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Culture
Ezio Bosso: "Stephen Hawking? Arte e conoscenza ci liberano dai limiti"

Di Chiara Giacobelli

 

Ancona – Una prima serata presso il Teatro Rossini di Pesaro e una seconda in una location assai particolare: l’Aula Magna dell’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona. Un evento, quest’ultimo, fortemente voluto dal Rettore insieme con l’Amat (Associazione Marchigiana Attività Teatrali), che ha gestito il piccolo tour del compositore in regione.

Ad accompagnarlo in un programma musicale dove protagonisti sono stati Bach e Beethoven, la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, con la quale lo stesso Bosso ha detto di essersi trovato in sintonia. La prima parte delle serate lo ha visto nei panni del pianista, rapito e immerso nelle note come sempre accade durante un concerto, mentre in seguito ha assunto il ruolo di Direttore vedendo anche un aumento dei componenti: fiati, viole, violini, violoncelli, trombe, oboe per dare la massima espressività alla Sinfonia n.7 in La maggiore.

Davanti alla sala piena e al pubblico che continuava ad alzarsi in piedi entusiasta al termine di ogni brano, Bosso si è preso il tempo per fare una piccola parentesi storica in merito ai due personaggi in questione: Bach il trascrittore e Beethoven il genio, tanto diversi sia stilisticamente che umanamente quanto uniti dalla passione per il linguaggio universale della musica. Ed è proprio questa la parola che più sta a cuore al maestro, insieme al concetto secondo cui studiare e conoscere è il perno di ogni evoluzione, la grandezza dell’essere umano.

Tra una performance e l’altra che tanto hanno emozionato i marchigiani accorsi in massa per ascoltarlo e applaudirlo, Ezio Bosso – ormai noto in tutto il mondo non soltanto per l’indiscutibile talento ma anche per l’energia vitale che trasmette in maniera palpabile – ci ha gentilmente rilasciato un’intervista, a voce bassa, soppesando le parole, sempre con il sorriso sulle labbra e la gentilezza nel cuore.

 

Ezio Bosso ape
 

Maestro come si è trovato in questa esperienza con la FORM?  

“Benissimo! Abbiamo fatto della grande musica insieme e vorremmo farne ancora di più, poiché siamo invasi dal desiderio di migliorarci. Sono grato a questi musicisti che si stanno dedicando a me con impegno e mi permettono di fare la metà della fatica rispetto ad altre orchestre grazie alla loro bravura e dedizione”.

Come mai un luogo così particolare come l’Aula Magna di un’università?

“Non scelgo io dove suonare, sono soltanto un lavoratore della musica, ma ammetto di essere particolarmente contento di questo contesto speciale, nella speranza di lasciare qualcosa anche ai ragazzi. Solitamente un concerto di classica fa un po’ paura ai giovani, invece una volta abbattuta la barriera si scopre quanto possa far bene all’anima. Ad ogni modo, la musica non ha mai uno spazio predefinito, la si può fare ovunque, ad eccezione di quei posti pieni di rumore o di grida inutili”.

La gente la ama profondamente anche per il suo atteggiamento sempre positivo, solare, ottimista. Come ci riesce?

“Sono una persona come le altre, mi arrabbio e mi feriscono le cose brutte, non è che non le veda. Cerco però di superare i problemi e di spendermi al massimo per far stare meglio chi incontro nella mia strada. In generale penso che tendiamo troppo a vedere la parte brutta del mondo, mentre dovremmo imparare a farci proteggere dalla bellezza intorno a noi. Mi piace inoltre la semplicità, esprimere apertamente ciò in cui credo senza tanti giri di parole”.

Pochi giorni fa è arrivata la notizia della morte di Stephen Hawking, un grande uomo come lei con cui condivide il disagio della malattia. Vuol dire qualcosa a tal proposito?

“Hawking possedeva un’intelligenza assoluta, poiché aveva capito che la chiave di tutto è studiare, migliorarsi, conoscere. Questo è ciò che dobbiamo ricordare di lui e non la sua condizione fisica: coloro che si fermano alla seggiola a rotelle non hanno capito nulla. Le persone sono persone, senza alcuna diversità derivante dalla malattia; ognuno di noi ha una storia unica e inimitabile. Davanti a situazioni difficili la rabbia è naturale, ha ragione di esistere, ma la sola maniera costruttiva e utile di affrontarla è attraverso la conoscenza. L’arte, la musica, le emozioni in generale servono a metterci in movimento, a incuriosirci e quindi a liberarci da noi stessi, dai limiti che pensiamo di possedere. È però importante che nessuna emozione venga cercata e vissuta come una consolazione, altrimenti si rincorrerà sempre un’emozione più grande per colmare un vuoto interiore che non sparirà mai”.

Che cosa ha in programma per i prossimi mesi?

“Ho bisogno di riposarmi un po’ di giorni e poi mi recherò a Malta per un concerto con l’Orchestra Filarmonica. Ho imparato che rallentare i ritmi fa bene non soltanto a me ma anche alla musica, la quale, essendo qualcosa di puro e magico, merita sempre il massimo. Il futuro è in divenire: mi interessa apprendere qualcosa di nuovo ogni singolo giorno e organizzare ciò che studio affinché mi permetta di crescere e di migliorarmi come uomo, oltre che come musicista”.   

 

Info: www.eziobosso.com; www.amatmarche.net     

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