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Culture
La Gazza, da fenomeno web a scrittrice: il suo libro per "innamorate anonime"

"C’è un punto maledetto oltre il quale non si dovrebbe andare. Accade quando si mette da parte l’amore per se stesse". Così Sara Gazzini - "La Gazza" per gli oltre 100mila fan che la seguono sul web - spiega ad Affaritaliani.it che cosa vuol dire vivere rapporti con l'altro sesso che fisicamente o emotivamente ci creano delle dipendenze. Questo è il tema del suo libro "C'è chi dice di volerti bene" (Ed. HarperCollins), una commedia ironica e agrodolce dedicata a tutte le donne che hanno problemi in amore e sono in cerca di un aiuto.

Il racconto si svolge tutto in una sola sera, in cui otto perfette sconosciute si riuniscono in un garage alla periferia di Firenze per condividere le loro pene sentimentali: sono le "Anonymous lovers", le "innamorate anonime" che hanno passato la selezione per partecipare all'avvio di un "centro sperimentale". I ricordi e le confidenze scorrono veloci tra le pagine del libro ed è facile immedesimarsi nelle avventure di Caterina, Sveva, Giulia e delle altre protagoniste. A guidarle è la love coach che istituito questi "giovedì di terapia di gruppo" per salvare le innamorate anonime, riportando la razionalità nei loro cuori infranti e insegnando loro lo spirito di autoconservazione.

Come nasce questo libro?

"Sicuramente dal mio amore e dalla mia passione per la scrittura. Due anni fa ho creato una pagina su Facebook, “La Gazza”, un po’ per assecondare questa mia grande passione, un po’ per trovare un momento di condivisione, di tenerezza, di ascolto e di conforto, con coloro che gradatamente hanno iniziato a leggermi. Mai avrei pensato certo che i miei pensieri avrebbero trovato tanto riscontro. Così tanto da arrivare a una casa editrice e convincerla a contattarmi per scrivere un romanzo. Il libro nasce così, da un desiderio che per una volta ha trovato la sua realizzazione".

foto Sara Gazzini
 

Quando sesso e amore causano una dipendenza tale da condizionare tutta la vita?

"Quando esattamente è difficile stabilirlo, anche perché se fosse possibile, probabilmente si farebbe in modo di non arrivare a quel punto, anzi di starvi ampiamente lontani. Sesso e amore non sono la stessa cosa. Possono esserlo o meglio possono andare di pari passo in modo da creare un rapporto completo ed allora ben venga, ma troppo spesso non è così. Allora ci ritroviamo a vivere rapporti che fisicamente o emotivamente ci creano delle dipendenze. Solitamente certe tipologie di relazioni fanno capo anche ad altrettante tipologie di uomini (e di donne) che io in questo romanzo ho cercato di descrivere. Consapevole di quanto sia difficile la classificazione, ma altrettanto consapevole di quanto sia frequente rimanerne sedotte. C’è un punto maledetto oltre il quale non si dovrebbe andare. Accade quando si mette da parte l’amore per se stesse. Il guaio sta nell’incapacità di riconoscerlo o peggio credere di poterne uscire in ogni momento. Come per ogni dipendenza, del resto".

Come capirlo e come se ne può uscire?

"Se ne esce solo e soltanto con la consapevolezza, con la padronanza di sé, con la coscienza dell’equilibrio e dei limiti oltre i quali si arriva a perderlo. Purtroppo sovente quei limiti, quelle linee di tolleranza, ci convinciamo di essere in grado si spostarle. In realtà non è cosi. Proviamo ad accettare solo per la voglia di arrivare ad avere ciò che vogliamo. Ognuno è come è e, come detto, non deve andare mai oltre il rispetto della propria persona . Questo è primario e va ricordato. Amarsi per amare, dovrebbe essere così".

Quanto i social hanno influito su queste dinamiche?

"Il social è perverso, da ogni punto di vista. Se da un lato, forse, ci ha aiutato a sbugiardare il tipo che altrimenti l’avrebbe fatta franca per mesi e mesi, perché coi suoi movimenti on line magari ci ha dato la certezza, di un tradimento, d’altro canto ci ha anche condannati ad una visione delle cose che a tutto corrisponde tranne che alla realtà. Si tende a dare alla virtualità un’importanza che non ha, a sostituire la conoscenza diretta con quella che si realizza sul web, a dare a certe manifestazioni social un potere maggiore rispetto ai fatti. Dimenticando che poi ciò che conta non è quello che si dice, né tanto meno quello che si scrive, ma ciò che si fa".

Nell'era pre-internet la dipendenza amorosa era meno frequente o meno pericolosa?

"Forse, e dico forse, solo meno pericolosa, nel senso che l’utilizzo dei social non fa che amplificare certi stati emotivi, accentuandoli e trasformandoli in abitudini difficili da abbandonare. Sulla frequenza però non credo sia cambiato niente oggi rispetto a un tempo. L’amore la dipendenza la crea e la crea da sempre perché è insita in questo sentimento tanto complicato quanto meraviglioso. Dipendere da un bacio di qualcuno ci confonde, ma in fondo è ciò che da sempre ci innamora. Certo la possibilità, fondamentalmente, di essere sempre in contatto tramite il mondo virtuale, la possibilità di pensare di poter cogliere attraverso il social ogni sfumatura dell’altro, di arrivare a controllarlo in ogni suo gesto, crea una dipendenza che senza dubbio quando ci si limitava alla telefonata col gettone dalla cabina telefonica (ora esagero ma è cosi) certamente non si creava".

Che cos'è lo spirito di autoconservazione in amore?

"È quello che in amore ti salva o ti dovrebbe salvare. Quello che dovrebbe tracciare la soglia della famosa dipendenza. Certo, anche per questo spirito di autoconservazione, è difficile segnare dei confini che ti consentano di proteggerti ma non di sconfinare nella paura. L’autoconservazione è l’amore per se stessi, che non deve essere mai messo da parte per fare posto a quello per un'altra persona. Tuttavia, ripeto, non bisognerebbe fare neppure l’errore opposto. Porre anche troppi limiti a volte non ci risparmia dalla sofferenza ma ci allontana solo dalla felicità".

Qual è il giusto equilibrio tra lasciarsi andare alle emozioni senza cadere nella dipendenza, riflessione con cui si chiude il libro?

"Il giusto equilibrio è appunto un limite invalicabile dato dal rispetto del proprio io. È quello che poi ti fa vivere una storia nella serenità e non nell’angoscia. Quello che ti fa sentire apprezzata e non violentata nei sentimenti e nelle aspettative, che non ti “costringe” a barattare cento giorni di lacrime per un’ora di gioia. Sempre grazie all’equilibrio troviamo nell’altra persona la completezza e non la dipendenza e scegliamo ogni giorno di vivere vicino a chi magari non è fisicamente vicino a noi, ma decide di esserci. E soprattutto l’equilibrio ci fa scegliere ogni giorno non chi dice di volerti bene, ma chi lo fa".

 

L’autrice

Sara Gazzini, nata a Firenze (1976), lavora in banca, e ha molto seguito on line. Le sue pagine “La Gazza” su Facebook, Twitter e Instagram sono apprezzate: oltre 100.000 fan su Facebook, ogni suo post raggiunge oltre 2 milioni di visualizzazioni, 54.000 like e 18.000 condivisioni. Ha due figli, un cane, un gatto e un ex-marito. On line ovunque, a tratti anche nella vita, collabora con radio RDF 102.7, dove ha la sua striscia settimanale “Gazza ci cova”

 

cover Gazzini alta
 

 

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