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“Il Maestro e Margherita” raccontato al Teatro La Nuova Fenice di Osimo da Paolo Nori

Un monologo accorato e arricchito di immagini sulla vita di Bulgakov, i suoi scritti, il rapporto con la censura, la letteratura russa e l’antifascismo

“Il Maestro e Margherita” raccontato al Teatro La Nuova Fenice di Osimo da Paolo Nori

In una generale proposta teatrale che spesso scivola nel già visto, la voce di Paolo Nori si diversifica da anni per quella sua cadenza inconfondibile, caratterizzata da ironia emiliana, rigore filologico e l’intento di restituire i grandi giganti della letteratura russa alla concretezza della vita quotidiana.

Scrittore, traduttore e saggista nato a Parma nel 1963, autore di opere di successo e finalista al Premio Strega 2025 con il saggio-romanzo Chiudo la porta e urlo (Mondadori), Nori sta intraprendendo una fortunata tournée nei teatri italiani con un nuovo monologue-show incentrato su alcuni romanzi e autori della letteratura russa, tra cui Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov.

Sul palcoscenico del Teatro La Nuova Fenice di Osimo, gremito per l’occasione, sabato 17 ottobre la narrazione si è articolata secondo una struttura in tre atti ben delineati, pemsati per collegare la biografia dell’autore, il romanzo e alcuni aneddoti personali di Nori.  

“Il Maestro e Margherita” raccontato al Teatro La Nuova Fenice di Osimo da Paolo Nori

Il racconto si è aperto con l’esegesi del contesto esistenziale di Bulgakov, ripercorrendone le tre relazioni coniugali, il travagliato rapporto con Stalin e il dramma d’una censura sistematica che impose la pubblicazione postuma della maggior parte delle sue opere.

Nori si è incuneato nelle pieghe di un’esistenza segnata dall’ostracismo degli intellettuali di regime, attingendo a testimonianze dirette come la celebre lettera indirizzata dallo scrittore al governo sovietico nel 1930:  

«Dopo che le mie opere sono state proibite, molti cittadini mi hanno consigliato di scrivere un dramma comunista e rivolgermi al governo sovietico con una lettera di pentimento per rinnegare le idee espresse nelle mie opere precedenti e assicurare che d’ora in poi lavorerò come scrittore compagno di strada, fedele all’idea del Comunismo, per salvarmi dalle persecuzioni, dalla miseria e dalla inevitabile rovina. Ecco, io non seguo questo consiglio, non credo che potrei comparire in una luce favorevole di fronte al governo sovietico, scrivere una lettera falsa che costituirebbe un voltafaccia politico disgustoso e ingenuo.

Il desiderio maturato in me di porre fine al mio supplizio di scrittore mi induce a rivolgervi al governo sovietico con una lettera sincera. Passando in rassegna i miei ritagli di giornale (…), hanno scritto di me come lo spazzino della letteratura, che raccatta gli avanzi vomitati da una dozzina di commensali. Hanno affermato che mi piace l’atmosfera d’accoppiamenti canini e che il mio dramma I giorni dei Turbin puzza e così via.

Voglio precisare che non sto riportando questi giudizi per lamentarmi delle critiche o comunque entrare in polemica. Lo scopo è molto più serio. Voglio provare, documenti alla mano, che tutta la stampa dell’Unione Sovietica e tutti gli organismi preposti a controllare il repertorio durante tutto l’arco della mia attività letteraria, all’unanimità e con straordinario accanimento hanno sostenuto che le opere di Michael Bulgakov in Unione Sovietica non possono esistere. E io dichiaro che la stampa sovietica ha perfettamente ragione.

Mi rimproverano di aver creato il primo appello alla libertà di stampa in Unione Sovietica. È vero. La lotta contro la censura, qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è un mio dovere di scrittore, così come gli appelli alla libertà di stampa. Sono un appassionato sostenitore di questa libertà (…). Ecco, dunque, una delle caratteristiche della mia opera già più che sufficiente di per sé per far sì che le mie opere in Unione Sovietica non possoao esistere, mai ad essa sono collegati altri elementi presenti nei miei racconti: le tinte cupe, mistiche, di cui mi servo per rappresentare le innumerevoli mostruosità della nostra vita quotidiana, il veleno di cui è intrisa la mia lingua, il profondo scetticismo nei confronti del processo rivoluzionario in atto nel mio arretrato Paese».  

Una vibrante denuncia alla quale lo stesso Stalin rispose e che costituisce una pagina fondamentale nella biografia di Bulgakov. Nel frattempo, le immagini proiettate sullo schermo del teatro hanno mostrato le istantanee private dell’autore e delle sue mogli; di queste la terza, Elena Sergeevna Bulgakova, avrebbe poi salvato e consegnato alla storia il manoscritto di Il Maestro e Margherita.

Nori ha scelto le immagini sovrapponendole ai luoghi reali di Mosca collegati al libro. In questo intreccio tra vita vissuta e invenzione narrativa, l’autore ha ricreato la genesi di un testo a lungo soffocato, integrando memorie personali sui propri viaggi in Russia e sul proprio viscerale legame con la cultura slavofila.  

“Il Maestro e Margherita” raccontato al Teatro La Nuova Fenice di Osimo da Paolo Nori

La parte centrale dello spettacolo ha offerto la sintesi critica della trama del romanzo, soffermandosi sulla figura del diavolo, incarnato da Woland. Satana bulgakoviano non si limita a seminare il caos nella burocrazia moscovita degli anni Venti, ma assume il ruolo paradossale di garante della verità morale in un mondo dominato dal conformismo ateo e totalitario.

Nel celebre dialogo sul tetto della biblioteca con Levi Matteo, le forze del bene e del male si confrontano in una dialettica imprescindibile per la comprensione dell’esistenza umana e dell’ombra che ogni corpo proietta alla luce.  

L’ultima sequenza della serata si è tradotta in un’intensa digressione sull’Emilia-Romagna (Parma nello specifico), sulle radici antifasciste di questa terra e sulla Resistenza.

Rileggendo le persecuzioni subite da Bulgakov, Nori ha formulato un monito civile sull’essenza dell’antifascismo contemporaneo, inteso quale difesa quotidiana della libertà di pensiero di fronte a qualsiasi forma di coercizione.  

I prossimi appuntamenti della tournée saranno il 20 ottobre a Padova alla libreria La forma del libro con il suo nuovo romanzo L’amore è una banana, insieme ad Andrea Pennacchi. Poi il 21 ottobre su Zoom alle 19 per gli abbonati di State bene Bombé, con Pietro Sermonti sempre per presentare L’amore è una banana.

Seguono altre presentazioni del romanzo per la rassegna Pubblici discorsi il 22 ottobre a Milano alla libreria Rizzoli, con Alberto Rollo, il 23 ottobre a Radio 24 dalle 9 in poi nella trasmissione Uno nessuno e centoMilan con Alessandro Milan, mentre la sera Nori sarà a Parma alla libreria Feltrinelli.

Il racconto de Il Maestro e Margherita torna invece il 24 ottobre a Verona al Teatro Nuovo alle 21, seguito il 26 ottobre a Bologna presso la Libreria Coop Ambasciatori dalla presentazione de I luoghi a cui appartieni con Chiara Donadi. Infine, Genova e Firenze chiuderanno questa prima parte del tour.

“Il Maestro e Margherita” raccontato al Teatro La Nuova Fenice di Osimo da Paolo Nori

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