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Yara, gli ultimi messaggi all’amica mentre era in macchina col killer

Yara, gli ultimi messaggi all’amica mentre era in macchina col killer
yara gambirasio brembate 500 (3)
Gli investigatori seguono una nuova pista. I tre ultimi messaggi partiti dal cellulare di Yara prima che la ragazza di Brembate scomparisse. Malore per Bossetti in carcere. Si indaga sulla strada percorsa dal manovale: perché passò davanti alla palestra? Ma lui: “Non sono il mostro”
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Yara, gli ultimi messaggi all’amica mentre era in macchina col killer

Gli investigatori seguono una nuova pista. I tre ultimi messaggi partiti dal cellulare di Yara Gambirasio prima che la ragazza di Brembate scomparisse per sempre. «I tabulati del cellulare in uso alla ragazza evidenziano che l’apparecchio è stato utilizzato fino alle ore 18.49 di quella sera, quando l’utenza ha ricevuto un sms. In particolare risulta che Yara Gambirasio scambia tre sms (alle ore 18.25.01 riceve, alle ore 18.44.14 risponde e alle ore 18.49.49 riceve nuovamente) con l’utenza in uso all’amica Martina». Secondo una relazione dei carabinieri del 4 dicembre 2010, «i primi due sms agganciano la cella di Ponte San Pietro, cella compatibile con la palestra di Brembate Sopra ove la ragazza si trovava, mentre il terzo sms viene agganciato dalla cella di Mapello, via Natta». Si tratta di «un’area più lontana dalla palestra di Brembate, opposta rispetto al tragitto che la ragazza avrebbe dovuto fare per ritornare a casa e comunque compatibile con la presenza di Yara Gambirasio nell’area di Mapello».

Quando Yara e Martina si scambiano il secondo e il terzo sms, gli investigatori ritengono che la ragazzina sia già stata avvicinata dall’uomo che la ucciderà. Eppure, come dichiara la compagna di squadra, «quando Yara ha risposto al mio sms era tranquilla». Martina scrive il primo messaggio quando l’amica è ancora in palestra, dato che viene vista dal padre di una ginnasta qualche minuto dopo le 18,30: «A che ora ci vediamo giù alla gara domenica?», chiede. Alle 18,44 arriva la risposta di Yara: «Dobbiamo essere lì per le 8». Cinque minuti dopo, alle 18,49, Martina la saluta: «Ok grazie ciao». Il fatto che il messaggio di Yara arrivi 20 minuti dopo non insospettisce l’amica, che spiega ai carabinieri: «In palestra quando ci togliamo il giubbotto lasciamo in tasca il cellulare. Quindi l’avrà visto dopo e mi ha subito risposto». Ma in quel momento l’aggressore era già con lei. Mamma Maura chiama la figlia alle 19,11 e il telefono è spento. Passano dieci minuti e il papà le manda un sms: «Dobbiamo preoccuparci?». Quel messaggio non arriverà mai e probabilmente Yara è già stata aggredita. Come scrive il gip: «I rilievi relativi al contenuto gastrico consentono di ritenere che la morte risale a poche ore dopo la scomparsa la sera del 26 novembre 2010 e in particolare appare collocabile nel range temporale compreso tra le 19 e le 24. Tenuto conto di una fase agonica protratta, questo limite potrebbe estendersi alle prime ore del giorno successivo».  «Non è possibile per il cattivo stato di conservazione della salma stabilire con certezza la causa della morte – si precisa nell’ordinanza – Tuttavia si propende per una morte concausata da ipotermia e dagli effetti combinati delle lesioni da arma bianca e contusiva».

BOSSETTI, MALORE IN CARCERE

Una leggera tachicardia, probabilmente causato dal forte stress di questi giorni. Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, sabato mattina 21 giugno è stato sottoposto, in carcere, a una serie di accertamenti da parte del personale sanitario, dopo aver accusato un malore improvviso. Sembra che non sia stato nulla di grave, tanto che il detenuto non è stato trasferito e non è stato chiamato il 118.

IL GIALLO DELLA STRADA PERCORSA DA BOSSETTI

“Rincasai passando dalla palestra”. Sul percorso indicato da Bossetti la sera della scomparsa si apre subito un giallo: perché per andare da Palazzago alla Piana di Mapello (dove abita, in via Piana di Sopra 5) l’artigiano edile scelse il tragitto più lungo? Un tragitto che, guarda caso, passa proprio davanti al centro sportivo di Brembate Sopra, dove Yara in quel momento si trovava, perché doveva consegnare uno stereo portatile alle sue amiche della ginnastica ritmica. Se avesse evitato di passare da Brembate Sopra, avrebbe risparmiato 5 chilometri di strada (e quasi 10 minuti di tempo). Lui ha spiegato di essere andato a trovare il fratello che abita a Brembate ma il fratello ha smentito: “Ci vedevamo solo una volta al mese”.

“NON SONO IL MOSTRO”

Intanto Massimo Bossetti continua a negare: «Non avrei mai potuto fare una cosa del genere. Ho la coscienza a posto, se fossi stato io mi sarei già ucciso». Lo ripete prima al gip e al suo avvocato, poi a chi lo assiste dietro le sbarre, ribadisce di essere cresciuto «sapendo di essere figlio di Ester Arzuffi e di Giovanni Bossetti» e non di Giuseppe Guerinoni il cui dna ha dato una svolta al caso, di «non aver mai conosciuto Yara». Il fratello della ragazzina, oggi tredicenne, racconta però una storia diversa e rivela che l’uomo con il pizzetto se lo erano ritrovati accanto anche a messa. Agli inquirenti ha rivelato: «Yara mi aveva raccontato che all’inizio dell’estate del 2009 lo stesso individuo la osservava in chiesa, seduto nello stesso banco e armeggiava col telefonino come se stesse digitando i numeri sulla tastiera». Non sarebbe stato un episodio isolato, visto che la ginnasta lo indica al fratello in una occasione successiva. E’ sempre seduto a pochi posti di distanza da loro e anche il bambino lo ha «visto rifare quel gesto col cellulare».