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Alla Rocca Maggiore di Assisi le ultime settimane per visitare la mostra di Michelangelo Pistoletto

Un contenitore storico di assoluto prestigio accoglie l’esposizione “FRANCISCUS. Fratello in arte” fino al 4 ottobre

Alla Rocca Maggiore di Assisi le ultime settimane per visitare la mostra di Michelangelo Pistoletto
Mostra di Pistoletto alla Rocca Maggiore

Oltre la dimensione eminentemente mistica che ne permea i santuari e i vicoli in pietra, Assisi rivela con sempre maggiore energia una vocazione culturale dinamica, posizionandosi al centro del dibattito artistico contemporaneo.

La città umbra ha saputo affiancare alla propria millenaria tradizione di fede un palcoscenico per le arti visive del nostro tempo, individuando nella Rocca Maggiore una delle proprie sedi espositive d’eccellenza. 

Questa fortificazione, posizionata sulla sommità del colle a dominio della valle circostante, accoglie un flusso continuo di visitatori attratti dall’architettura difensiva e dalle rassegne d’arte di risonanza internazionale.

La prima struttura nacque nel 1174 per volontà dell’imperatore Federico Barbarossa con intenti bellici. Affidata alle truppe guidate dal conte Corrado di Urslingen, la rocca ospitò per un breve periodo persino Federico II quando era solo un bambino.

La fortezza ebbe però vita breve: la nascita del comune di Assisi nel 1198 spinse i cittadini a insorgere e a rasarla quasi al suolo come simbolo dell’oppressione imperiale. Fra quei giovani insorti figurava un giovanissimo Francesco, prima ancora della prigionia di guerra e della successiva conversione.

Rimasta a lungo allo stato di rudere, la struttura rinacque nel 1356 per opera del cardinale Egidio Albornoz, inviato dal papato avignonese per riaffermare l’autorità della Chiesa sui possedimenti dell’Italia centrale.

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Vista della Rocca Maggiore

Modellata sulle fondamenta preesistenti impiegando la pietra rosa estratta dalle cave del Monte Subasio, l’opera assunse i tratti distintivi del complesso difensivo trecentesco. L’edificio conobbe poi ulteriori ampliamenti tra la metà del Trecento e il Quattrocento, con il rafforzamento delle mura, l’elevazione della torre del maschio e l’inserimento dei classici beccatelli a sostegno dei camminamenti di ronda.

Nel 1458 il condottiero Jacopo Piccinino volle la costruzione della torre poligonale e del braccio di congiungimento, completati poi da papa Pio II.

Raggiungibile scendendo dodici ripidi scalini che immettono in un suggestivo cunicolo interno di oltre cento metri tra feritoie strategiche e scalinate a chiocciola, la torre offre un’esperienza di visita che fonde la dimensione storica e l’esplorazione avventurosa.

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Il lungo cunicolo che porta alla torre

A metà del Cinquecento, venuto meno il ruolo strategico per via di una duratura pacificazione, la rocca venne abbandonata e gli armamenti furono trasferiti alla Rocca Paolina di Perugia. Solo a fine Ottocento il Comune di Assisi la riacquisì per intraprendere un lungo restauro

Oggi la fortezza supera la vecchia logica degli allestimenti d’epoca tradizionali per farsi contenitore d’eccezione dell’arte contemporanea, proponendo una contaminazione tra il guscio medievale e linguaggi espressivi moderni.

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Le opere di Pistoletto in mostra

Dopo il riscontro ottenuto lo scorso anno dalla rassegna incentrata sulle opere di Banksy, il monumento – facente parte della rete dei Musei di Assisi – accoglie ora la mostra intitolata FRANCISCUS. Fratello in arte, curata direttamente da Michelangelo Pistoletto e aperta al pubblico fino al 4 ottobre 2026.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Assisi e prodotta da Opera Laboratori con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e Galleria Continua, approfondisce l’intreccio fra creatività, impegno sociale e ricerca interreligiosa. 

L’artista, oggi novantatrenne, muove da un atto concettuale e performativo: la proclamazione di papa Francesco come “Primo Santo dell’Arte”. Non si tratta di una canonizzazione ecclesiale, bensì di un’operazione tutta interna al linguaggio artistico.

Pistoletto riconosce nel pontefice un leader capace di fare della propria esistenza un’opera, orientando l’azione verso la responsabilità e il dialogo interculturale.

La lettura prende spunto dalla croce pettorale d’argento del papa, considerata un paesaggio spirituale fondato sul concetto di cura dell’altro.

Nel percorso della mostra la santificazione artistica si salda con il ricordo del poverello d’Assisi nell’Ottavo Centenario della Morte, unificando le due figure sotto un’unica visione simbolica.  L’allestimento si dipana attraverso gli ambienti sotterranei della rocca, anticamente adibiti a magazzini e cisterne per le scorte d’acqua, creando un contrasto netto tra l’architettura nata per la guerra e l’invito alla pace universale.

Il tragitto espositivo offre una riflessione strutturata sui temi fondanti della poetica di Pistoletto, maestro dell’Arte Povera. L’indagine dell’artista, partita negli anni Sessanta dal quesito identitario “Chi sono io?” attraverso l’impiego dello specchio, si è evoluta nel tempo verso l’interrogativo etico “Cosa possiamo creare insieme?”. 

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Il Metrocubo d’Infinito

Tra i lavori fondamentali risalta il Metrocubo d’infinito, ideato nel 1966 all’interno della serie degli Oggetti in meno. L’opera si presenta come uno spazio cubico di un metro per lato delimitato da sei specchi, montati con la superficie riflettente rivolta verso l’interno.

Pur non potendo osservare direttamente la moltiplicazione dell’immagine così prodotta, il visitatore intuisce e comprende la presenza di una dimensione specchiante potenzialmente infinita.

Il cubo racchiude un’estensione smisurata e invisibile, facendosi metafora della fede, del mistero interiore e della percezione dello spirito. La scelta di utilizzare materiali essenziali risponde all’esigenza di evitare che l’oggetto artistico si trasformi in un feticcio di consumo, ponendo al centro il puro valore concettuale

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L’opera conTatto

Un’altra sezione della mostra accoglie l’opera conTatto, variante dei celebri quadri specchianti legata alla memoria della Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti.

Sulla superficie di vetro riflettente figura la sola mano dell’uomo a grandezza naturale, mentre la seconda mano è costituita dal riflesso speculare. Il gesto evoca l’autodeterminazione dell’individuo, chiamato a costruire sé stesso e la propria realtà.

Allo stesso tempo, lo specchio coinvolge direttamente l’osservatore, la cui presenza fisica entra a far parte del quadro modificandolo in tempo reale e superando la fruizione passiva dell’opera

L’allestimento propone inoltre il percorso del Terzo Paradiso, formula ideata da Pistoletto nel 2003 mediante la rielaborazione del segno matematico dell’infinito. Tra i due cerchi esterni, identificati con il primo paradiso della natura incontaminata e con il secondo paradiso dell’artificio industriale, l’artista inserisce una terza ansa centrale.

Questo spazio simboleggia l’aspirazione a una nuova umanità in cui la dimensione naturale e lo sviluppo tecnologico possano coesistere in perfetto equilibrio.

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L’installazione Bandiere delle religioni vista dall’alto nella sua interezza

Il concept viene sviluppato anche attraverso l’installazione Bandiere delle religioni, dove 44 simboli di diverse fedi storiche e contemporanee sono disposti lungo una struttura metallica a forma di Terzo Paradiso.

L’artista sostiene che l’armonia globale non si ottenga con il livellamento delle culture, ma attraverso la valorizzazione delle differenze e l’esercizio di una pace preventiva, concepita come condizione permanente e non come semplice intervallo tra i conflitti. 

La rassegna trova una conclusione suggestiva nella sala dedicata a Il tempo del giudizio, un ambiente pensato come un tempio multiconfessionale in cui i simboli delle principali religioni monoteiste sono posti di fronte a superfici specchianti.

Qui lo spettatore è chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte etiche e spirituali. 

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Il Terzo Paradiso nel Bosco di San Francesco

L’esperienza espositiva non si esaurisce tra le mura della fortezza, ma si estende verso il paesaggio della valle sottostante. Dalla cima della torre poligonale il pubblico può ammirare il Terzo Paradiso permanente allestito nel Bosco di San Francesco.

L’installazione di land art, composta da ben 121 alberi d’olivo piantumati nel fondovalle, crea un ponte visivo e concettuale tra la mostra interna e la natura esterna, confermando come ad Assisi la sperimentazione artistica sappia dialogare con la storia e con l’ambiente.

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Vista di Assisi dalla Rocca