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Il potere del legno: affaritaliani in visita alla storica falegnameria Nagler Holzbau in Alta Badia

L’intervista esclusiva alla famiglia Nagler, che da generazioni lavora il legno ed è sinonimo di turismo sostenibile in Alto Adige

Il potere del legno: affaritaliani in visita alla storica falegnameria Nagler Holzbau in Alta Badia

In Alta Badia, il legno è il connettore tra l’uomo e la natura

L’Alta Badia: un panorama di vette iconiche e al contempo un organismo vivo che respira attraverso le sue foreste e le mani di chi, da generazioni, ne interpreta il linguaggio. Qui, dove il silenzio dei boschi incontra il design contemporaneo, la sostenibilità non è una label di marketing, ma un imperativo etico inciso negli anelli di crescita dei tronchi.

In questo scenario di green living d’alta quota, il legno si configura come il connettore ancestrale tra l’uomo e una natura che chiede protezione; è materia che arreda, isola e protegge, rendendo ogni ambiente un rifugio sensoriale.

Durante il nostro soggiorno in Alto Adige abbiamo visitato l’Hotel La Müda a Badia, una struttura che fonde perfettamente l’architettura tradizionale ladina con un’estetica moderna e pulita, frutto anche della collaborazione con una realtà storica del territorio: la Nagler Holzbau.

Questa azienda, situata a Pederoa, non è una semplice carpenteria e falegnameria, ma un laboratorio di sperimentazione dove la tradizione dei maestri d’ascia si evolve in soluzioni tecnologiche all’avanguardia.

Il potere del legno: affaritaliani in visita alla storica falegnameria Nagler Holzbau in Alta Badia

Entrare nel loro stabilimento significa assistere a un ciclo produttivo quasi magico: dalla segheria che lavora tronchi locali selezionati, fino alla camera di essiccazione dove il calore è generato dagli scarti della lavorazione, in un sistema a impatto zero alimentato dall’energia solare.

Abbiamo incontrato la famiglia Nagler per farci raccontare come questa passione, giunta alla quarta generazione, continui a innovare il settore, arrivando persino a rivoluzionare le performance degli sci da Coppa del Mondo con un brevetto unico basato sull’anima del legno.

Il potere del legno: affaritaliani in visita alla storica falegnameria Nagler Holzbau in Alta Badia

Iniziamo dal principio: la vostra realtà è profondamente legata al territorio. Come gestite l’approvvigionamento della materia prima?

“La nostra filosofia parte dai boschi: acquistiamo il legno direttamente dai contadini dell’Alta Badia e delle valli limitrofe, privilegiando il larice, e gestiamo l’intero processo in loco.

Effettuiamo un’essiccazione naturale che dura dai tre ai sei mesi, accatastando le tavole all’aria aperta prima di portarle in camera di essiccazione; utilizziamo inoltre un sistema particolare: tagliamo i tronchi senza rifilarli subito, lasciando la corteccia. Solo dopo l’essiccazione, quando il legno si è già tirato e assestato, procediamo al taglio finale; in questo modo otteniamo legna già secca e pronta all’uso, senza sprechi”.

Parlando di sostenibilità, come riuscite a chiudere il cerchio produttivo senza generare scarti inutili?

“In azienda non buttiamo via nulla. Gli scarti della falegnameria e dei cantieri vengono stritolati da un cippatore e usati per riscaldare lo stabile o alimentare il forno di essiccazione. Perfino l’energia elettrica è prodotta dai pannelli sul nostro tetto: ne generiamo più di quanta ne consumiamo, rendendoci energeticamente indipendenti tutto l’anno.

È un ciclo chiuso, alimentato al 90% da larice e al 10% da cirmolo locali”.

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Negli ultimi anni le foreste hanno sofferto molto. Come si concilia il taglio degli alberi con la salvaguardia del paesaggio?

“Il concetto di turismo sostenibile deve fare i conti con la realtà del territorio. Eventi come la Tempesta Vaia nel 2018 e la neve pesante del 2019 hanno indebolito i boschi, favorendo la diffusione del bostrico, un insetto che attacca le cime degli alberi non sani.

Noi tagliamo solo ciò che la Forestale ci autorizza a prelevare, circa 3000 metri cubi l’anno, che è la quantità sostenibile per la nostra zona. Tagliare un albero a fine vita è utile: permette al bosco giovane di ricrescere, mantenendo il ciclo vitale in salute”.

Dalla segheria al cantiere: quali sono i lavori principali che realizzate?

“Produciamo ogni tipo di struttura lignea: tetti complessi, facciate in legno, pavimenti per terrazze, ma anche elementi d’arredo interno e decorativi come le scandole. Lavoriamo molto con gli architetti: loro portano il disegno e noi ci occupiamo della realizzazione tecnica.

Un esempio è l’Hotel La Müda, dove tutto l’esterno e i rivestimenti sono stati curati da noi usando esclusivamente legno dell’Alta Badia. Forniamo anche semilavorati per altri piccoli artigiani o lavoriamo il bosco di proprietà di privati che desiderano mobili realizzati proprio con i loro alberi”.

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Una delle vostre eccellenze riguarda il mondo dello sci. Ci spiega in cosa consiste il suo brevetto?

“È un’idea nata durante il periodo del Covid: non produciamo lo sci intero, ma la sua ‘anima’ in legno. Tradizionalmente, le anime sono composte da tanti piccoli pezzi incollati, ma abbiamo voluto cambiare approccio: usiamo un pezzo unico lavorato dalla punta alla coda.

Costruiamo l’anima dividendo una tavola a metà: lo sci destro e il sinistro sono così gemelli perfetti, nati dalla stessa fibra. Questo risolve il grande incubo dei campioni: avere due sci identici.

Utilizziamo un mix di frassino e cirmolo; quest’ultimo, essendo un legno morbido, accoppiato a uno duro cambia radicalmente la risposta alle vibrazioni, rendendo lo sci molto più reattivo in uscita di curva. È un prodotto di nicchia, usato da marchi come Head e Nordica per i loro atleti top”.

Il potere del legno: affaritaliani in visita alla storica falegnameria Nagler Holzbau in Alta Badia

La Nagler Holzbau è una realtà familiare. Come vedete il futuro e il coinvolgimento dei giovani?

“Siamo arrivati alla quarta generazione. Abbiamo iniziato sessant’anni fa con una segheria mobile, andando direttamente dai contadini a tagliare il legno per fienili e tetti. Oggi la tecnologia ha rivoluzionato tutto: abbiamo centri di controllo numerico e progettazione digitale che permettono di portare in cantiere pezzi già pronti solo da assemblare.

I due Nagler più giovani lavorano già in azienda e l’anno scorso avevamo un team di stagisti tra i 17 e i 22 anni. In una zona turistica non è facile trovare ragazzi che vogliano ancora dedicarsi al lavoro manuale, ma la nostra filosofia è pagarli bene e trasmettere loro la passione per questo materiale incredibile”.

Qual è la parte del lavoro che dà più soddisfazione?

“Sicuramente il contatto diretto con il legno e la creazione di soluzioni difficili. Anche se passiamo molto tempo tra preventivi e disegni, ci prendiamo sempre il tempo per andare in cantiere con gli operai e gli stagisti a seguire i montaggi più complessi.

Vedere un’opera finita, che sia un albergo o una baita in alta montagna, ci dà un profondo senso di orgoglio. Ogni pacco di legno che produciamo ha una ‘data di nascita’ scritta sopra; sappiamo esattamente quando è stato tagliato e quanto ha riposato. È questo rispetto per il tempo e per la materia che rende speciale il nostro lavoro”.