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Culture

di Patrizia Gioia
 
... c’è un momento in cui Mozart è davvero tra noi, il suo giovane corpo visto di spalle, un sottile vento, le braccia come ali aperte muovono il suo sentire che ci trasforma in musica, la parrucca, vaporosa nuvola bianca, un ‘armonia che sa trasportarci dove tutti siamo nuvole.
 
TROPPE NOTE MOZART... TROPPE NOTE... dice in scena il sempre bravo Corrado Accordino, non certo per correggere quella musica, ma per dirci che forse non saremo mai in grado di comprenderla tutta quella genialità e di farci così fare da lei il bene che, comunque, ci fa, magari di divenirlo quel bene, se sapremo seguirla nel suo armonioso passo.
 
Dopo Hemingway e dopo Carver , Accordino riporta Mozart tra noi, illuminando - chè ce ne sempre di bisogno - come ogni forma di potere sia impotente di fronte al genio, forza propulsiva e disarmata chespacca le coordinate di spazio e tempo aprendo l’umano alla vera libertà, che in lui già vive, ma a cui noi siamo sempre lontani, mettendocela anche sempre tutta per uccidere la sua gioia che non ha, né vuole potere alcuno, vuole solo vivere e comporre, nel caso di Mozart, quell’infinito che gli danza dentro e che ha sempre troppe note per noi.
 
Corrado fa scorrere parallelamente due vite, quella del protagonista dei giorni nostri, un quarantaduenne che si racconta a metà della vita, ricordando come dentro le porte scorrevoli de La Rinascente ( illuminante nome per una conversione, oggi che la via di Damasco è per sempre perduta ) quella musica gli cambiò la vita, sciogliendogli come neve quella rabbia giovanile che tanto spesso diventa mortifera corazza alla  dirompente gioia della vita, acqua divina che potrà fecondare quella umana solo se saremo disposti a farci irrorare - come il protagonista, arrogante solitario e rocchettaro - dalla genialità di un Mozart che, solo se incontrato potremo poi uccidere, ridandogli la vita che aveva fatta ri-nascere in noi.  
 
Mozart come possibile potenza trasformativa, un ponte tra umano e divino, un essere che non può che essere così, un invidiato a vita che nessun potere potrà mai mortificare, che nessun padre potrà mai condizionare, bella la scelta di Accordino della scimmietta, un tentativo di ammaestramento che sul genio non riesce mai , a patto di prendergli la vita, evidenza che si ripete sempre, in ogni tempo, oggi , era economicistica e della terza pagina, addirittura scriviamo libri chiedendoci se anche la genialità non sia una malattia, così ci guadagneremo ancora qualcosa con nuovi medicinali e nuove cure preventive.
 
Preveniamo la vita per vivere da morti, è da qui che il genio vuole portarci via, da questa landa desolata che difendiamo con le unghie e con i denti, pur di non sentirla la forza trasformativa che ci chiama :lasciate che i morti seppelliscano i loro morti ci dice Mozart, come Gesù e i tanti altri amici.....vieni, vieni via con me, fatti un bagno caldo...
 
La semplicità della scena e i costumi, di MariaChiara Vitali, sono potenti, c’è un momento in cui Mozart è davvero tra noi, il suo giovane corpo visto di spalle, un sottile vento, le braccia come ali aperte  muovono il suo sentire che ci trasforma in musica, la parrucca, vaporosa nuvola bianca, un ‘armonia che sa trasportarci dove tutti siamo nuvole.
 
Grazie a Corrado Accordino, a MariaChiara Vitali, all’aiuto regista Valentina Pajano, alla Produzione La Danza Immobile e al Teatro Libero, un piccolo teatro milanese, in una casa di ringhiera dove il genio ci sta bene di casa...sino al 7 giugno!.
E grazie a Amadeus e alla sua musica !
 
Teatro Libero, via Savona 10, telefono 02 8323126 / biglietteria@teatrolibero.it

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