L’inizio di una stagione teatrale porta con sé una carica di aspettativa tutta particolare; quando poi il sipario del Teatro delle Muse “Franco Corelli” si solleva su un’atmosfera frizzante e inusuale, la magia del palco si diffonde nella nella gremita.
La Fondazione Teatro delle Muse — istituzione centrale nel panorama culturale marchigiano sostenuta dal Comune di Ancona e dalla Regione Marche — ha inaugurato la Stagione Lirica 2026 con un titolo che ha saputo spiazzare e divertire fin dal primo istante. Niente atmosfere cupe o tragedie dall’epilogo amaro; la scelta è caduta su L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, un capolavoro del repertorio buffo e giocoso che ha saputo regalare leggerezza, risate contagiose e un’accessibilità immediata a una platea straordinariamente variegata.
Il percorso di avvicinamento al debutto ha vissuto momenti di intensa partecipazione. Dopo le iniziative preparatorie, i laboratori e le dirette streaming social curate dal direttore artistico Vincenzo De Vivo per mostrare i segreti del dietro le quinte, la risposta del pubblico giovane è stata entusiasmante: l’anteprima di mercoledì 30 settembre ha registrato un vero e proprio sold out di studenti universitari dell’UNIVPM e ragazzi delle scuole, trasformandosi nel preludio ideale per la grande serata d’inaugurazione di venerdì 2 ottobre.
In una sala al completo in ogni ordine di posto — dove si notavano anche turisti stranieri visibilmente coinvolti e divertiti dalla trama lineare e dall’espressività dell’allestimento — la prima si è trasformata in un autentico trionfo di sorrisi, partecipazione e calorosi applausi.

A firmare la regia, le scene e le luci di questo nuovo allestimento targato Fondazione Teatro delle Muse è Giuseppe Dipasquale, figura ben nota della drammaturgia italiana, già direttore dello Stabile di Catania e oggi alla guida di Marche Teatro.
Dipasquale ha scelto di ambientare le vicende di Nemorino e Adina all’interno di un pittoresco ranch americano, rileggendo il capolavoro donizettiano attraverso un’irresistibile chiave country che ha dato nuova linfa al meccanismo comico.
Ad impreziosire visivamente lo spettacolo sono stati i costumi curati da Stefania Cempini, creativa anconetana con un solido background nella moda e nel teatro sperimentale, che dal 1999 collabora regolarmente con Marche Teatro rendendo ogni produzione lirica un capolavoro di styling contemporaneo.
La vicenda — nata dal libretto di Felice Romani e debuttata a Milano nel 1832 con ben trentadue repliche consecutive — ruota attorno alle pene d’amore del timido contadino Nemorino, innamorato della ricca ed erudita Adina. L’arrivo del ciarlatano Dottor Dulcamara e del suo presunto filtro magico (un semplice bottiglione di vino bordolese) innesca una girandola di equivoci, sfide con il sergente Belcore e gelosie, fino al lieto fine e al definitivo trionfo dell’amore sincero.

In scena, un cast affiatato di giovani interpreti ha conquistato la sala con un evidente talento vocale e recitativo. Nel ruolo di Nemorino ha svettato il tenore Giuseppe Infantino — già applaudito ad Ancona come Pinkerton —, il cui timbro limpido e la travolgente presenza scenica hanno strappato ovazioni, culminate in un’interpretazione da brividi dell’emblematica aria Una furtiva lagrima.
Accanto a lui, il soprano Maria Laura Iacobellis ha dato vita ad un’Adina aggraziata e di eccezionale controllo belcantistico. Il baritono Vittorio Prato, nome di rilevanza internazionale e punto di riferimento per il repertorio del primo Ottocento, ha tratteggiato un Belcore spavaldo e ironico; l’esuberante Dulcamara di Maharram Huseynov — formatosi all’Accademia d’Arte Lirica di Osimo e reduce da collaborazioni con Riccardo Muti — ha fatto ridere a crepapelle la platea con la sua mimica impeccabile. A completare la squadra, la spigliata Giannetta di Eleonora Boaretto.

Nel solco di questa freschezza interpretativa si inserisce la direzione d’orchestra affidata al talentuoso Aram Khacheh. Il maestro classe 1997, vincitore del Premio della Critica al Concorso Cantelli 2024, ha guidato l’Orchestra Sinfonica “G. Rossini” di Pesaro e il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” con un gesto dinamico, calibrando i tempi comici con precisione metronomica e staccando sonorità trasparenti e brillanti.
Dopo il debutto della prima e la replica domenicale del 4 ottobre, la programmazione lirica del Teatro delle Muse si proietta già verso il prossimo appuntamento di dicembre: una stimolante proposta che affiancherà A Giacomo Leopardi all’opera Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, confermando Ancona come una delle capitali più vivaci e coraggiose della produzione teatrale italiana.
I crediti di tutte le immagini sono di Giorgio Pergolini


