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Chiarelettere

Dell'uscita (già ritardata) di questo libro ormai si parla da mesi. Come ha spiegato in una recente intervista ad Affaritaliani.it lo stesso Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere, sono stati infatti necessari dei controlli legali ulteriori prima di mandare in stampa l'atteso "L' uomo che sussurra ai potenti" (in uscita il 30 maggio), il libro-intervista al faccendiere Luigi Bisignani curato da Paolo Madron.

L'EDITORE - "Non è certo la prima volta che lavoriamo alla pubblicazione di un libro 'scomodo'. Ma è la prima volta che Chiarelettere dà la parola a un uomo che è stato 'dentro il potere' per 30 anni, come è successo a Bisignani. Finora avevamo sempre ospitato la voce di uomini esterni al potere...", ha sottolineato Fazio.

IL RAPPORTO CON DE BORTOLI - Nel libro-verità di uno degli uomini più potenti della storia italiana recente, già al centro di delicate indagini giudiziarie, si parla molto anche del mondo dei giornali. E come già annunciato c'è spazio anche per il direttore del Corsera De Bortoli. Nell'estratto pubblicato da Dagospia, Bisignani lo definisce così: "Sempre compassato, dotato di una camaleontica capacità di infilarsi tra le pieghe del tuo discorso e di una grande dialettica, non sufficiente però a nascondere il fatto di non avere quasi ma un'opinione troppo discorde da quella dell'interlocutore: democristiano con i democristiani, giustizialista con i giustizialisti, statalista o liberista a seconda di chi ha davanti". Bisignani rivela di aver aiutato De Bortoli: "Favorii certamente i suoi rapporti con Cesare Geronzi, ma non con D'Alema, visto che i due si detestavano cordialmente. E durante il governo Berlusconi i motivi di contatto sono stati molteplici. (...) Mezzo governo del cavaliere mi chiedeva riservatamente di mediare con lui, sollecitando la pubblicazione di interviste o di lettere. Verso le dieci di sera, quando il giornale stava chiudendo, spesso Ferruccio mi interpellava via sms per la conferma di una notizia, di una nomina o del varo di un provvedimento".

GLI ALTRI PROTAGONISTI DEL LIBRO-INTERVISTA - Politica, finanza, nomine in aziende pubbliche, televisione... Come si racconta ne "L' uomo che sussurra ai potenti", non c'è operazione in cui non ci sia stato lo zampino di Bisignani, vuoi nelle vesti di consigliere vuoi in quelle di vero e proprio regista. Ma, sempre e comunque, da dietro le quinte. Di Bisignani girano poche e vecchie foto d'archivio, a riprova di quanto l'uomo detesti apparire in pubblico. Ma della sua influenza e del suo potere nessuno dubita. Tanto che Silvio Berlusconi, che durante la sua lunga permanenza a Palazzo Chigi lo ha spesso chiamato a consulto. Questa lunga intervista ha l'andamento di una spy-story mozzafiato. I protagonisti sono quelli che tutti conosciamo, da Andreotti a papa Wojtyla, da Berlusconi a Bernabè, a Geronzi (di cui traccia un ritratto impietoso) e alle vicende di Mediobanca...

BISIGNANI SCRIVE UN ROMANZO SULLA VITA NEI GIORNALI - Nel corso della presentazione del libro a Milano, è stato annunciato che Bisignani sta lavorando a un romanzo, che si intitolerà "Il direttore", e che sarà dedicato alla vita all'interno delle redazioni giornalistiche...

 

 

LEGGI IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT IL CAPITOLO "IL POTERE DEI SERVIZI SEGRETI - BEPPE GRILLO, GLI AMERICANI E LA POLITICA ITALIANA"

(per gentile concessione di Chiarelettere)

 

CRIMI, NESSUNA REPLICA A BISIGNANI... NON LA MERITA

"Nessuna replica...Non la merita". Cosi' il presidente dei senatori del Movimento Cinque Stelle, Vito Crimi, risponde a chi gli chiede un commento al contenuto del libro intervista di Luigi Bisignani, 'L'uomo che sussurra ai potenti'. In un passaggio, infatti, Bisignani parla di Beppe Grillo e dei suoi rapporti con alcuni diplomatici e agenti Usa che ne avrebbero favorito la corsa. E, come controprova, cita l'incontro avuto dallo stesso Crimi e da Roberta Lombardi con l'ambasciatore americano David Thorne all'indomani delle elezioni.

Servizi segreti, un tema che da sempre la appassiona. Bisignani, qui ci deve stupire.
L’intelligence, se è fatta bene, non si vede. Però se ne possono intuire molte mosse, specie quando chi le compie lascia traccia.


Ce n’è qualcuna che l’ha colpita di recente?
Il modo in cui i servizi americani stanno «attenzionando» Beppe Grillo e il suo movimento. Centinaia di informative, leaks, come si usa dire dopo Assange, rapporti sui 5 Stelle e sulla loro attività.

Sa qualcosa o sta solo insinuando?
A pensar male si fa peccato, come dice Andreotti, ma quasi sempre si indovina. Mi sembra di rivedere il film con cui alcuni diplomatici Usa accompagnarono la corsa di Antonio Di Pietro all’epoca di Mani pulite.

Caspita. Per dirla alla Marlon Brando di Apocalypse Now, «adoro l’odore del napalm al mattino».
Niente napalm. Tutto parte dal protocollo numero C17586026, che sigla il primo documento sul MoVimento 5 Stelle. Destinatari: il Dipartimento di Stato e altri uffici governativi di Washington. Stiamo parlando di una informativa redatta nel 2008, quando il fenomeno Grillo era ancora di là da esplodere.

Di cosa si tratta?
Del resoconto di un pranzo tra Beppe Grillo e alcuni diplomatici e agenti americani. Un fatto anomalo per uno che
in Italia rifiuta ogni contatto.

Tutto di nascosto, immagino.
Il contenuto del dispaccio firmato dall’ex ambasciatore Ronald Spogli è stato rivelato da «La Stampa» nel febbraio 2013. Grillo ha replicato: «Non avrei voluto dire nulla, l’avevo promesso a Spogli». Avendo avuto anch’io il dispaccio in mano, c’è qualcosa che andrebbe approfondito.

Cosa?
Quando è stato declassificato dall’intelligence per permetterne la pubblicazione nel rispetto del Freedom of Information Act, sono stati chirurgicamente occultati quasi tutti i destinatari «sensibili», tra cui, oltre alla Casa bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia, c’è da scommetterci ci fosse il Dipartimento dell’energia e la National Security Agency (Nsa), che si occupa soprattutto di terrorismo informatico.

Cosa c’entrano questi due ultimi indirizzi?
Agli americani è noto il rapporto strettissimo che Grillo ha con due loro vecchie conoscenze. Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, considerato il suo più grande suggeritore su tematiche energetiche e ambientali non politically correct, in contrasto cioè con la linea ecologista che viene attribuita al movimento. E soprattutto Umberto Rapetto, un ex colonnello della guardia di finanza.

Solo conoscenze?
Direi grandi amici... Pensi che Rapetto, piemontese di Acqui Terme, più di vent’anni fa suonava in una bluesband accanto al comico genovese. Mentre Maranzana, nell’aprile del 2013, era sulla barca a vela con Grillo quando il comico, entrando nel porto di Trieste, fu contestato per la prima volta.

Amici solo di Grillo o anche degli americani?
Rapetto anche degli americani, di sicuro. Di un’intelligenza fuori dal comune, Rapetto ha frequentato anche la scuola dei paracadutisti negli Stati Uniti. E per un suo precedente incarico di capo del Gat, il Gruppo anticrimine tecnologico della guardia di finanza, è considerato uno dei più importanti esperti al mondo. Come tale era molto consultato tra le agenzie di intelligence Usa. Rapetto ora lavora per Franco Bernabè in Telecom. Maranzana invece è «attenzionato» da sempre perché, tra l’altro, molto polemico con le tesi portate avanti sull’ambiente da Al Gore.

Torniamo al documento. Quando è avvenuto l’incontro?
Non conosco il giorno esatto, ma l’informativa sull’incontro spedita al Dipartimento di Stato a Washington dall’ambasciata americana a Roma, a firma dell’ambasciatore Spogli, porta la data del 7 marzo 2008. Si intitola «Nessuna speranza per l’Italia. Un’ossessione per la corruzione». Una frase che evidentemente per loro sintetizza il «Grillo pensiero». Con ogni probabilità quel documento è finito sulla scrivania di Barack Obama.

Come si struttura il documento?
Sono sedici punti che riassumono la filosofia di Grillo, evidentemente il frutto di quel pranzo e di altre conversazioni, con molti commenti degli americani a margine. Scrivono che i loro uomini presenti all’incontro «quasi istintivamente disconoscono la validità del suo messaggio». Ma si capisce che gli stanno addosso e per non sbagliare riportiamo per intero la conclusione. «Molte idee di Grillo sono utopiche e irrealistiche. Ma a dispetto della sua visione politica incoerente, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica non rappresentata altrove. La sua miscela fatta di spumeggiante umorismo, supportata da dati statistici e ricerche, fa di lui un credibile interlocutore per capire dal di fuori il sistema politico italiano.» C’è anche un altro episodio rivelatore di questo filo diretto dei grillini con gli Usa.

Non c’è niente da fare. Grillo ha un debole per giornali e politici stranieri.
All’indomani delle elezioni politiche del febbraio 2013 una delegazione capeggiata dai due capigruppo in parlamento, Vito Crimi e Roberta Lombardi, è andata a omaggiare l’ambasciatore David Thorne. Lo stesso che, parlando agli studenti del liceo romano Visconti nel marzo del 2013, ha pubblicamente lodato il nuovo movimento come motore necessario per le riforme di cui ha bisogno l’Italia.

Se è per questo anche la finanza americana ha avuto per Grillo parole di elogio.
Le ha espresse un pezzo da novanta della banca d’affari Goldman Sachs, considerato uno dei re mondiali dei cambi, Jim O’Neill, un banchiere di relazioni straordinarie, soprattutto in Cina. O’Neill è da sempre convinto assertore che l’euro sia un freno per la crescita. Lui forse vede nei grillini il grimaldello per scardinare la costruzione europea.

In effetti ha fatto scalpore che una banca così istituzionale si  sia esposta in quel modo.
Infatti si sono scoperti troppo, tant’è che pochi giorni dopo Goldman Sachs ha dovuto fare un parziale dietrofront.

Se due indizi fanno una coincidenza, tre fanno una prova.
Bravo a citare Agatha Christie, vedo che qualche sospetto viene pure a lei. Ma non basta.

Cos’altro c’è?
Oltre alla Goldman Sachs, anche un altro guru del capitalismo americano lavora a destabilizzare l’euro. Ed è George Soros, il finanziere ungherese naturalizzato statunitense e da sempre finanziatore, con il suo Soros Fund Management e con l’Open Society Institute, dei nuovi movimenti: dalla Polonia con Solidarność negli anni Ottanta alla Cecoslovacchia con Charta ’77, fino alla Rivoluzione delle Rose in Georgia.

E che c’entra Soros con Grillo?
Sarà pure un caso, ma l’unico studio scientifico di decine di pagine fatto finora sul MoVimento 5 Stelle nel febbraio del 2013 è stato commissionato al think tank inglese Demos. Il supporto è stato dato proprio dalla Open Society di Soros.

A proposito. Siamo solo all’inizio della legislatura. Per lei come si stanno muovendo i grillini dentro al Palazzo?
Come polli in batteria: nei primi giorni li hanno chiusi tutti insieme nel salone della Regina di Montecitorio, con tre commessi che non consentivano a nessuno di entrare. Si dovevano conoscere tra di loro.


Un po’ come fu per gli esordi romani della Lega.
Sbaglia. Lì c’era Umberto Bossi. Erano pochi, e c’era un capo assoluto che li aveva scelti uno per uno e li comandava a bacchetta.
 

Perché Grillo cos’è?
Un capo che la gran parte dei parlamentari eletti ha conosciuto solo via internet, per questo i suoi si muovono disordinatamente. Tant’è che sulle prime nomine importanti le vecchie volpi del parlamento hanno imbrogliato le carte.
 

Cioè?
Anziché, come i grillini pretendevano, dare loro il questore alla Camera, carica dotata di un vero potere di controllo, hanno concesso quello del Senato, molto meno importante. E i 5 Stelle si sono accontentati della vicepresidenza di Montecitorio, dove di fatto il potere è esiguo.

(continua in libreria, dal 30 maggio...)

 

LE ALTRE RIVELAZIONI...

PER ANDREOTTI C'ERA IL KGB DIETRO LE STRAGI DI MAFIA

I motivi dell'uccisione di Giovani Falcone e Paolo Borsellino vanno cercati lontano da Palermo e dalla Sicilia. Ne era convinto Giulio Andreotti, secondo il quale i motivi di quelle stragi "erano da cercare tra Mosca e Roma". Lo riferisce Luigi Bisignani nel libro intervista scritto da Paolo Madron, 'l'uomo che sussurra ai potenti', nel quale, ad Andreotti e' dedicato un intero capitolo 'il divo'. Andreotti era convinto "che Falcone sarebbe stato eliminato perche' collaborava a una spinosa indagine della magistratura russa sui finanziamenti del Kgb al Partito comunista".

Nel libro, Bisignani, per corroborare la tesi di Andreotti tira fuori un dispaccio scovato dalla fondazione Craxi negli archivi del Kgb: "e' un documento che risale al 1982 e che illumina sui rapporti economici tra il partito comunista sovietico e quello italiano". Il faccendiere ricorda anche che Falcone avrebbe dovuto incontrare, due giorni dopo la strage, il procuratore penale di Mosca Valentin Stepankov, che voleva parlare con lui dell'inchiesta di cui era titolare, che indagava sui fondi segreti con cui il kgb , attraverso banche di San Marino, pagava i suoi informatori. "Andreotti - sottolinea Bisignani - era certo che da li' bisognasse partire per capire meglio la strage, e su questo concordava anche Francesco Cossiga. Il quale era al corrente dell'iniziativa di Falcone". Le prove di questo starebbero in dei telex tra Falcone e il magistrato russo, di cui Andreotti aveva conservato una copia e che "erano chiarissimi: portavano la dicitura finanziamenti del Pcus al Partito comunista italiano". Su questo, secondo Bisignani "la sinistra ha sempre taciuto ma ora credo che dovra' fare i conti con Piero Grasso, per anni capo della procura antimafia, ora presidente del senato". Tra i primi atti ha chiesto l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulle stragi.

ALFANO E SCHIFANI TRAMARONO CONTRO IL CAVALIERE

Una 'congiura' contro Silvio Berlusconi sarebbe stata tramata da Angelino Alfano e Renato Schifani che "lavoravano alla costituzione di una nuova alleanza senza Berlusconi". Ne parla nel suo libro 'L'uomo che sussurra ai potenti', Luigi Bisignani, che intervistato da Paolo Madron parla di quando il cavaliere decise di ricandidarsi alle ultime politiche. L'idea che Berlusconi "dovesse scendere nuovamente in campo e metterci la faccia" fu di Verdini che gli disse chiaramente di smetterla di tentennare e "anche Gianni Letta se ne convinse".

'Ma in mezzo a quel consesso - chiede indirettamente Madron nel libro - c'erano gia' molti Giuda pronti a tradirlo....'. "Piu' che di tradimento vero e proprio parlerei di piccoli uomini creati da Berlusconi dal nulla e improvvisamente convinti di essere diventati superuomini - risponde Bisignani - Il primo che mi viene in mente e' Renato Schifani, avvocato della provincia di Palermo, ex presidente del Senato. Con Angelino Alfano, altro siciliano, lavoravano alla costituzione di una nuova alleanza senza Berlusconi". Le frecciatine per il nuovo ministro dell'Interno non si contano: "Una volta incoronato nell'estate del 2011, contro il parere di tanti, Alfano ha pensato a costruire un monumento a se stesso. Se ne stava chiuso nell'ufficio bunker in via dell'Umilta'. Passava piu' tempo con i giornalisti, su Facebook e Twitter che con i parlamentari". Poi risvolti privati: "Alfano ha una vera mania per i giochini sul cellulare, cui non rinuncia neanche durante le riunioni. E poi ha la debolezza di consultare sempre l'oroscopo e di regolare le giornate in base a quel che c'e' scritto". Tornando alla politica e al piano per 'mollare' il Cavaliere, Bisignani spiega che Alfano comincio' a muoversi nel momento in cui per Berlusconi iniziava la fase piu' aspra di nun calvario politico e giudiziario". Inizialmente Alfano cerco' la sponda di Pier Ferdinando Casini, il quale in rewalta' lo ha sempre illuso. Ma la sua corte cerco' di costruirsela incontrando parlamentari nella casa dei Parioli che Ligresti gli aveva fatto avere in affitto. E in piu' stringendo un asse con Roberto Maroni che preconizzava la morte civile del Cavaliere e l'investitura di Alfano come nuovo leader".

BERLUSCONI CORTEGGIO' IN TUTTI I MODI RENZI

Scenari politici, economici, trame e anche corteggiamenti. Nel libro di Luigi Bisignani 'L'uomo che sussurra ai potenti', presentato questa mattina a Milano, il faccendiere parla dell'interesse, ovviamente politico, di Silvio Berlusconi per il sindaco di Firenze Matteo Renzi. "Lo ha corteggiato in tutti i modi - dice il faccendiere -. Nei sondaggi riservati Renzi volava, tanto che Berlusconi non si sarebbe mai ributtato nella mischia. Solo Bersani - ha spiegato - fece finta di non accorgersene, mobilitando tutto l'apparato del partito per batterlo alle primarie. E scavandosi cosi' la fossa".



 

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