Vi capita mai di arrossire al posto di un altro che magari per ingenuità, per inconsapevolezza di ciò che dice o che fa, non si vergogna per niente? A me è capitato qualche giorno fa nella sala d’attesa del dentista. Giusto qui, mi può capitare di sfogliare il settimanale Tempi. Era una copia del 21 ottobre 2013, e il rossore mi è salito al viso leggendo una lettera di Costanza Miriano per papa Francesco. L’ho ritrovata su Internet, e ancora una volta non ho potuto fare a meno di vergognarmi al posto dell’ingenua (non è un eufemismo) giornalista. Ho pensato anche: “Chissà se leggendola papa Francesco non avrà provato il mio stesso imbarazzo?”. Ne trascrivo alcune righe, con brevi commenti, forse superflui, giacché si commentano da sole.
“Caro Papa, le vere rivoluzionarie sono le donne che vogliono, come Maria, servire, non quelle che chiedono maggior potere nella Chiesa”. Intanto vale la pena ricordare che Maria non fu serva più di quanto lo fossero tutte le donne della Palestina. Sebbene Maria rispondesse all’angelo del Signore: “Ecco la serva del Signore, si faccia di me come hai detto tu” (Lc 1,38), il suo non fu un atto di sottomissione. L’angelo venne ad annunziarle un regalo bellissimo da parte del Signore, e lei accettò. Accettare un meraviglioso regalo divino non è atto di sottomissione. E’ un grande privilegio. Riguardo al “maggiore potere”: maggiore di quale? Ma non si tratta di potere, gentile Costanza Miriano, si tratta di libertà. Si tratta d’essere liberi di pensare e di agire.
Ed ecco le parole che mi hanno fatto arrossire e innervosire ad un tempo: “Le scrivo a nome, credo, delle settantamila donne che hanno letto i miei libri… Tutte mi dicono che da quando qualcuno ha ricordato loro quanto è bello essere docili e accoglienti amano di più il loro marito e se ne lasciano guidare”. Ho pensato alla sottomissione di certi animali verso altri animali della stessa specie: al lupo sottomesso che tiene la coda bassa e lecca il muso al lupo dominante del branco. Gentile Costanza Miriano, io non vorrei mai accanto a me una donna sottomessa che si lascia guidare. I bimbi hanno bisogno d’essere guidati. Persino i cani troppo docili mi danno fastidio. Ed ecco la ciliegina sulla torta: “Tante mi scrivono che da quando cercano di essere sottomesse al marito, come la Chiesa a Cristo, lui ha cominciato piano piano a morire per loro, un po’ per giorno, cercando di imitare Cristo”. Si può? Sì, sono certo che anche papa Francesco si sarà sentito in imbarazzo. E non è finita: “Noi donne al servizio della vita non vogliamo contare di più, né tanto meno diventare cardinali: non ne abbiamo tempo, dobbiamo crescere i nostri figli!”. Qui, Costanza Miriano, considerando tutte le donne uguali a se stessa, ha dimenticato tutte le donne che trovano il tempo da dedicare anche ad altro oltre che ai figli, e tutte le donne che non si sposano, nonché tutte le suore che tempo a disposizione ne hanno e, tranne rarissime eccezioni, non hanno figli da crescere.
