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Culture
La dimensione meditativa dei lavori di Wolfgang Laib
Laib, The Rice Meals , 1983

di Simonetta M. Rodinò

L’arte come sfida verso tutto. L’arte in antitesi con la rapidità del nostro tempo. Per Wolfgang Laib il rituale gioca un ruolo centrale in ogni sua opera.   Il 67enne artista è ospite, da domani, con una personale al LAC - Lugano Arte e Cultura del centro cantonale della Svizzera italiana.

La rassegna raccoglie 50  tra fotografie in bianco e nero, sculture di cera, marmo e latte, disegni a pastello e installazioni, che ripercorrono l’iter delle sue speculazioni creative.  Si apre con le immagini  realizzate dall’autore tedesco durante i suoi viaggi in Europa e in Asia.  Foto che permettono di capire alcune forme archetipe dense di valenze simboliche.

Legato alla spiritualità orientale e ispiratosi agli insegnamenti dell’antico filosofo taoista Lanzi, Laib torna alla radice dell’universo e utilizzando solo elementi  - insoliti - naturali come riso, polline e cera d’api propone un ritorno alla semplicità. Un’arte spirituale, simbolo di una ricerca di equilibrio e armonia.

Durante i mesi primaverili e d’estate raccoglie pollini, tra cui il dente di leone, la nocciola, il pino, il ranuncolo e vari tipi di muschi, dai campi che circondano la sua casa, un piccolo villaggio della Germania del sud; località sostituita per alcuni mesi all’anno da una casa-studio nell’India meridionale.

Nel 1975 Laib crea la sua prima “Milkstone”, una lastra di marmo chiaro la cui superficie leggermente incavata è ricoperta di latte: più di tre litri che devono essere cambiati ogni 24 ore perché il liquido non danneggi il bianco della pietra.

Dal 1977 comincia una nuova pratica rituale destinata a diventare forse la sua più tipica: la raccolta dei pollini più diversi, secondo la fioritura e le stagioni, che vengono setacciati sul pavimento, disegnando rettangoli dai bordi sfumati.

La natura effimera di questo elemento, quintessenza di energia spirituale, che si disperde nell’ambiente e sparisce, rimanda ai mandala di sabbia colorata dei monaci tibetani - poi distrutti, a simboleggiare l’impermanenza del mondo materiale -, ma fa anche riflettere sulla precarietà della creazione artistica e la sua temporaneità rispetto a ciò che ci circonda.

All’inizio degli anni ottanta i viaggi in estremo oriente, dall’India alla Cina, da Sumatra a Hong Kong, acuiscono la sensibilità dell’artista verso la riflessione sui tempi lunghi dell’opera e sulla sua dimensione meditativa e intima.

Al ritorno da un lungo viaggio in India, associa un nuovo elemento, il riso, a nove piatti di ottone; l’anno seguente nascono le Rice Houses, strutture di marmo bianco a forma di tetto circondate da mucchietti di chicchi.

E ancora… ecco l’imponente ziggurat (“Es gibt keine Anfang und kein Ende”, 1999) in legno e cera d’api: la scultura alta oltre sei metri è una piramide a gradoni che evoca una montagna stilizzata e insieme il tempio arcaico sumerico.

Immanenza e trascendenza si fondano nella sua poetica. La dimensione estetica è nutrita da pensieri mistici e filosofici. Ciascuno li interpreti come crede. Del resto, più si tenta di attribuire parole, più il significato appare elusivo.

 

Wolfgang Laib

LAC Lugano Arte e Cultura - Piazza Bernardino Luini 6 -   Lugano - Svizzera

3 settembre – 7 gennaio 2018

Orari: martedì - domenica: 10:00 – 18:00  giovedì aperto fino alle 20:00

Ingressi: intero: chf 15. - Ridotto: chf 10.- Gratuito: <16 anni e ogni prima domenica del mese

Infoline +41 (0)58 866 4230 

Catalogo: Edizioni Casagrande

www.masilugano.ch

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wolfgang laib
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