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Cronache
Yara, Bossetti spiega le tracce di Dna: "Una ferita in cantiere"
Da Facebook

Potrebbe essere legata al cantiere di Palazzago la giustificazione di Massimo Giuseppe Bossetti alla "prova regina" del Dna che lo ha portato in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara. Secondo alcune rivelazioni non smentite dal suo pool difensivo, come riporta il quotidiano online Bergamonews, il carpentiere 44enne avrebbe una spiegazione: una perdita di sangue, probabilmente a causa di un infortunio sul lavoro o della epistassi (emorragia delle fosse nasali) della quale soffre, finito poi sugli attrezzi di lavoro che gli sarebbero stati rubati prima della morte di Yara.

Si tratta di una livella elettronica, un distanziatore, una bindella e due scalpelli, di cui uno a punta acuminata, con cui potrebbe essere stata uccisa Yara, che sarebbero stati sottratti dall'Iveco Daily parcheggiato sotto casa sua a Mapello nel periodo in cui Bossetti stava lavorando nel cantiere di Palazzago, dalla fine dell’estate 2009 all’agosto del 2011. E non è escluso che agli attrezzi possano aggiungersi guanti o indumenti da lavoro. Una tesi comunque difficilmente dimostrabile, anche perchè la chiusura di quel cantiere risale a quasi tre anni fa, con il termine della costruzione di tre villette. 

Le rivelazioni del pc di Bossetti. Appassionato di nera dal 2011 - Intanto i tabulati telefonici rendono più difficile la posizione di Massimo Bossetti, in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Secondo quanto riporta repubblica.it, il muratore avrebbe effettuato dieci sopralluoghi tracciati e ritenuti "interessanti". Quattro di questi effettuati "a ridosso della palestra" di Brembate di Sopra. Quando? Sempre il lunedì e il mercoledì: i giorni in cui Yara si allenava con le compagne e le insegnanti di ginnastica ritmica.

E sempre nelle ore che vedono la 13enne entrare e/o uscire dal centro sportivo (tra le 17 e le 19.30). Intanto emergono altri particolari dall'analisi dei computer di Bossetti. Come riporta il corriere.it, l'indagato aveva detto lui stesso al giudice delle indagini preliminari di essere "un appassionato di cronaca nera, la seguo molto via Internet". E in effetti la cronologia dei suoi due computer, che gli inquirenti stanno clonando e analizzando a fondo, conferma che Massimo Bossetti seguiva molto, sul web, il caso di Yara Gambirasio, ma non solo quello. C’è però un primo dettaglio balzato all’occhio degli specialisti, proprio esaminando la navigazione dell’indagato: la passione per la cronaca nera sembrerebbe iniziata solo nei primi mesi del 2011, quando le ricerche di Yara erano ancora in corso in tutta la provincia di Bergamo, quindi poco tempo dopo il rapimento e l’omicidio della ragazzina di Brembate

Gli avvocati di Massimo Giuseppe Bossetti non hanno presentato ricorso al tribunale di riesame. "Abbiamo scelto di non prendere alcuna scorciatoia - hanno spiegato Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni - ma di dimostrare in dibattimento quelle che sono le spiegazioni alternative date dal nostro assistito. Pur in presenza di un quadro probatorio che sembra portare la sua firma - hanno proseguito gli avvocati - noi crediamo all’innocenza di Bossetti e cercheremo di dimostrarla in un dibattimento".

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