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Culture
Le muse orfane di Bouchard a teatro, regia di Zuccari

Teatrovivo.

di   Lucilla Noviello

La perdita, l’abbandono, lo sviluppo e la ricerca di sé nell’altro: un particolare dramma sull’amore e sulla crescita.

Dalla penna di un drammaturgo canadese contemporaneo  molto premiato ma poco rappresentato in Italia – come accade purtroppo molto spesso – Le muse orfane di Michel Marc Bouchard è in scena al Teatro Studio Argot di Roma fino al 19 febbraio e poi in tournè, diretto e interpretato da Paolo Zuccari insieme con Antonella Attili, Stefania Micheli, ed Elodie Treccani. L’opera teatrale descrive l’incontro e la vita di tre sorelle e un fratello  che in modo personale e molto differente ognuna dall’altro vivono l’esperienza dell’abbandono da parte della loro madre.

Sono passati molti anni dal giorno in cui la donna, un tempo giovane, suonatrice di organo e appassionata, li ha lasciati a fantasticare sulla sua possibile morte o vita di balli e d’amore in Argentina con un uomo con cui ha tradito il marito - scandalizzando il paese e di fatto impedendo un normale sviluppo ai figli restati per sempre lontani da lei. L’immaginazione del maschio – che mai ha edipicamente superato la sua scomparsa – o quella della femmina più piccola – il cui sviluppo mentale è rimasto in una fase infantile – si interseca con l’educazione falsamente puritana della figlia maggiore e di quella emigrata in America a fare il soldato, rifiutando l’amore eterosessuale e probabilmente anche qualsiasi idea di coppia.

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La regia lineare e realista di Paolo Zuccari – in questa rappresentazione – lascia agire i personaggi. Non abbellisce il testo di Michel Marc Boucard o l’azione che l’autore descrive ma ne rispetta i ritmi, facendo così facilmente trasudare ogni momento scenico non solo di leggera sensualità, ma anche di quella contraddizione particolare che distingue ogni personaggio di quest’opera. Spaziando da Luigi Pirandello a Garcia Lorca – tanto per scomodare due riferimenti teatrali noti – la messa in scena, la recitazione misurata ma che a volte sottolinea l’aspetto dubitativo del pensiero, evidenzia gli aspetti di una crescita mancata dell’individuo, le cui cause, oltre che sociali, spesso sono da ricercare nei molteplici e sottili ingranaggi dei rapporti interpersonali.

Gli attori sono bravissimi nell’interpretazione di queste figure ambigue, frustrate, indecise ma al tempo stesso affettuose, sebbene sempre confuse non solo nell’idea del bene e del male, dell’agire o del restar ferme, ma anche più semplicemente nel dichiarare o no i propri sentimenti. Attraverso un espediente di  rievocazione del ricordo – in una sorta di recita personale, a esclusivo privato consumo, di teatro nel teatro – provano ad essere interpreti della propria coscienza e verità. Ma poiché, come possiamo immaginare, la verità è un’idea solo da cercare, che si trova sepolta nella pentola d’oro là dove finisce l’arcobaleno, troveranno nuovamente costumi e recite. E resteranno tristi. Poco liberi. Anche nella fuga.

Le muse orfane di Michel Marc Bouchard. Regia di Paolo Zuccari. Con Antonella Attili, Stefania Micheli, Elodie Treccani, Paolo Zuccari. Al Teatro Studio Argot di Roma fino al 19 febbraio e poi in tournè in tutta Italia.

 

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