IL PADRE BIOLOGICO DI BOSSETTI - Dai test un’ulteriore conferma di quanto la genetica aveva già stabilito nei giorni scorsi: Massimo Giuseppe, carpentiere di 43 anni, è il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999.  Il test del Dna eseguito su Giovanni Bossetti conferma che Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio, non è suo figlio. Alla vigilia dell’udienza di convalida del fermo un altro clamoroso elemento smentisce la versione fornita da sua madre Ester Arzuffi. È un’ulteriore conferma di quanto la genetica aveva già stabilito nei giorni scorsi: Massimo Giuseppe, carpentiere di 43 anni, è il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999.

BOSSETTI NON RISPONDE AL PM

Massimo Giuseppe Bossetti, non ha risposto alle domande del Pm Letizia Ruggeri durante l'interrogatorio nel carcere di Bergamo.
Per la seconda volta dal suo arresto, il presunto assassino di Yara Gambirasio, si e' dunque avvalso della facolta' di non rispondere.

I GAMBIRASIO: NON LO CONOSCIAMO. LA MOGLIE NON DA' ALIBI A BOSSETTI

«No, non lo conosciamo». Maura e Fulvio Gambirasio non sapevano nulla dell’uomo in carcere con l’accusa di aver ucciso la loro bambina prima che diventasse Ignoto 1, il presunto killer. «Forse l’abbiamo visto in paese, da giovani», ma nulla di più. L’hanno raccontato ieri in un lungo pomeriggio nella caserma di Ponte San Pietro. Per loro è stata una giornata intensa. «Non ha esultato nessuno», dice per loro l’avvocato Enrico Pelillo in mattinata, davanti alla Procura. Qualche ora più tardi è nella villetta di via Rampinelli per ricevere insieme a Maura e Fulvio la visita del questore Fortunato Finolli e del comandante provinciale dei carabinieri Antonio Bandiera. Arrivano sulla stessa auto, alle 15.30, se ne vanno separatamente un’ora e mezza dopo per non rilasciare, come era prevedibile, nessuna dichiarazione ai cronisti in attesa. Don Corinno Scotti fa retromarcia in bicicletta quando raggiunge il citofono. «È un fatto personale e noi siamo qui per una visita alla famiglia», spiega per primo il questore. «In questi anni si è creato un legame umano con i Gambirasio, per questo oggi abbiamo voluto essere qui», aggiunge il colonnello. «Nei prossimi giorni risponderemo a tutte le vostre domande».

Sarà probabilmente dopo la decisione del gip sulla convalida del fermo. L’interrogatorio non è stato ancora fissato, c’è tempo fino a venerdì. Stamattina, invece, il pm Letizia Ruggeri vuole sentire il carpentiere di Mapello, che lunedì in caserma ha tenuto la bocca chiusa. A Brembate Sopra resta una pattuglia dei carabinieri a preoccuparsi che gli intrusi non esagerino. Resta, fino a quando i genitori non emergono dalla rampa del garage, sulla solita auto. E con i soliti visi stravolti. Fanno tappa alla palestra. La sorella maggiore di Yara, Keba, era comparsa poco prima al volante di una Panda. È diventata grande. Subito dopo, si dirigono alla caserma di Ponte San Pietro. Forse poco prima, in privato, gli inquirenti hanno anticipato loro che sono necessarie alcune domande, un ultimo (così sperano tutti per loro) sforzo. Torneranno a casa alle 21, con Gioele, il piccolo della famiglia, sul sedile dietro. Il padre aveva interrotto l’interrogatorio per passare a prenderlo a casa, probabilmente per accompagnarlo da qualche amico.

Ed è stato in quel momento che Fulvio è sceso, muto, provato, come svuotato. Perché per la sua bambina ora forse sarà fatta giustizia, ma prima bisogna fare i conti con la verità. E appare tremenda. Lascia il motore acceso. Torna e gli esce soltanto una sillaba. Non ha neanche la forza di rispondere «no». Quanto Maura e Fulvio hanno detto ai carabinieri lascia aperto un interrogativo: la loro Yara conosceva l’uomo accusato di averla uccisa? Rispondere no solo perché i genitori non lo conoscono non è scontato. Potrebbe averlo incontrato per qualche motivo, senza nemmeno sapere chi fosse. In effetti, aveva confidato al fratello che si era spaventata perché si era sentita osservata. Spaventata da chi? Era Bossetti? Domande che al momento restano senza risposta, anche se - come è scritto nel fermo del pm - il cellulare del carpentiere alle 17.45 ha agganciato la cella «compatibile con le celle agganciate dal telefonino di Yara».

Il suo fermo riporta alla pista dell’edilizia. Non risulta che abbia lavorato al cantiere di Mapello, dove avevano portato i cani molecolari. Ma è anche vero che il dubbio di un giro di lavoratori in nero è sempre rimasto. Altro quesito: dove era lui la sera in cui la bambina è stata uccisa? Non si sa. Si sa, però, che suo moglie non gli ha fornito un alibi: non lo ricorda. Eppure i giorni dopo il 26 novembre del 2010 erano solo l’inzio dell’angoscia collettiva per Yara. Giorni difficili da dimenticare.

IL GIALLO DELLA MESSA - Yara conosceva il suo assassino. Ne sono convinti gli investigatori che ora, dopo il fermo di Massimo Giuseppe Bossetti, accusato del delitto della ragazzina, stanno ricostruendo i possibili punti di contatto tra la vita di Yara Gambirasio e il muratore di Mapello. Due esistenze apparentemente distanti, ma in un paese abitare a sette chilometri l’uno dall’altro significa condividere un mondo: stessi negozi, conoscenti in comune, la medesima parrocchia. Come racconta il quotidiano Il Messaggero, i Gambirasio erano assidui frequentatori e la famiglia Bossetti partecipava sempre alla messa della domenica. "Qui potrebbero essersi conosciuti - dicono gli inquirenti -. Di certo l’assassino non ha scelto a caso la sua vittima".

YARA AVEVA PAURA - Yara aveva percepito di essere in pericolo. Qualche settimana prima di essere rapita davanti al centro sportivo di Brembate, secondo quanto riportato da Il Corriere della sera, si era spaventata perché aveva notato un uomo che la osservava. Lo aveva raccontato al fratellino, ma poi quella sensazione si era affievolita e anche i genitori non avevano fatto troppe domande, forse per non turbarla ulteriormente. Quel dettaglio torna adesso al centro dell’indagine e assume tutt’altra valenza.

"BOSSETTI GIRAVA INTORNO A CASA DI YARA" - Dal centro estetico Oltremare, dove in passato faceva due lampade abbronzanti a settimana, al Loto cafè, dal Carrefour al negozio di foto di cui è titolare Mauro Locatelli, dall'edicola del signor Peppe al benzinaio Shell. Sono tanti i negozi a Brembate, non lontani dalla casa di Yara e dalla palestra, che il presunto assassino Massimo Bossetti frequentava. Almeno fino a poco tempo fa. Lo raccontano ora i titolari degli esercizi commerciali ai molti giornalisti che hanno assalito la zona. Anche l'auto, una Volvo, avvistata più volte dietro la plaestra. Sono in molti a parlare, dopo aver saputo il nome e vistyoi le foto di Bossetti.

L'IPOTESI DEL COMPLICE - "Gli accertamenti da svolgere hanno tempi sicuramente piu' lunghi" di quelli auspicati dalla stampa. E' quanto ha tenuto a chiarire il questore di Bergamo, Fortunato Finolli, nel corso di un incontro coi giornalisti sul fermo di Massimo Giuseppe Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio. Per il questore si indaga per accertare se il presunto killer di Yara abbia agito da solo. "I casi vengono chiusi quando c'e' sentenza definitiva", ha risposto Finolli, incalzato dai cronisti. "Dobbiamo svolgere una serie di accertamenti - ha proseguito - dobbiamo attualizzare la presenza della persona a quattro anni fa".

 

abitazione assassino yara (6)Guarda la gallery - I carabinieri a casa di Bossetti
caso yara gambirasio (9)Guarda la gallery - Il luogo dove è stato ritrovato il cadavere di Yara
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