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Cronache
Yara, svelata la bugia di Bossetti. "Non andò a lavoro il giorno dell'omicidio"
Da Facebook

Clamorosa svolta nelle indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio. Il giorno della scomparsa della 13enne, Massimo Giuseppe Bossetti non andò a lavorare. Quel pomeriggio, pochi minuti prima che la tredicenne fosse portata via, il suo furgone girava intorno alla palestra dove la giovane era andata a portare uno stereo.

È l’ultimo tassello inserito dagli investigatori nell’inchiesta contro il muratore accusato di aver sequestrato e poi ucciso la ragazzina. E rappresenta, come spiega il Corriere della Sera, una clamorosa smentita al racconto fatto dall’indagato durante gli interrogatori davanti al giudice, quando ha negato di essere l’assassino e poi ha ricostruito i propri movimenti del 26 novembre 2010, affermando senza esitazione: "Passavo dalla zona del centro sportivo perché tornavo dal cantiere di Palazzago e andavo a casa".

Intanto si è già incagliato l'iter dell'istanza di scarcerazione di Massimo Bossetti, in carcere per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il documento e' stato presentato ieri dai legali dell'arrestato, ma oggi il gip Ezia Maccora lo ha giudicato inammissibile, perche' non e' stato notificato agli avvocati della parte offesa (come prevedono le modifiche introdotte l'anno scorso all'articolo 299 del codice di procedura penale) che ha facolta' di presentare a sua volta un propria memoria. Ora i legali di Bossetti dovranno ripresentare l'istanza avendo cura di notificarla anche ai legali della parte offesa.

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