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Culture

di Simonetta M. Rodinò

Non sono molti gli artisti diventati successivamente cittadini di tre diversi Stati. Vassily Kandinsky occupa un posto particolare tra i numerosi autori d’avanguardia che lasciarono i loro Paesi: nato a Mosca nel 1866, è celebrato nella famosa scuola di architettura e arte Bauhaus come tedesco ed è morto cittadino francese nella Parigi del 1944. Ciò nonostante furono profonde le sue radici russe e mantenne stretti legami, per tutta la vita, con la patria. Al grande artista che, dopo gli studi universitari di giurisprudenza e il conseguimento della libera docenza, rifiutò la cattedra di diritto e si trasferì 30enne a Monaco di Baviera per dedicarsi all’arte, è destinata la mostra “VASSILY KANDINSKY. La collezione del Centre Pompidou", da domani a Palazzo Reale di Milano.

L’antologica, a cura di Angela Lampe, storica dell’arte e curatrice e conservatrice del Museo di Parigi, con la collaborazione di Ada Masoero, è una sorta di viaggio lungo tutte le stagioni artistiche dell’autore: attraverso una selezione di 80 opere si segue il suo cammino dagli esordi in Germania, fino al periodo più conosciuto. I lavori esposti furono donati al Museo, da cui provengono, dalla moglie Nina, alla morte di Kandinsky. Ed è questo particolare che rende la rassegna unica; perché offre l’opportunità di ammirare i lavori del periodo parigino non presenti nelle altre collezioni di Monaco e New York. L’esposizione cronologica inizia in una suggestiva sala alle cui pareti ci sono le riproduzioni di pannelli che rispettano gli originali eseguiti dal pittore per una mostra a Berlino. Andati perduti, furono realizzati nel 1976 sotto la supervisione di Nina, ed è la prima volta che escono dalla Francia. La rassegna, molto interessante, si apre con il periodo di Monaco, dove egli crea paesaggi post-impressionisti e tempere su fondi neri, in cui si sente l’influenza dei miti sciamanici e folkloristici. Allo scoppio della prima guerra mondiale, rientra a Mosca. Abbandona la pittura – il momento storico è difficile – e si dedica a lavori su carta: acquarelli, rari da vedere, realizzati con grande abilità. Torna poi in Germania e durante gli anni d’insegnamento al Bauhaus abbandona l’espressionismo: ecco le tele dalle cromie primarie e forme geometriche. Con l’ascesa al potere di Hitler e la chiusura della scuola, nonostante sia diventato cittadino tedesco lascia il Paese, dove è diventato il massimo esponente dell’arte astratta. Andrà a Parigi, dove rimane affascinato dalle tele dei “fauves”, con le esplosioni di colore di Matisse, e influenzato dal surrealismo di Arp. Ha una particolare simpatia per Miró. Sono di questa stagione parigina le tele dai colori pastello, suggeriti dal cielo terso di Parigi, e le forme biomorfe: composizioni più animate, quasi ludiche, quasi volesse rendere omaggio al suo collega del Bauhaus Paul Klee. La mostra, prodotta dall’Assessorato alla Cultura di Milano, il Centre Pompidou di Parigi, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, si chiude con il quadro “Accordo reciproco”, che Nina gli mise accanto al letto di morte.

“VASSILY KANDINSKY. La collezione del Centre Pompidou"
Palazzo Reale, Piazza Duomo - Milano 17 dicembre– 27 aprile 2014
Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ingressi: Intero: €11,00 - Ridotto: €9,50 Infoline: 0254916
Catalogo : 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE
www.kandinskymilano.it

Tags:
vassily kandinsky
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