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Culture
Green Pass anche nei parchi archeologici all'aperto: il non senso del decreto

La burocrazia ti uccide e può trasformarsi in un mostro senza testa e senza senso, parafrasando il grande sociologo Max Weber.

Per accedere alle attività o ai pubblici esercizi all'aperto non bisogna esibire il Green Pass, il documento che attesta la vaccinazione o, in alternativa, la guarigione dalla malattia o un tampone negativo nelle 48 ore precedenti; è obbligatorio per i cittadini sopra i 12 anni per svolgere alcune attività, tra cui sedersi al bar o nei ristoranti al chiuso, usufruire dei luoghi della cultura, come andare al cinema, nei musei. Si rischia una multa dai 400 ai 1.000 euro se non si possiede il Green Pass dove è previsto e le sanzioni valgono tanto per i singoli cittadini che per i gestori delle strutture che violassero la norma.

I parchi archeologici italiani sono tutti principalmente all'aperto, come il Colosseo, i Fori imperiali, i Templi di Paestum, Pompei, ma anche l'anfiteatro romano l'Arena di Verona, il parco archeologico di Segesta in Sicilia e tantissimi altri capolavori.

Gli italiani sono in vacanza e cercano di accedevi ma arrivati alla biglietteria scoprono, a sorpresa, che senza Green pass non è possibile varcare la soglia delle strutture pubbliche totalmente all'aperto.

Sappiamo da tempo, grazie a numerosi studi, che è quasi impossibile contagiarsi all'aria aperta, tanto meno se esposti alla luce (i raggi ultravioletti uccidono il virus) mentre l'80% delle persone contagiate sono entrate a contatto col virus al chiuso (il resto è avvenuto in assembramenti). Ma anche se lo sappiamo dal 6 agosto 2021 il certificato verde serve per tutti i luoghi di cultura in modo indistinto: dai musei alle biblioteche, dagli spettacoli ai concerti all'aperto, per il rischio assembramenti, ma anche per i parchi archeologici che non rischiano la calca o se corrono rischi sono simili a quelli dei ristoranti ed altri luoghi all'aperto. Una cosa che non sembra avere senso.

Chiaro come l'acqua di fonte il sito del Parco archeologico del Colosseo: “In mancanza di Green Pass e di un documento valido non sarà possibile accedere al PArCo e il biglietto acquistato non sarà rimborsato”. E per i cittadini provenienti da Paesi esteri: “Con riferimento al DL 23 luglio 2021 n. 105 e alla circolare n. 40 del 27 luglio 2021 del Segretariato Generale e alle indicazioni del Ministero della Salute questo Parco archeologico del Colosseo, per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid19, applica le seguenti disposizioni per i Paesi appartenenti alle liste A e C (di cui agli elenchi scaricabili dal sito www.viaggiaresicuri.it del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale): l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid19 Green Pass (in formato digitale o cartaceo) in grado di attestare – unitamente ad un documento di identità in corso di validità”.

Il certificato dovrà essere esibito all'entrata di ogni luogo culturale dove saranno gli operatori a controllare il QR code. Ai bambini con età inferiore ai 12 anni non è richiesto, ma gli accompagnatori dovranno esserne in possesso.

Il rimborso viene esclusivamente effettuato ai possessori dei biglietti acquistati prima del 4 agosto, se non in possesso dei requisiti di accesso.

“Il decreto che contiene il Green Pass parla di luoghi della cultura”, ci spiegano agli uffici dei Templi di Paestum, in provincia di Salerno, “siamo per questo costretti a chiedere il Green Pass”.

Lo stesso vale per tutti gli altri luoghi. L'Arena di Verona lo rende noto sul suo sito, così come il parco archeologico di Pompei. Per la Reggia di Venaria Reale a Torino c'è bisogno del Green Pass, ma questo è comprensibile essendo un posto al chiuso. Il certificato non serve per il grande parco all'aperto della Reggia. Alcuni tecnici dei parchi archeologici ufficiosamente fanno capire che la misura non ha senso eppure sono costretti ad imporla: “Ma come... al ristorante all'aperto posso stare e ai Fori imperiali sotto il sole no?”, si meraviglia uno di loro.

L'effetto sarà inevitabilmente un calo degli accessi con il dirottamento anche dei turisti stranieri verso ad esempio mete come Spagna e Grecia, dove le misure sono differenti. La Spagna non ha il Green Pass. Il Tribunale Regionale della Galizia, unica regione in cui la misura era ancora in vigore ad agosto, ha dichiarato non valido il requisito di possesso del certificato verde Covid addirittura per poter accedere a bar, ristoranti e locali notturni in certe zone della regione. In Grecia invece bisogna avere il Green Pass per entrare nel Paese ma non per accedere ai siti archeologici da visitare.

Quale danno economico produrrà questo non senso?

Chi coprirà i mancati introiti nei siti archeologici italiani all'aperto che sono sicuri come altri spazi all'aperto? Lo Stato, inevitabilmente, con il denaro della collettività. Ma non era meglio differenziare e cercare di adottare il buon senso?

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