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Culture
Cannes, Italia a bocca asciutta La Palma è andata a Audriard

Delusione Italia. Né Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, né Mia madre di Nanni Moretti e neppure Youth di Paolo Sorrentino hanno ottenuto alcun riconoscimento. La Palma d'oro è andata Dheepan del regista francese Jacques Audiard. Il film del regista di Il profeta racconta il difficile percorso di un ex guerrigliero Tamil (interpretato da Jesuthasan Antonythasan, un vero ex bambino soldato che fuggito dallo Sri Lanka in Francia è diventato scrittore sul palco insieme al regista e all'attrice Kalieaswari Srinivasan) che per ottenere l'asilo politico accetta di formare una famiglia di invenzione con una giovane donna e una bambina di nove anni facendo propri i documenti di tre persone morte in guerra. Un film duro ma non senza speranza che deve aver convinto la giuria per la sua contemporaneità.  

Non accadeva da più di vent'anni che gli italiani arrivassero così numerosi in concorso a Cannes, ma nel 1994 (che i titoli erano quattro) il morettiano Caro diario aveva portato a casa il Premio della giuria. Quest'anno i nostri sono rimasti a mani vuote. Un verdetto inaspettato per un tris di titoli che, in modo diverso, erano stati tutti accolti molto positivamente qui al festival. Ma il Palmares della giuria guidata dai fratelli Coen non rispecchia l'opinione dei critici e cronisti e neppure del pubblico (che in Italia sta premiando i nostri autori con ottimi incassi, Sorrentino ha incassato in quattro giorni 1.700.000 euro). La difficile situazione mondiale (tra crisi economica e terrorismo) può aver influenzato la giuria che ha scelto titoli con tematiche sociali: la disoccupazione, l'emigrazione, la guerra, la Shoah.
 
Grand Prix a Son of Saul (Il figlio di Saul). L'opera prima del trentottenne ungherese Làszlò Nemes si è aggiudicato il riconoscimento che rappresenta una sorta di Palma d'argento. Il film dell'aiuto di Bela Tarr trasporta lo spettatore dentro l'inferno dei forni crematori di Auschwitz dove un membro del Sonderkommando (il gruppo di ebrei costretti a fare da assistenti ai nazisti nello sterminio dei propri compagni) crede di vedere nel cadavere di un ragazzo il figlio che ha lasciato molto tempo prima, e si mette in testa di offrirgli una sepoltura religiosa.
 
Premio alla regia al maestro taiwanese Hou Hsiao-Hsien. Già Premio della giuria nel 1993, il regista ha presentato quest'anno The Assassin, personale rielaborazione del wuxia (il tipico cappa e spada cinese) che vede come protagonista un sicario donna abilissima nell'uso di spada e pugnale (la bellissima Shu Qi) che si trova a dover affrontare il dilemma morale di uccidere un cugino a cui da bambina era stata promessa sposa. Un lavoro rigorosissimo sull'immagine di grande bellezza visiva con un prologo in bianco e nero e una cura dei dettagli nella ricostruzione meticolosa della Cina del nono secolo.

Premio al miglior attore a Vincent Lindon. Uno tra i più prolifici interpreti francesi, 55 anni, attore di Lelouch ma anche di commedie sentimentali come quella con la giurata Sophie Marceau ventisette anni fa L'etudiante (uscita da noi con il titolo Il tempo delle mele 3 per sfruttare la fama del primo film) si è aggiudicato il riconoscimento per la migliore interpretazione maschile battendo l'ottantaduenne Michael Caine di Sorrentino e Tim Roth, infermiere dolente di Chronic. Lindon, accolto al Théatre Lumière con una standing ovation, è il protagonista di La loi du marché di Stéphane Brizé, il film più riuscito del quintetto francese, nel ruolo di un cinquantenne disoccupato pronto ad accettare quasi tutto pur di assicurare al proprio figlio disabile l'assistenza e le cure necessarie. Lindon particolarmente commosso nell'accettare il premio ha definito un atto politico la scelta di premiare un film con queste tematiche e lo ha dedicato a tutti quei cittadini cui non vengono riconosciuti i propri meriti.
 
Prix de la Jury (Premio della giuria) a The lobster di Yorgos Lanthimos. Il dramma, ambientato in un futuro distopico, del regista greco Yorgos Lanthimos racconta un mondo dove i single vengono costretti a trovarsi in un tempo di 45 giorni un compagno o una compagna pena la trasformazione in un animale a propria scelta. Con Colin Farrell, Léa Seydoux e Rachel Weisz. Dopo i premiati The dogtooth (Un Certain Regard) e Alps, il terzo film del regista greco è girato in inglese e ambientato in mondo immaginario violento e disperato.
 
Premio alla migliore interprete femminile ex aequo a Emanuelle Bercot e Rooney Mara. Alla francese Emmanuelle Bercot per Mon roi (il mio re) della regista francese Maiwenn, storia di amor fou con Vincent Cassel. In questa edizione del festival virato al femminile la love story tra Tony e Giorgio è raccontata attraverso lo sguardo della Bercot (47 anni) che in un centro di riabilitazione dopo un incidente di sci ripensa al suo passato. Cannes le ha sempre riservato un trattamento d'eccezione il suo corto Les Vacances ha vinto il premio della giuria nel '97, il suo primo lungo Clément  è stato presentato nel Certain Regard edizione 2001. Il premio lo ha condiviso con la trentenne newyorchese ex Lisbeth Salander nella versione Usa di Uomini che odiano le donne per il mélo Carol di Todd Haynes che tredici anni dopo Lontano dal paradiso ci riporta nelle atmosfere piccoloborghesi americane degli anni Cinquanta con una storia di amore lesbico con Cate Blanchett. Il film ha ottenuto anche il Queer Palm dedicato al cinema omossessuale, bisessuale e transgender. Il premio per Rooney Mara è stato ritirato da Todd Haynes.
 
Premio alla sceneggiatura a Michel Franco per Chronic.  Consegnato dalla nostra Valeria Bruni Tedeschi Chronic il premio dedicato allo script è andato al messicano Michel Franco, classe 1979. Il film racconta la quotidianità di un infermiere di malati terminali, Tim Roth presente in sale, che li aiuta nelle necessità primarie e li accompagna alla fine, suscitando a volte la gelosia degli stessi parenti. E' solo, senza famiglia, l'unico figlio è morto di tumore e lui stesso lo ha accompagnato fino alla fine. Il regista non ha dimenticato di ringraziare particolarmente il giurato compatriota Guillermo Del Toro.
 
 
Camera d'or (all'opera prima) a La Tierra y la sombra (la terra e l'ombra)  del regista colombiano  César Augusto Acevedo presentato nella Semaine de la Critique. E' la storia di un contadino che torna nella casa della sua famiglia per assistere il figlio malato.
Miglior cortometraggio a Wave '98. Al cartoon d'animazione libanese del giovane regista Eli Dagher ambientato in una Beirut distrutta dalla guerra dove un giovane vaga in cerca di identità è andata la Palma più piccola.

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