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Culture
Barreca e La Varra ad Affaritaliani.it:"L'architettura italiana? Come il cibo"
Giovanni La Varra (a sinistra) e Gianandrea Barreca (a destra), foto di Hira Grossi

Anche a seguito della globalizzazione, negli ultimi anni si è registrato un interesse crescente per l’evoluzione delle città e lo sviluppo urbano nelle loro varie forme. Quella dell’architetto è una figura chiave per l’analisi di questo contesto in continua trasformazione. Gianandrea Barreca (GB) e Giovanni La Varra (GLV), soci dello studio milanese Barreca&LaVarra, raccontano com’è cambiato il lavoro dell’architetto e qual è la percezione dell’architettura italiana nel mondo, descrivendo innanzitutto il loro operato e la loro specializzazione.

GLV: "Abbiamo aperto lo studio nel 2008, dopo una decennale esperienza, dal 1999, come soci di Boeri Studio insieme a Stefano Boeri. Negli anni abbiamo affrontato diversi progetti ma principalmente abbiamo sviluppato immobili di residenza, come il Bosco Verticale, e di housing sociale. Inizieremo infatti a breve un nuovo intervento a Milano di 500 appartamenti di cui 300 sono di edilizia sociale. Abbiamo inoltre lavorato molto per edifici destinati ad uffici, sia nuovi, come la sede milanese della Siemens inaugurata pochi giorni fa, sia con interventi di ristrutturazione. Infine, abbiamo appena consegnato il progetto esecutivo del nuovo Policlinico, di oltre 100.000 mq: si tratta del più grande edificio che si realizzerà a Milano in centro negli ultimi cento anni".

barrecalavarra siemensheadquartersfrontesud carolamerelloIl fronte sud su via Von Siemens accoglie la hall di ingresso degli Headquarters Siemens di Milano (2007/2018) crediti immagine: Barreca & La Varra (© Carola Merello) Guarda la gallery

Essere architetto oggi cosa significa?

GLV: "Oggi significa “stare in mezzo”, ovvero stare tra le risorse finanziarie che promuovono i progetti e le norme, tra le strategie di marketing e l’innovazione tecnologica. È una posizione centrale in un processo – quello della costruzione di un edificio – che è sempre più articolato e richiede di avere al tavolo un novero di discipline sempre crescente".

Com'è il rapporto committenti-progettisti?

GB: "Negli ultimi anni, dopo la crisi del 2008, è cambiato molto, almeno per noi. È quasi scomparsa la committenza pubblica che storicamente, in Italia, era molto presente e aveva dato luogo, in passato, a interessanti sperimentazioni. È invece emersa prepotentemente una committenza legata a fondi di investimento, sgr, banche e compagnie finanziarie: soggetti che non hanno una lunga tradizione di intervento nel real estate ma la stanno lentamente costruendo e pongono quesiti nuovi al progetto. Si tratta di disegnare spazi per realtà che non saranno gli utilizzatori finali di questi immobili ma che li metteranno sul mercato; in qualche caso hanno necessità non solo di un supporto tecnico ma anche di elaborare idee e strategie in una condizione di mercato che, se pure in ripresa, rimane, almeno in certe aree del paese, molto difficile".

Com'è percepito all'estero l'architetto italiano?

GLV: "La percezione dell’architetto italiano all’estero è simile a come viene percepito il nostro cibo. Creativo, colorato, un misto di tradizione e di innovazione. Ma anche facilmente “falsificabile”. Inoltre, gli studi italiani soffrono ancora di un carattere imprenditoriale debole, sono strutture fragili – tranne poche avvezze a lavorare all’estero – spesso sprovvedute, se pure apprezzate, nel muoversi in mercati internazionali. Così succede, esattamente come nel cibo, che qualcuno spaccia il pesto straniero come se fosse italiano. Capita però che arrivino piacevoli riconoscimenti al proprio lavoro da realtà straniere interessanti come quella tedesca: proprio nel mese di febbraio siamo andati a Francoforte a ritirare il German Design Award che è stato assegnato al nostro edificio Misheel Expo ultimato nel 2015 in Mongolia per Termigas".

Quali sono i problemi che più di frequente in questa professione ci si trova ad affrontare all'estero?

GB: "Sono problemi di due tipi. Da un lato, c’è una condizione di regole, tecniche e consuetudini che bisogna velocemente assumere. Per quanto il mondo sia sempre più piccolo, le tecniche costruttive e le logiche dei permessi edilizi sono diverse di paese in paese. Dall’altro c’è poi un problema legato alla contrattualistica e al fatto che spesso gli studi italiani si muovono fuori dall’Italia senza una strategia, non vengono sufficientemente supportati da strutture intermedie come possono essere gli ordini professionali o gli istituti per il commercio estero che da sempre sono orientati a lavorare con le imprese ma non con i professionisti. Così spesso le iniziative di lavoro all’estero hanno scarso rendimento e poche prospettive".

E cosa dall'estero l'Italia dovrebbe invece imparare in questo settore?

GLV: "Abbiamo osservato come, soprattutto in Francia e in genere in Europa, ci sia un grande rispetto del progetto e una grande fiducia nel professionista. È una situazione che in Italia sta migliorando ma il sistema dell’attribuzione degli incarichi pubblici – ancora legato alla legge Merloni – ha mostrato più di un difetto. Capita spesso che si sia chiamati per una fase progettuale e poi la direzione lavori la faccia un altro professionista: una cosa impensabile all’estero. Inoltre, le gare continuano a dare molto peso al ribasso sulla parcella: può succedere di partecipare a gare di incarichi pubblici e offrire un ribasso del 20-25% per poi appurare che chi vince offre ribassi del 50 o del 60%. Alle stazioni appaltanti non è ancora evidente che questo risparmio sulla parcella si ripercuoterà sulla qualità del progetto. Con la stessa logica poi si attribuiscono i lavori alle imprese. Il ribasso è l’orizzonte delle opere pubbliche e dell’architettura italiana promossa dai soggetti pubblici".

In Italia, Milano sta diventando la città di riferimento per design e real estate. Cosa nello skyline milanese è di Barreca&La Varra?

GB: "A Milano abbiamo avuto la fortuna di vedere realizzati diversi nostri progetti. È innegabile che la città abbia risposto alla crisi, dopo un primo momento di incertezza, e abbia fatto emergere alcuni caratteri che l’hanno distinta nel panorama internazionale. Noi abbiamo realizzato il Bosco Verticale che è diventato un’icona della città e ha vinto il Best Tall Building Worldwide Award 2015 del CTBUH-Council on tall buildings and urban habitat di Chicago e l’International Highrise Award 2014 del museo DAM di Francoforte. Inoltre, proprio pochi giorni fa, abbiamo visto entrare oltre 1000 dipendenti nella nuova sede della Siemens: un nostro edificio che ha peraltro ottenuto la certificazione LEED Gold. Abbiamo poi realizzato, già alcuni anni fa, il nuovo distretto di uffici e redazioni di RCS MediaGroup. Al momento stiamo consegnando i progetti per la ristrutturazione di un immobile in piazza Cordusio, uno dei prossimi “centri” commerciali di Milano, dopo essere stata per molti anni un centro terziario e finanziario. E, come dicevamo, stiamo seguendo alcuni importanti progetti di housing sociale".

Qual è il vostro prossimo progetto?

GB: "Ne segnalerei uno che è in cantiere ed è molto particolare: il recupero di Punta Murena ad Alassio, un posto incredibile, un promontorio con una villa di inizio Novecento che abbiamo ristrutturato e dove, nel giardino a picco sul mare, abbiamo realizzato una serie di nuove casette in legno, una sorta di mini-resort con grande attenzione al paesaggio".

Oltre all'attività di architetto, insegnate in università. Come si rapporta il lavoro nella scuola con quello professionale?

GB: "Io insegno alla Domus Academy di Milano, dove sono scientific advisor del Design Cluster, e alle facoltà di Ingegneria di Genova e di Pavia - in quest’ultima all’Italian-chinese curriculum - in qualità di docente a contratto. In particolare con la Domus Academy ho occasione di organizzare workshop interessanti, come quello sviluppato in collaborazione con MM-Metropolitana Milanese. Abbiamo ipotizzato di applicare le tecnologie solitamente utilizzate negli uffici agli alloggi popolari di proprietà di MM, rivedendo i layout interni degli appartamenti utilizzando pareti vetrate: questo consente un aumento della superficie utilizzabile dagli utenti e un maggiore benessere interno dato dalla luminosità, anche se le pareti avranno opportuni sistemi di oscuramento. Uno dei progetti degli studenti verrà a breve realizzato, e quindi la periferia milanese vanterà un’innovativa “casa di vetro” che verrà assegnata a una famiglia".

E per quanto riguarda te?

GLV: "Io insegno invece alla facoltà di Architettura di Udine e nel Master in management e politiche delle pubbliche amministrazioni alla Luiss di Roma. Il lavoro di ricerca e con gli studenti è un continuo stimolo all’attività professionale e permette di affrontare alcuni progetti complessi con uno sguardo innovativo. A Udine per esempio abbiamo appena organizzato per la Banca di Cividale un concorso di architettura per studenti e neolaureati, ai quali si chiedeva di immaginare la filiale del futuro. Ovviamente sono emerse proposte molto diverse, alcune visionarie, altre più realistiche. Civibank è una banca di territorio, molto radicata in Friuli e con l’ambizione di approfondire questo radicamento con agenzie che siano sempre di più un luogo per la comunità, e solo in un secondo momento un luogo dove accedere a dei servizi. È stato molto interessante vedere come una generazione che ha ancora poca consuetudine con la banca immagini come sarà l’agenzia del futuro. Da questi progetti trarremo degli spunti per continuare a lavorare con la banca cividalese aiutandoli a immaginare se stessi nel territorio di domani".

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gianandrea barrecagiovanni la varrabarreca&lavarraarchitettura
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