Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Culture » “Lo straniero”: Ozon riporta al cinema il nichilismo di Camus e la sorte a cui è destinato chi è incapace di conformarsi

“Lo straniero”: Ozon riporta al cinema il nichilismo di Camus e la sorte a cui è destinato chi è incapace di conformarsi

Al Cinema Gabbiano di Senigallia la possibilità di vedere questo e tutti gli altri film in programmazione in lingua originale

“Lo straniero”: Ozon riporta al cinema il nichilismo di Camus e la sorte a cui è destinato chi è incapace di conformarsi

Il ritorno di François Ozon dietro la macchina da presa nel 2026 con Lo straniero

Il ritorno di François Ozon dietro la macchina da presa nel 2026 con Lo straniero (L’Étranger) non rappresenta soltanto un ulteriore adattamento di un classico della letteratura mondiale, ma si configura come un’operazione culturale necessaria e quanto mai contemporanea.

Presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha riscosso un successo critico travolgente prima di approdare nelle sale italiane distribuito da Academy Two, il film si confronta con il mostro sacro della letteratura francese del Novecento.

Il romanzo di Albert Camus, pubblicato originariamente nel 1942 sotto l’occupazione nazista, ha scardinato i canoni della narrazione internazionale introducendo il concetto di “assurdo” e trasformando il protagonista Meursault nell’archetipo dell’uomo estraneo alla propria esistenza.

Situato nel cuore del ciclo dell’assurdo insieme al saggio Il mito di Sisifo, il testo originale ha sempre rappresentato una sfida impervia per il cinema; se Luchino Visconti nel 1967 ne aveva dato una versione calligrafica e rigorosa, Ozon sceglie oggi una via più viscerale e politica, calando la vicenda in un’Algeria coloniale che non è più solo sfondo abbacinante, ma protagonista di una tensione sotterranea e violenta.

Abbiamo visto il film di Ozon al Cinema Gabbiano di Senigallia in francese con sottotitoli in italiano, grazie all’iniziativa della sala di proporre sempre almeno un giorno alla settimana i titoli in programmazione in lingua originale, al fine di garantire una visione quanto più fedele possibile all’idea dei registi.

Pomeriggi e serate che riscuotono molto successo e richiamano un folto pubblico interessato ad avvicinarsi al cinema “vero”, senza il filtro del doppiaggio.

La trama, pur rimanendo fedele alla sequenza degli eventi camusiani, si accende di una luce nuova grazie alla scelta radicale della fotografia in bianco e nero curata da Manu Dacosse. Questa soluzione estetica non serve a dare un tono nostalgico, quanto a evidenziare il contrasto violento tra il bianco accecante del sole algerino — che nel film diventa un personaggio persecutorio — e il nero delle ombre che avvolgono l’animo imperscrutabile di Meursault.

Il protagonista, interpretato da un Benjamin Voisin che conferma qui una maturità artistica fuori dal comune, uccide un arabo sulla spiaggia senza un movente apparente, se non la pressione fisica del calore e la casualità di un destino indifferente.

“Lo straniero”: Ozon riporta al cinema il nichilismo di Camus e la sorte a cui è destinato chi è incapace di conformarsi

Rispetto alle versioni precedenti, il film di Ozon accentua il divario tra la verità del protagonista e il tribunale sociale che lo condanna non tanto per l’omicidio in sé, quanto per la sua incapacità di piangere al funerale della madre o di simulare sentimenti che non prova.

È qui che risiede il vero significato della pellicola: la condanna inflitta a chi decide di non adeguarsi alle regole del gioco sociale, a chi non accetta di recitare la parte del “buon cittadino” o del “buon figlio”.

Il regista, in una conversazione approfondita con la testata americana Screen Anarchy, ha spiegato con estrema chiarezza la natura di questo conflitto esistenziale che attraversa i decenni senza perdere forza.

François Ozon ha dichiarato che la sua intenzione era quella di esplorare la radicalità dell’onestà: “Volevo che il film mostrasse come la società non possa tollerare un uomo che si rifiuta di mentire sui propri sentimenti; Meursault non è un mostro, ma è il primo cittadino di un mondo che non ha ancora imparato ad accettare il vuoto o l’indifferenza come risposte legittime all’esistenza”.

Questa visione si riflette in una messa in scena dove l’aspetto coloniale emerge prepotentemente; l’assenza di colore permette di leggere meglio le gerarchie di potere dell’Algeria francese degli anni Quaranta, rendendo l’omicidio sulla spiaggia un atto gravido di implicazioni politiche che Camus aveva lasciato più sfumate, ma che Ozon recupera con una sensibilità moderna e pungente.

“Lo straniero”: Ozon riporta al cinema il nichilismo di Camus e la sorte a cui è destinato chi è incapace di conformarsi

Il cast, completato da una luminosa Rebecca Marder nel ruolo di Marie e da Pierre Lottin nei panni del torbido Raymond, contribuisce a creare un’atmosfera carica di realismo.

Benjamin Voisin, parlando della sua immersione nel ruolo ad RSI Cult, ha sottolineato la difficoltà di interpretare un personaggio che si sottrae costantemente all’empatia. L’attore ha osservato che la sfida principale è stata quella di non recitare il distacco, ma di viverlo: “Meursault non è privo di emozioni, semplicemente non possiede il vocabolario sociale per esprimerle secondo i canoni richiesti; per me è stato come interpretare un uomo che guarda la sua vita attraverso il mirino di una macchina fotografica, sempre a un millimetro di distanza dalla realtà”.

Dal canto suo, Rebecca Marder, in un’intervista rilasciata a Numéro, ha offerto una chiave di lettura fondamentale per comprendere il solo vero legame umano intrattenuto dal protagonista, spiegando che Marie rappresenta l’ultima àncora con la bellezza fisica del mondo: “Marie è l’unico personaggio che accetta Meursault per quello che è, senza chiedergli di essere un eroe o un peccatore; lei è la vita che scorre libera, in totale contrasto con la rigidità marmorea del tribunale che cercherà di distruggere lui e tutto ciò che non comprende”.

Il film, prodotto da FOZ e Mandarin Cinéma, ha beneficiato di un’accoglienza al botteghino sorprendente per un’opera così densa e stilisticamente ricercata, superando i 5 milioni di euro di incasso solo in Francia nelle prime settimane e ottenendo ottimi risultati nel circuito d’essai italiano. Oltre al successo di pubblico, Lo straniero ha trionfato ai César 2026, dove ha ottenuto i premi per la Miglior Regia e il Miglior Attore Protagonista.

La forza dell’opera risiede proprio nella sua capacità di trasformare un classico letterario in una riflessione filosofica che tocca i nervi scoperti della nostra contemporaneità: la paura del diverso, l’ossessione per il consenso e la violenza intrinseca in ogni sistema che impone un’emotività performativa.

Ozon firma così un lavoro visivamente sbalorditivo e intellettualmente onesto, capace di restituire la grandezza di Camus senza tradirne l’inquietudine, regalandoci una versione definitiva di un uomo che, pur condannato a morte, trova nella verità del suo disinteresse una forma suprema, seppur tragica, di libertà.