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Culture
Fabio Salvatore, nuovo libro: "Buio e luce, alzate gli occhi al cielo". Leggi

Fabio Salvatore riceve migliaia di lettere da quando, nel 2008, è stato pubblicato il suo primo romanzo best seller Cancro, non mi fai paura. Molti suoi lettori, che condividevano le fatiche quotidiane del dolore e del male, partecipare all’improvviso può diventare rinascita. A partire da questa raccolta di lettere, in questo nuovo libro che vive di un filo rosso con i precedenti, Fabio ci apre lo scrigno segreto del suo cuore, quell’archivio d’amore che ha trasformare in speranza i dolori della sua vita: dal cancro, con il quale convive da quasi 20 anni, all’omicidio stradale subìto da suo padre che gli ha amputato la pace nel cuore, a una notte nuova, che inizia sconfortata dall’ennesimo quotidiano e si conclude nella pace di un amore condiviso con tutti coloro che hanno il coraggio di aprire il cuore alla speranza, nonostante tutto.

Fabio Salvatore, Buio e luce – Alzate gli occhi al cielo, Edizioni San Paolo 2018, pp. 176, euro 15,00.

L'autore

FABIO SALVATORE nato nel 1975, scrittore e regista, inizia la sua carriera artistica in teatro. Formato e diretto hanno a scelto quella di paura raccontarsi di a non lui, vita e che di dato a lui stesso la forza di piccolo dramma da grandi maestri - Corrado Veneziano, Giorgio Albertazzi, Enzo Garinei - ha interpretato ruoli in importanti produzioni teatrali, televisive e cinematografiche. Fondatore del Magna Grecia Awards, ha diretto spot sociali e numerose opere teatrali. Ha scritto Cancro, non mi fai paura (2008), La paura non esiste (2010), Ti cerco da sempre (2010). Ha scelto la scrittura come terapia alla sua sofferenza e per essere testimone vivo di una fede che sposta le montagne. Per Piemme ha pubblicato con successo il volume A braccia aperte fra le nuvole (2012), divenuto best seller, e Il tuo nome è Francesco (2014).

buio e luce
 
Il prologo
“Caro” Scarafaggio, sono vent’anni che ci conosciamo; di più: vent’anni che conviviamo. È una vicinanza for- zata, che hai scelto tu e di cui io avrei fatto vo- lentieri a meno. Ci sono volte in cui ho pensato che questa non fosse neanche vita, ma sopravvi- venza, in attesa dell’inevitabile. Ho perso mol- to tempo temendoti: eri lì, sul mio collo, e hai lasciato il segno anche quando credevo di aver vinto la battaglia contro di te. Sei stato tenace, testardo, ma non eri il peggio che potesse ca- pitarmi, non c’è limite alle forme che l’inferno può assumere. Quando, nove anni fa, mio pa- dre è stato vittima di un pirata della strada, mi è sembrata l’ennesima beffa di un destino partico- larmente accanito. Perché tanta sofferenza nella mia vita? Sarebbe stato facile lasciarsi abbattere e rinun- ciare a lottare, abbandonarsi allo sconforto.
E invece la fede mi ha aiutato, mi ha sostenuto, mi ha fatto rinascere! Ho imparato che non importa quanto duramen- te la vita ti colpisca, quante botte si susseguiranno lungo il percorso e quante salite e quante voragini incontrerai: solo amare conta. Anche quando lo sconforto sembra avere la meglio, cerco di recuperare dentro di me quel messag- gio ultimo che mi sembra racchiuda tutto il senso dell’esistenza, la summa di ogni cosa. È composto da un solo imperativo: ama! Quando sono a terra e mi sembra impossibile alzarmi, quando il dolore fsico e la stanchezza dell’anima sono ottenebranti, mi aggrappo a questo imperativo e vi ritrovo tutta la verità di un messaggio universale, l’unico che davvero conti. Ho deciso di far sì che la mia vita, con tutte que- ste sofferenze, non trascorra invano. Ho deciso di parlarne, di scriverne, perché ci si possa incontrare attraverso la condivisione, il racconto della soffe- renza e della rinascita. Sono passati molti anni dalla mia prima testi- monianza. Il battito del mio cuore era a mille! Mi sembra quasi di ricordare tutti i volti, eppure c’e- rano migliaia di persone. Ho scelto di condivide- re la mia vita perché ho sentito forte dentro me la voglia di non tenere nascosto nulla di quello che avevo nell’anima, ogni piccolo miracolo che Gesù ha compiuto giorno dopo giorno nel mio cuore! Ho scelto la vita. Voglio viverla per intero, sbagliando, cadendo, e sarà sempre meraviglioso rialzarsi, pie- no d’amore e mai sazio di esperienze. Gli inferni sono tanti, infniti: quello della ma- lattia – sia fsica che mentale, ugualmente concrete –, della povertà senza scampo, della perdita di una persona cara. Della dipendenza.
Solo la dipenden- za da Dio è giustifcata, solo il bisogno smisurato d’amore va sempre soddisfatto. Ho parlato del- le mie dipendenze nel libro La paura non esiste (Aliberti), il racconto di un’amicizia nata lungo il cammino della riabilitazione. In questo libro sono racchiusi i racconti di al- cuni percorsi all’inferno e ritorno. Le lettere qui riprodotte hanno stili diversi, lunghezze differenti; i loro autori e le loro autrici hanno sensibilità, peculiarità, emozioni e reazioni personali diverse le une dalle altre. Si tratta delle lettere che ho ri- cevuto dopo i miei primi incontri pubblici, dopo la pubblicazione del mio primo libro. Sono lette- re che mi hanno consentito di entrare in connes- sione con altri esseri umani che a loro volta erano entrati in contatto con me attraverso le mie paro- le. Loro hanno letto di me e io ho letto di loro, e abbiamo sbirciato nelle vite gli uni degli altri, entrando in punta di piedi nelle stanze del dolore e rivolgendo a Dio una preghiera di conforto. Avevo letto queste lettere e poi, nel vortice della vita, le avevo messe da parte, accantonate in un angolo del cuore e custodite fra le pagine del mio primo libro. Ma erano lettere destinate a farsi ri- trovare, a offrirmi conforto in una notte particolar- mente buia dello scorso inverno. Era sera, stavo tornando a casa dopo una lunga giornata sfancante – la malattia debilita, rende più diffcile ogni minima azione. Sono caduto pog- giando male il piede sul marciapiede e, nel ten- tativo maldestro di parare con le mani l’impatto con il pavimento, sono fnito con il palmo sinistro su un pezzo di vetro. Il dolore, lancinante, è stato solo la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia frustrazione, del mio sconforto.
Mi sono sentito perso, come se questo picco- lo, insignifcante avvenimento fosse una confer- ma delle diffcoltà senza fne a cui si va incontro quotidianamente. Mi è sembrata una beffa e allo stesso tempo un segnale che era il momento della resa, che forse non aveva più senso lottare perché il buio vince sempre sulla luce. Ora lo so! Ero tentato da colui che prova sem- pre ad allungare le sue tenebre verso le anime in diffcoltà, privandole della luce della Grazia. Ma il Signore mi ha mandato il giusto soccorso, le parole di cui avevo bisogno. Sono inciampato in quelle lettere e ne ho tratto la forza di cui avevo bisogno per ritrovare l’alba di un nuovo giorno: ho trascorso l’intera notte a combattere contro il buio grazie alla luce di queste persone, i mittenti delle lettere che mi hanno ricor- dato quanto stavo dimenticando, e cioè il potere salvifco dell’amore. Ho riacciuffato allora quella consapevolezza che mi stava sfuggendo, quel senso di comunione delle anime e di forza reciproca che ci si trasmette attra- verso le parole.
Ho ricordato cosa voglia dire farsi testimoni di un calvario ma non farsene piegare, farsi esempio vivente di una possibilità di riscatto. Queste lettere mi hanno restituito ciò che il mio libro aveva dato ai loro autori e alle loro autrici: una speranza. Scarafaggio, non sei così importante: sei uno degli ostacoli che si incontrano lungo il cammino di una vita meravigliosa, che va goduta appieno in quanto dono prezioso e unico. Non dico che non cadrò più – siamo talmente fragili, anche se capaci di tutto questo amore! –, ma ora so dove trarre le energie per proseguire, per portare la mia sofferenza non solo con dignità ma con gioia: la gioia di trasmettere un messaggio, di diffonderlo quanto più possibile e di sperare che germogli almeno in qualcuno dei miei lettori.
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buio e lucefabio salvatore
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