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Culture

di Alessandra Peluso

piemme

L'incapacità di comunicare e di ascoltare comporta una solitudine interiore che nutre di penose sofferenze le relazioni umane. Quant'è difficile comunicare, comprendersi, quando c'è aitante l'Ego maestoso, il Narciso distruttivo che non vede altro che se stesso. Anna Mittone in “Come ti vorrei”  (Piemme) racconta - con raffinatezza e abilità tra ironia e amarezza - una storia ahimè comune di una coppia che non si tollera più, non è capace di comunicare né ci prova a farlo, individualista, che un evento, per nulla fortuito, conduce ad un cambiamento che coglie di sorpresa.

Francesca e Pietro vivono negli ultimi tempi una storia che sembra trascinarsi e raggiungere l'abisso, tra recriminazioni, sensi di colpa, menzogne. Emergono personalità forti, con le loro idee, pregiudizi, rinchiuse nelle loro verità, non sono in grado di raggiungere un compromesso.

Quanto è difficile oggi trovare un accordo, una decisione presa reciprocamente e raggiunta pacificamente, ognuno è rapito dalla propria ragione, verità, dal credere di essere sempre nel giusto.  

Anna Mittone smonta ragionevolmente e con un insolito garbo il puzzle esilarante e amaro che emerge nel leggere “Come ti vorrei”, regalando inoltre degli stralci poetici acuti, sorprendenti, come altrettanto sorprendente è il romanzo narrato. Come vorrei che fossi piuttosto che come vorrei che fosse lui, ma è più semplice pensare a come sono e come è la persona che amo, o credo di amare, che ho accanto cercando un punto d'incontro, l'equilibrio. Non è una follia, si può raggiungere l'equilibrio, è sufficiente leggere questo romanzo per comprenderlo, è necessario un evento, o meglio un desiderio voluto fortemente da Francesca a mutare la situazione e a smuovere quei punti di vista – alle volte insensatamente inoppugnabili.

Leggere “Come ti vorrei” induce a sorridere, a riflettere, a capire che forse in fondo con un po' di leggerezza, abbattendo corazze e strumenti di difesa la vita la si affronta meglio e con meno difficoltà. Il dialogo è in verità uno strumento indispensabile nella coppia, con se stessi e in ogni tipo di relazione. L'essere umano - come sostiene Massimo Recalcati - è un essere di linguaggio, essendo la sua casa la casa del linguaggio, il suo essere non può che manifestarsi attraverso la parola. La vita appunto si umanizza e si differenzia da quella animale attraverso il linguaggio e l'atto della parola.

Tuttavia tra Francesca e Pietro dopo sei anni di convivenza sembra mancare questa parola, totalmente diversi per passioni e modi di essere, ma uguali nell'imporre la propria personalità che a lungo andare ha creato crepe nel rapporto. È evidente che non è così semplice utilizzare il linguaggio opportuno nel momento e allo stesso tempo nel modo giusto. Fortunatamente in questo caso un invito inaspettato per festeggiare il compleanno di Fabrizio, del quale a vent'anni Francesca si era perdutamente innamorata senza essere corrisposta, cambia improvvisamente i destini.

Sorprende la storia, così la come la voce narrante che con intermezzi e riflessioni subconsce coinvolge il lettore catapultandolo nella festa a Torino con tanti colpi di scena - un paesaggio fiabesco che riporta all'infanzia – tanti altri personaggi descritti con maestria, che vedono il crollo di molti cliché. Tra ricordi, nostalgie di un passato, emerge un presente che stupisce anche la stessa protagonista.       

L'ironia è il filo conduttore del romanzo che si avverte pagina dopo pagina, non appesantisce, è divertente, è colorato, appare come una novella pirandelliana. C'è il dubbio, la ricerca di qualcosa che manca, l'amarezza di una fine preannunciata per poi scoprire che la vita meraviglia e dona certezze, sparpaglia ogni dubbio come nembi soffiate via dal vento, il quale  apre le porte al sole, chiarendo i dubbi e disvelando certezze.

«La felicità piena, perfetta, cristallina di quel giorno, di quell'attimo, lo posso rievocare ancora adesso, sola nella mia cucina in piena notte. È un'immagine - io ferma davanti alla baita - un taglio di luce, la certezza di essere in cima a un mondo fatto di prospettive meravigliose che aspettavano solo di avverarsi». (p. 33). Attendevano speranzose, mentre in realtà la vita riserva ben altro, forse il momento, l'occasione, l'uomo più opportuno a noi, al completamento dell'altro, chissà, non è dato sapere se il Simposio raccontato da Platone dell'unione dell'altra metà della mela sia proprio quell'uomo che Anna Mittone in “Come ti vorrei” descrive per mezzo di Francesca, magari ispirandosi al mito.               

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