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TeresaCiabattiRizzoli

LA TRAMA - Se solo lo volesse, Attilio Bonifazi, detto anche Ottavo re di Roma, potrebbe far cadere il governo. Il suo regno è l’immondizia, da cui ha spremuto negli anni potere e ricchezze. La figlia Marta, come ogni bambina del mondo, ha venerato il suo papà, ma molto presto qualcosa si è rotto e l’odio per il padre si è fatto acuto quanto lo è stato l’amore. Così Marta si è lasciata colare addosso strati di grasso, talmente tanto che ormai è una ventiduenne obesa che trascorre le sue giornate senza mettere il naso fuori di casa. Sola, aggressiva, violenta e senza amici, a eccezione di Lorenzo, l’ex compagno di scuola educato e gentile, che in quel mondo dorato sembra trovarsi a suo agio. Il padre Attilio invece è un combattente, lui non molla, anche quando tutto pare precipitare. Abbandonare il business dei rifiuti come consiglia il figlio maggiore Pietro, fresco di laurea a Oxford? Non se ne parla nemmeno. Il gassificatore è stato chiuso perché avvelena l’aria di Roma? Riaprirà. Marta investe un ragazzo e rischia di finire in carcere? Non ci andrà, c’è sempre una soluzione o una scorciatoia per risolvere le situazioni. Ma non sempre le cose sono come sembrano e la verità può affiorare nel modo più inaspettato...

L'AUTRICE - TERESA CIABATTI è nata a Orbetello e vive a Roma. È autrice dei romanzi Adelmo, torna da me (Einaudi 2002) e I giorni felici (Mondadori 2008). Suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e su “Nuovi Argomenti”. Scrive anche per il cinema.

Ciabatti

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(per gentile concessione di Rizzoli)

Davanti a quelle persone che la guardavano in silenzio coi volti privi di espressione delle immagini tombali, si domandò come fosse possibile che quella gente stupida e ipocrita, quegli individui superficiali e arroganti fossero i suoi genitori. Marta Bonifazi non se ne capacitava. «Forse non hai capito, rischiamo di rimanere bloccati po–» «Tu non ti muovi di qui» disse il padre. «Se chiudono le strade.» «Le previsioni danno pochi millimetri.» «Perché non capite?» ripeté lei, con voce flebile. «C’è in gioco la mia vita.» Era una battaglia persa: nemmeno per un istante quei due riuscivano a mettersi nei suoi panni, non a venirle incontro, per carità, non chiedeva tanto, ma almeno a considerare le sue esigenze, a rispettare il momento che lei tanto aveva aspettato, quello che le avrebbe cambiato la vita. Sconsolata, si girò e senza dire una parola si avviò alle scale, mentre come un’eco le arrivava la voce della madre: «Oh, Roxy piccolo mio, porta qui il maialino». Vaffanculo a sua madre, a suo padre, vaffanculo alla casa in campagna in quel paesino nel culo del mondo. Vaffanculo alla mania di passare la domenica in famiglia, vaffanculo alla neve che ricopriva il giardino, dal portico coi divani di vimini attraversando il prato fino alla fila di querce, scendendo le scalette di pietra su cui Roxy cane inciampava, per arrivare giù, dove un tempo c’era l’orto dei frati, perché quello era un ex convento di Cappuccini. Tutto bianco di neve, tranne la piscina termale, una distesa di acqua da cui si alzavano nuvole di vapore. Glielo faceva vedere lei ora, si ripromise Marta inginocchiata a terra ad allungare una mano sotto il letto, la interrompeva lei tutta quella felicità. «Buttati» riecheggiò una voce dal giardino. Dalla finestra, vide suo fratello Pietro prendere la rincorsa e tuffarsi di testa dal trampolino, e Melania accovacciata sul bordo allungare un piede in acqua, ma soprattutto vide Lorenzo galleggiare con la testa fuori e un sorriso ebete. Perché era là sotto con loro? Per quale motivo stringeva alleanza col nemico? Eccolo il nemico riemergere tra i vapori. «È fantastico » gridò suo fratello. La temperatura di trentanove gradi. «Forza» gridò ancora, «è un brodo.» E mentre Pietro spariva sott’acqua per rispuntare poco dopo dall’altro lato, lei si pentiva di aver invitato Lorenzo. «Oddio» Melania si portò una mano al cuore trovandosi Pietro davanti, «mi hai fatto prendere un colpo.» «E dài» la tirò lui per una gamba. «Smettila, lo sai che ho la pressione bassa.» In piedi nella parte bassa della piscina, le braccia alzate al cielo, Pietro roteò su se stesso. «Ma non vedi che spettacolo? Non lo vedi che fuori è inverno?» «Embe’?» «Per il mondo intero è inverno, tranne che per noi.» Quando Marta vide Melania togliersi l’accappatoio, quando la vide indugiare in bikini, e poi lentamente immergersi in piscina, immaginò quello che stava pensando il padre. Lo vedeva, spalle dritte, impettito nell’abbigliamento sportivo, guardare davanti a sé. E davanti a sé c’era solo quella ragazza magra, i capelli castani a coprirle metà schiena, il seno strizzato nel costume, il sedere alto e sodo, quella ragazza bellissima. Marta sapeva cosa stava pensando lui: che se solo avesse voluto, se solo avesse fatto un piccolo cenno, un’alzata di sopracciglia, un mezzo sorriso, sarebbe stata sua. Fu in quel momento che suonò il citofono interno, Lourdes dalla cucina. Che suonasse pure, che si troncasse il dito, tanto lei non rispondeva. Aprì la finestra, giusto uno spiraglio: erano tutti così felici, anche sua madre che comparve in giardino, golf leggero, e si avvicinò al padre poggiandogli una mano sulla spalla e lui sorrise continuando a guardare dritto davanti a sé, ai suoi possedimenti, e Roxy, l’amatissimo Roxy, che correva sulla neve, e Pietro, in acqua con Melania sulle spalle, e Lorenzo, il suo Lorenzo, che usciva dalla piscina, emergendo tra i vapori. L’inferno. Era esattamente così che Marta s’immaginava l’inferno: una cortina di fumo da cui sbucavano le facce della sua famiglia. Il dito pronto a scattare, l’occhio nel mirino, puntò alla testa che tanto odiava, ma esitò, e perse l’attimo, il bersaglio si mosse, costringendola a spostarsi, ad arretrare di un passo, fin quando fu di nuovo nella sua traiettoria, e allora sparò.

 

(continua in libreria)

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"il mio paradiso è deserto"rizzoliteresa ciabatti
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